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23.1.12

SULL’USO DIDATTICO DEI FILM STORICI


Poichè quei hijos de puta della RIAA hanno oscurato Megavideo, mi sono guardata piano piano tutti gli episodi della fiction storica “i Borgia”.
 
Una delle diverse telenovele storiche messe in circolazione da Sky, che poi si possono vedere in edizione integrale su youtube. In passato avevo già visto “The Tudor” incentrato sulla vita di Enrico VIII precedentemente alla proclamazione di se capo della chiesa anglicana.
A me appassionano molto questi film, mi piace vederli e se mi colpiscono mi piace riproporli a scuola, anche perchè non è che la storia moderna sia un mio campo specifico (sò ‘n po’ ciuccia): sono fatti di cui -confesso- non ci ho letto molti libri sopra e temo sempre di emettere lezioni piuttosto scarne di cui magari i miei studenti non colgono pienamente il senso, studiandoli così tanto perchè “si deve fare”.
Questo presente post vorrebbe aprire una serie di riflessioni ordinate sull’uso didattico di film storici.
Ce ne sono di due tipi: quelli che parlano di vicende personali di un personaggio, lasciando la storia sullo sfondo (penso a “Elisabeth” e a “Napoleone”) e quelli che parlano proprio del contesto storico che mette in essere certi meccanismi esistenziali che portano un* tizi* ad erigersi come “personaggio storico”. Personalmente preferisco questi ultimi, tra cui per esempio “The Golden Age” o “Il giovane Mussolini”. Sono esperienze filmiche che valgono il tempo che si spende per realizzarle (ovviamente sotto la condizione essenziale del silenzio assoluto e della richiesta di impressioni sul film in sede di interrogazione. Della serie “quella scena lì, secondo te, cosa avra’ mai voluto dirci a noi destinatari di quel testo rappresentativo?) Mentre ve ne sono di assolutamente inutili, come “Giovanna la Pazza” (non ci dice niente di che ne su CarloV, il figlio o sui genitori, Isabella e Ferdinando, finanziatori di colombo) .
Peccato che le crociate si fanno in seconda, io non le faccio, sennò proporrei i due “Brancaleone” perchè “ti ci portano” nel contesto sociale, territoriale e relativo all’immaginario di chi – poveraccio- a quell’epoca si fece portare alle crociate. Chi ha fatto il film (Monicelli) per ragioni sue aveva capito molto del medioevo e aveva saputo dire quel che sapeva, cartesianamente parlando, l’”idea chiara e distinta” di esso con un linguaggio contemporaneo. Per cui anche una sommaria descrizione degli eventi fatta da una “non specialista” come me, puo’ essere integrata da quel che in filosofia si chiamano “dati esistentivi” (cfr. Sartre) cioè quelli particolari e contingenti riguardanti un soggetto umano, un singolo “esserci specifico” (cfr. Heidegger) che per certi motivi riguardo ai fatti “che si conoscono” è diventato uno di cui parlare obbligatoriamente a scuola. Far vedere film mainstream, hollywoodiani o no, è un’integrazione sufficiente ad allargare gli orizzonti senza far sì di farsi bollare di “negazionismo” ;-)

