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16.5.11

La sentenza che può cambiare la vita ai blogger

A giorni uscirà la sentenza d’appello per il processo a Carlo Ruta, il giornalista-blogger siciliano che nel 2008 fu condannato a Modica per stampa clandestina. Sulle pagine del suo sito Accade in Sicilia, Ruta denunciava il malaffare e le connivenze tra politica e criminalità organizzata. Se cadrà la sentenza di primo grado che condannava Ruta sull’accostamento tra blogger e giornalista, una parte del Ddl intercettazioni diventerà carta straccia.

Uno screenshot di Accade in Sicilia, il sito di Carlo Ruta
MEDIA
13 maggio 2011 – 14:40
Cosa hanno in comune Italia, Cuba, Birmania e Cina? In tutti questi paesi è stata emessa almeno una condanna per stampa clandestina. Oggi il nostro paese ha l’occasione per uscire da un club poco onorevole cancellando in appello una sentenza-choc per la libertà di informazione online. Il verdetto potrebbe disinnescare il Ddl intercettazioni (o legge bavaglio) che il governo Berlusconi ha promesso di far approvare entro la legislatura.

È attesa a giorni, infatti, la sentenza d’appello per il processo a Carlo Ruta, il giornalista-blogger siciliano che nel 2008 fu condannato a Modica per stampa clandestina. Sulle pagine del suo sito Accade in Sicilia Ruta denunciava il malaffare e le connivenze tra politica e criminalità organizzata. Ma quel sito aveva alle spalle un peccato originale: non era stato registrato come testata giornalistica al tribunale di Modica. Il giudice stabilì che quella pagina web era a tutti gli effetti un prodotto editoriale. Quindi soggetto alla legge sulla stampa. Oggi è lo stesso Ruta a manifestare ottimismo per una sentenza che potrebbe essere ribaltata in assoluzione piena.

«Si tratterebbe della prima sentenza in occidente e in Europa in particolare che sancisce l’impunibilità dell’informazione per i blog, almeno per quanto riguarda il reato di stampa clandestina. Un verdetto che farebbe giurisprudenza a livello continentale» spiega il giornalista. L’equazione è semplice: se il giudice riconosce che un blog non è obbligato alla registrazione in tribunale, allora il blog non è più soggetto alla legge sulla stampa. L’effetto domino farebbe cadere, uno dopo l’altro, tutti quegli obblighi e quegli oneri pensati per i gruppi editoriali, non certo per i privati cittadini che esprimono la loro opinione sul web.

«Non sarà difficile ribaltare la sentenza del 2008, ma fino a quando non conosceremo la motivazione è inutile cantar vittoria» avverte Guido Scorza, avvocato esperto in diritto dell’informazione. Il rischio, infatti, è che il tribunale di Modica chiuda la faccenda senza fare un briciolo di chiarezza su un interrogativo ancora irrisolto: un blog deve registrarsi o no in tribunale? «Al giudice basterebbe dire che Ruta è da assolvere perché il suo sito non era aggiornato periodicamente – come si richiede alle testate giornalistiche – ma con cadenza randomica. Senza estendere il discorso ai blog in generale. Così la palla tornerebbe in campo e la mischia sarebbe peggiore di prima». E ancora: un’eventuale assoluzione non solleverebbe i blogger dal rischio di incorrere nel reato di diffamazione aggravata. Che ricorre per la stampa, ma anche per altri mezzi di diffusione di massa. Quindi anche la pagine web.

Per converso da Modica potrebbero arrivare due buone notizie per il web libero. La prima: nessun blog (non solo Ruta) dovrà più preoccuparsi di registrarsi in tribunale. E, di conseguenza, nessun blogger potrà mai essere obbligato a rettificare entro 48 ore dalla richiesta, pena la multa da 15 a 25 milioni delle vecchie lire. Oggi solo i giornalisti sono tenuti alla rettifica, ma la legge bavaglio presentata (poi messa da parte, almeno per il momento) dal governo Berlusconi vorrebbe estendere la norma ai “gestori di siti informatici”, cioè i blogger.

Se cadrà l’accostamento tra blogger e giornalista, questa parte del Ddl intercettazioni diventerà carta straccia. Un segnale forte in un periodo difficile per chi fa informazione online. «Prima della mia condanna i blogger venivano quasi sempre lasciati in pace – dice Carlo Ruta – dopo quella sentenza, però, è cambiato il clima, con decine di persone inquisite per diffamazione a mezzo stampa. Per questo spero che sia proprio la mia vicenda a riportare un po’ di sereno».

In tutto questo c’è anche un lato vintage: era da almeno trenta anni che in Italia non si emetteva una condanna per stampa clandestina. Un reato creato ad hoc per evitare un rigurgito di apologia fascista nell’immediato dopoguerra. «E poi qualcuno deve spiegarmi cosa c’è di clandestino in un sito web: bastano pochi minuti per sapere il nome e il cognome di chi lo gestisce», riflette l’avvocato Scorza


give thanx Jane Lane


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