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20.5.11

La crisi fa aumentare i suicidi

Nel 2009 sono stati 2.986,
5,6% in più rispetto al 2008

ROMA
Crescono i suicidi in Italia al tempo della crisi. Nel 2009 sono stati 2.986, il 5,6% in più rispetto all’anno precedente. Tra i disoccupati, uno al giorno si toglie la vita ed è record di casi determinati da motivi economici. Il rischio è più alto tra vedovi e separati. Oltre la metà vengono compiuti al Nord. Con una media di 5 suicidi per 100mila abitanti, comunque, l’Italia registra il terzo valore più basso tra i Paesi europei, preceduta solo da Grecia e Cipro. È il quadro delineato da un rapporto realizzato dall’Eures.

CRISI FA IMPENNARE SUICIDI - L’incremento registrato investe sia la componente femminile della popolazione (+1,6%, con 643 casi rispetto ai 631 del 2008), sia soprattutto la componente maschile (+5,6%, passando da 2.197 a 2.343). A caratterizzare il fenomeno nel 2009 è il suo forte legame con la crisi economico-occupazionale: sono stati infatti 357 i suicidi compiuti da disoccupati nel 2009, con una crescita del 37,3% rispetto ai 260 casi del 2008, generalmente compiuti da persone espulse dal mercato del lavoro (272 in valori assoluti, pari al 76%, a fronte di 85 casi di persone in cerca di prima occupazione). Si registrano ben 18,4 suicidi ogni 100 mila disoccupati (il valore sale a 30,3 tra gli uomini a fronte di 5,7 tra le donne), contro 4,1 suicidi tra gli occupati (6 tra gli uomini e 1,4 tra le donne).

AL NORD METÀ DEI CASI - Oltre la metà dei suicidi censiti in Italia sono compiuti al Nord (1.600 casi nel 2009, pari al 53,6% del totale), a fronte del 18,8% al Centro (561 casi) e del 27,6% al Sud (825 casi). Anche in termini relativi il Nord conferma i valori più alti, con 5,8 suicidi ogni 100 mila abitanti, a fronte dei 4,8 del Centro e dei 4 del Sud. Ma è proprio il Meridione a registrare nel 2009 la crescita più consistente del fenomeno, con un incremento pari a +11% (sono stati 743 i suicidi nel 2008), a fronte di un +4,5% nel Centro e di un +3,4% nel Nord. A livello regionale gli incrementi più alti si sono registrati in Basilicata (+105%, passando da 20 suicidi nel 2008 a 41 nel 2009), in Campania (+38,7%), in Emilia Romagna (da 234 a 289 casi) e in Friuli (+19,6%). I decrementi più significativi in Umbria e Piemonte. Considerato i valori relativi (media 2005-2009), è la Sardegna a guidare la graduatoria dei suicidi (con un indice pari a 9,5 casi ogni 100mila abitanti), seguita dal Friuli Venezia Giulia (9,2), dalla Valle d’Aosta (8,6) e dall’Umbria (8,5). La Campania conserva il valore più basso (2,3 suicidi ogni 100 mila abitanti nel periodo 2005-2009), precedendo la Puglia (2,7) il Lazio (3,2) e la Calabria (3,3).

TRA ANZIANI CASI PIÙ DIFFUSI - Il suicidio si conferma un fenomeno decisamente più diffuso tra le fasce della popolazione anziana: negli ultimi cinque anni (2005-2009) si contano infatti in Italia 8,9 suicidi ogni 100 mila over 64 (16,3 tra gli uomini e 3,6 tra le donne), a fronte di 6,1 nella fascia 45-64 anni (9,5 tra gli uomini e 2,8 tra le donne), di 4,4 suicidi ogni 100 mila 25-44enni (6,7 e 2,0), di 2,8 tra i 18-24enni (4,6 tra gli uomini e 0,9 tra le donne) e di 0,3 tra i minori (0,4 e 0,2).

CARCERI AMBIENTE A FORTE RISCHIO - Negli ultimi anni si osserva una forte crescita del fenomeno suicidario nelle carceri italiane, confermato dal valore del 2009 (72 suicidi, il più alto degli ultimi 20 anni) e del 2010 (66, il secondo valore più alto). In termini relativi anche il rischio suicidario aumenta costantemente, passando da 100,2 suicidi ogni 100 mila detenuti nel periodo 1990-1994 a 116,5 nel 2009. Confrontando inoltre il rischio nelle carceri con quello complessivamente rilevato in Italia (con 5 suicidi ogni 100 mila abitanti nel 2009), il primo risulta di circa venti volte superiore, evidenziando una forte criticità delle condizioni di vita tra le sbarre.


give thanx Roberto Tramarin


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