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24.10.12

Legalizzazione, qualcosa si muove. Tranne in Italia


La Francia litiga sulla depenalizzazione della cannabis. La proposta del ministro dell’Istruzione, Vincent Peillon, ha scatenato un vespaio di polemiche. E mentre da destra si ribadisce la linea dura, nel governo è scoppiata la bagarre e al ministro è stato imposto di riallinearsi alla tolleranza zero espressa in campagna elettorale dal presidente Hollande. La realtà dei fatti boccia però senza appello la legge proibizionista del 1970. Nella République, infatti, il consumo di cannabis è tra i più elevati d’Europa ed è in costante aumento il numero di consumatori giovanissimi. Una legge severa e inefficace che, anche Oltralpe, è una delle principali cause del sovraffollamento carcerario. La campagna anti-proibizionista lanciata da importanti esperti e studiosi di dipendenze ha trovato il sostegno anche di magistrati e pubblici ufficiali che vorrebbero concentrare l’impegno delle forze dell’ordine e della magistratura sulla lotta al narcotraffico, piuttosto che sulla repressione dei consumatori che, come in Italia, contribuisce ad ingolfare il sistema giudiziario e carcerario ma con pochi risultati.
Intanto in Gran Bretagna fa discutere una ricerca che dimostra gli alti costi e gli scarsi benefici della lotta ai consumatori di “droghe leggere”, Lo studio è stato diffuso dalla UK Drug Policy Commission, un organismo indipendente, che propone di modificare le norme sul possesso di sostanze illecite per poter risparmiare i soldi che oggi vengono impiegati nella repressione dei semplici consumatori di cannabis e di altre sostanze psicotrope. La UK Drug Policy Commission sottolinea l’aspetto economico della lotte alla droghe: ogni anno il Regno Unito spende 3 miliardi e 600 milioni di euro per combattere il traffico di stupefacenti di ogni tipo. Evidentemente con pochi risultati se, solo nello scorso anno, 42mila persone sono state processate per droga, 160mila sono state segnalate ai servizi sociali. Mentre le fonti governative parlano di una popolazione di tossicodipendenti “gravi” di 320mila individui con una media di 2mila morti all’anno. L’UKDPC afferma che le “droghe leggere sono pericolose come l’alcol o il cibo spazzatura” e che “è arrivato il momento di depenalizzarle” perché il semplice possesso “non influirebbe sulla salute pubblica” e anzi “ridurrebbe il mercato legale e il crimine a esso legato”. In realtà, messa così, la proposta, ma anche le motivazioni che la sostengono, sono un po’ deboli. Ma sempre più ragionevoli delle affermazioni del ministro dell’Interno, Theresa May, secondo la quale “non possiamo depenalizzare l’uso delle droghe, che hanno un effetto terribile sulla psiche umana e creano un problema di ordine pubblico”. Inoltre, “la cannabis è l’anticamera delle droghe più pesanti”.
In realtà, l’esperienza di altri Paesi europei come la Repubblica Ceca ed il Portogallo, citati dalla ricerca dell’UKDPC, smentisce il ministro di sua maestà britannica. E forse è anche per questo che negli Stati Uniti, lo stato di Washington potrebbe diventare il primo a consentire la vendita legale della marijuana, ovviamente tassata e sottoposta a controlli rigorosi, ai maggiori 21 anni. Se il 6 novembre l’”Initiative 502″ supererà il referendum cambieranno le leggi che regolano l’uso dei derivati della cannabis evitando migliaia di arresti l’anno e portando ad un risparmio prezioso per le case statali. Centinaia di milioni di dollari che potrebbero essere usati per l’istruzione pubblica, l’assistenza sanitaria e altri servizi di base. Le stesse ragioni che portarono ad un’analoga iniziativa nell’indebitata California che però non ottenne la maggioranza al referendum. Dopo lo stato di Washington, anche il Colorado e l’Oregon stanno prendendo in considerazione l’adozione di misure simili, nonostante l’opposizione dichiarata e attiva del governo federale. E in Italia che succede? Da noi semplicemente non se ne parla. Non se ne occupa la politica, né tanto meno il ministro competente, il professor Andrea Riccardi. In compenso il capo del Dipartimento antidroga, il dottor Giovanni Serpelloni, non sta certo con le mani in mano. L’ultima iniziativa a cui sta lavorando riguarda la modifica dell’art.187 del codice stradale per aggiungere alla guida sotto l’effetto acuto degli stupefacenti, che rientra nella sfera penale, anche la guida ad alcuni giorni di distanza dall’assunzione di droghe, per la quale va prevista una sanzione amministrativa, cioé la sospensione della patente. Insomma, non solo non dovete guidare se vi siete fatti una canna, e fin qui niente da dire. Ma non potete farlo nemmeno nei giorni seguenti: per la cannabis parliamo anche di 40 giorni. E non perché rimanete in uno stato di alterazione, ma perché le evidenze scientifiche dimostrano che spesso ci sono alterazioni permanenti del cervello anche in assenza di sostanze stupefacenti nel sangue. parola del dottor Serpelloni.
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