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10.12.11

Indagato l'erede del Dalai Lama India, Tibet e buddhisti sotto shock

Il Karmapa Lama è accusato di fondi neri e di acquisto illegale di fondi neri e rischia anni di carcere. A gennaio la polizia ha sequestrato nel monastero di Gyotu l'equivalente di 1,4 milioni di dollari. E c'è chi pensa al complotto di Pechino. Si è immolato un altro monaco, il dodicesimo in pochi mesi

dal nostro corrispondente GIAMPAOLO VISETTI
PECHINO - Per il buddhismo tibetano e per il Dalai Lama, impegnati in un conflitto senza sbocchi contro l'occupazione del Tibet da parte della Cina, sono giorni drammatici. La magistratura dell'India, sede del governo tibetano in esilio, ha messo sotto accusa alcuni tra i più importanti leader buddhisti, mentre l'ex monaco che il primo dicembre si era dato fuoco per protestare contro Pechino è morto in ospedale a causa delle ustioni. E' la dodicesima vittima in pochi mesi e le autoimmolazioni stanno facendo salire al massimo la tensione nelle regioni del Tibet storico, occupate dall'esercito cinese. La notizia che scuote i buddhisti di tutto il mondo è però l'inchiesta sui vertici religiosi di Dharamsala.

Il Karmapa Lama Ogyen Trinley Dorje, capo della setta di Kagyu e terzo per importanza nella gerarchia religiosa buddhista, ma considerato il successore spirituale del Dalai Lama, è indagato per fondi neri e acquisto illegale di terreni. La polizia indiana, nel corso di una perquisizione nel monastero di Gyotu, nella regione dell'Himachal Pradesh, in gennaio ha sequestrato l'equivalente di 1,4 milioni di dollari (compresi 10 milioni di rupie indiane e una somma imprecisata in yuan cinesi). Il denaro non era stato dichiarato, come previsto per la valuta straniera, e sarebbe servito per l'acquisto di terreni su cui costruire un nuovo monastero per il Karmapa Lama, capo di una delle quattro scuole principali del buddhismo. La terra stava per essere comprata da due uomini che i magistrati ritengono essere dei prestanome, poiché la legge indiana vieta agli stranieri il possesso di terreni. Dieci i leader tibetani sotto accusa, mentre i magistrati sono pronti a rinviare a giudizio il Karmapa Lama, che rischia anni di prigione.

Il processo si tinge però di giallo. Parte dei tibetani accusa Ogyen Trinley Dorje, 26 anni, fuggito dalla Cina in modo rocambolesco nel 2000, di essere una spia al soldo di Pechino. Il suo arrivo a Dharamsala rimane un mistero, come la scelta del Dalai Lama di investirlo del ruolo di suo braccio destro ed erede. La segreteria del Karmapa Lama respinge le accuse, adombra un intrigo internazionale ordito dalle autorità cinesi per delegittimare il governo in esilio e ripete che il denaro sequestrato è frutto della carità dei fedeli di tutto il mondo. "Siamo sorpresi e sotto shock - ha dichiarato Karma Chungyalpa - Abbiamo sempre collaborato alle indagini e tutti sanno che il Karmapa Lama non si occupa della gestione finanziaria".

La spy-story che rischia di travolgere il successore di Tenzin Gyatso, premio Nobel per la pace e nemico numero uno di Pechino, scoppia nel pieno della tragedia di monaci e suore che da mesi si immolano per denunciare la repressione religiosa della Cina. Tenzin Punthsog, che si era dato fuoco fuori dal monastero di Karma Gomba, nella regione del Chamdo, non è sopravvissuto alle ustioni ed è morto dopo dieci giorni di agonia. E' la prima volta nella storia che monaci buddhisti ricorrono al suicidio quale protesta estrema contro Pechino. Durissima la reazione cinese: 70 i monaci arrestati, tra 200 e 300 quelli prelevati dai conventi e fatti sparire, mentre le regioni del Tibet storico sono occupate dall'esercito e chiuse a giornalisti e osservatori esterni.
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