C’è una sola condizione: che i film siano oggettivamente fatti bene. Il saperlo riconoscere è un pregio che, professionalmente (e intellettualmente), credo di possedere.
Qui però mi inoltrerei in un discorso lungo, che ha a che fare con la riflessione che preliminarmente ad un corso liceale di filosofia si fa sul “senso per me stesso dello studiare“. E’ importante immedesimarsi con il punto di vista di un teen ager di oggi che si chiede “che cosa dovro’ studiare, quanto tempo ci dovro’ impiegare, a che pro lo dovro’ ricordare, in che insuccessi incorro se non lo imparo e che cosa ci guadagnerò, alla fine, se invece mi sbatto e lo imparo”.
Cosa gliene frega ad un 17enne del 2012 di impararsi a memoria tutte le guerre, tutti i trattati, tutte le alleanze relative alle guerre di Luigi XIV, tanto per fare un esempio? (per non parlare poi dell’insegnante).
Io inizio il corso di filosofia così: “ok ragazzi, è vero che a nessuno di noi, cosi a naso, frega delle gesta di giulio cesare, ma in quest’imposizione incomprensibile, c’è una cosa che è chiara: che le richieste della scuola sono richieste di conoscenza, cioè promuovono un modello di “ente umano che conosce”, quindi la conoscenza è considerata un valore in se. Cominciamo a riflettere su questo, come mai secondo voi?”
Comunque ripeto: il discorso si farebbe molto lungo.
Quel che volevo dire è che “The Borgias” è un capolavoro assoluto su questi aspetti che ho illustrato. La sua lunghezza è largamente compensata dalla qualità dei messaggi che trasmette a livello di conoscenza di un ampio raggio di aspetti, relativamente al periodo che sul registro segnamo come “storia” “La discesa di Carlo VIII in Italia: prima, durante e dopo”. Tra gli approfondimenti: il ruolo del papato all’epoca di Alessandro VI e un ritratto del Duca Valentino da giovane. Interessante, se si sono un po’ lette le considerazioni che su di lui fa Machiavelli ne “il Principe”.
Ma da un punto di vista che, montianamente, definirei “tecnica” per i tempi scolastici “Borgias” è oggettivamente lungo***. Varrebbe la pena accendere un dibattito, anche on line, sul valore da dare al tempo della scuola.
“The Borgias” è un telefilm di una verisimiglianza  con il contesto riportato dai libri di testo scolastici (almeno da quello che uso io) che ha del “trascendente”. E’ coerente con essi sul periodo, spiegando come “cause esistentive” quel che il libro porta come schematici e sommari eventi. Questo è il suo valore scolastico. Tutto concorre, dalle interpretazioni, ai dialoghi, a portarti al contesto scritto dai libri che ti han fatto studiare a scuola. C’è passione e -secondo me nell’arte- dove c’è passione, c’è verità.
E dove non c’è verità c’è retorica: ne “I Borgia” la retorica è ridotta al minimo. E’ quasi subliminale. E’ la storia del potere e della guerra, delle insicurezze dei singoli e dei legami familiari, della maggioranza destinata a recitare un ruolo passivo nella storia e a comparire nel film solo come “vera comparsa” (bellissima la scenza del popolo che dalla finestre caccia a pietrate l’esercito napoletano arrivato ad invadere Roma durante il lungo conclave che portò all’elezione di Alessandro VI. Di cui secondo me (ed è solo un’opinione) contribuisce a riscattarne la leggenda nera. Grande strumento didattico.
Però, ripeto, non avrebbe senso tagliarlo e così com’è è un po’ radicale come scelta: taglierebbe infatti il programma di molti altri eventi. Bisogna chiedersi quanto ne valga la pena.
Voi direte: ma te chi sei per dire tutto cio? Sono una che quando ha fatto vedere “ladri di biciclette” all’ultima ora in una classe abbastanza teppa ha udito il silenzio per tutto il tempo e anche alla campanella dell’ultima ora sono stati seduti fino all’ultimo. Questo era Vittorio De Sica: uno che tieneteppaglia studentesca :-D seduta in silenzio il venerdì alle due, pur avendo fatto un film in bianco e nero.
La cultura è dialogo tra i vivi e i morti. Di Vittorio De Sica possiamo dire che il suo linguaggio, una certa universalità l’ha dimostrata, almeno stando alla mia esperienza.  Che significa questa qualità? Che signifcato ha questa capacità delle immagini di Vittorio De Sica di attraversare le barriere temporali?  Chi altri è capace di fare questo?
Un’ultima osservazione su quanto sia meschino fare il professore delle superiori oggi: quando portai a vedere “Giovanna La Pazza” al cinema una mia scolaresca dovetti anche sentire che qualcuno aveva spettegolato sul fatto che li avevo portati a vedere un film esageratamente “scollacciato” a livello di scene sessuali (pensa te, insinuando che fossi un po’ pervertita). In effetti era vero: il film era abbastanza porno, ma nemmeno io l’avevo visto e oltretutto se l’avessi visto non ci sarei andata, mi aspettavo ben altra cosa. Fu con questa verità che mi giustificai, ma allora i genitori mi rimproveravano che “il film prima dobbiamo vederlo noi e poi decidere”. Sì ma loro mica ci pagano il biglietto per mandarci a vederlo eh…Preferiscono fare gli scandalizzati perchè i loro bambini han visto la gente che scopa al cinema con la scuola :-D si vede che lo ritengono poco compatibile con l’”insegnamento della religgione cattolica”
ps stendo un velo pietoso sul potenziale didattico di un film come “Barbarossa” di cui apprendo che è stato realizzato con un enorme dispendio di danari pubblici che non hanno avuto un rientro. E chissà come mai poi le “aziende pubbliche” vanno male e bisogna “privatizzarle”.
***in effetti mi accorgo che, riflettendoci, è un falso problema quello de “i tempi scolastici eccessivamente lunghi” di “the Borgias”. Questo film non dovrebbe essere proiettato a scuola, ma il pomeriggio, nello stesso orario di “uomini e donne”. E lanciato con spot pubblicitari “accattivanti” dal punto di vista giovanile.

give thanx Cloro

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