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10.5.11

'Attenti, la mafia sta cambiando'

Il giudice Piergiorgio MorosiniIl giudice Piergiorgio Morosini«I recenti omicidi di Palermo? Probabilmente sono spia di una pericolosa situazione di non equilibrio nella galassia mafiosa. Le polemiche per l'arresto di Massimo Ciancimino? Sono figlie del clima politico-istituzionale di questi giorni. L'appello del Capo dello Stato a calare i toni della polemica sulla magistratura? Sacrosanto». Spazia dall'analisi degli ultimi movimenti della mafia militare alle polemiche di questi giorni Piergiorgio Morosini, giudice per l'indagine preliminare a Palermo e segretario nazionale di Md, la corrente della magistratura più volte additata come "cellula eversiva" dagli esponenti del Pdl, Silvio Berlusconi in testa.

Giudice Morosini, dopo le dichiarazioni del boss Fabio Tranchina - legato ai temibili boss Giuseppe e Filippo Graviano - sulla mafia e le stragi del '92-'93 pare si stia riaprendo la possibilità di avere nuovi collaboratori di giustizia. Vede questa ipotesi concretizzarsi? E avverte rischi di infiltrazioni connesse a questo fenomeno?
«E' ancora prematuro parlare della collaborazione di Fabio Tranchina. Vanno ancora chiarite le sue reali intenzioni e il suo livello di conoscenze. Certo, la sentenza che lo ha condannato per il reato di cui all'articolo 416 bis (l'associazione mafiosa, ndr) parla della stretta vicinanza con esponenti di vertice della cosca di Brancaccio, ossia i Graviano. Dunque, potenzialmente potrebbe parlare di vicende molto delicate. E il suo contributo potrebbe inserirsi nei nuovi scenari investigativi delle procure siciliane, dai preparativi della strage di via D'Amelio alle manovre mafiose dopo le stragi del 1992».

Ma appunto il suo percorso di "pentimento" è ancora da verificare?
«La evidente delicatezza dei temi e i possibili interessi in gioco impongono grande cautela. Solo una radiografia molto scrupolosa e professionale consente di capire se si vada davvero nella direzione della ricerca della verità. Quanto alla possibilità di avere nuovi collaboratori di giustizia, dipenderà molto dalla serietà e dalla professionalità di tutti i loro fisiologici interlocutori istituzionali. Primi tra tutti, i magistrati. Chi ha davvero intenzione di tagliare con il passato e svelare "verità scottanti" deve fidarsi dei custodi
delle sue informazioni».

Qual è lo stato delle conoscenze dell'universo-mafia a Palermo: dopo gli arresti e le catture dei boss latitanti, e gli ultimi omicidi, chi tira le fila di Cosa nostra?
«Credo che la Cosa Nostra di oggi non sia assimilabile a quella di cinque o sei anni fa. Sono accadute molte cose nel frattempo. Le catture di capi come Provenzano, Rotolo e Lo Piccolo. Operazioni come "Gotha" o "Perseo". Sequestri per milioni di euro di capitali mafiosi. Il nocciolo duro dell'organizzazione forse ha cambiato pelle».

n quale direzione?
«C'è da chiedersi se il naturale riassestamento dell'assetto organizzativo, in termini di risorse umane e mezzi, non abbia imposto una accelerazione rispetto al mutamento delle priorità negli interessi e nelle iniziative criminali da perseguire. Cerco di spiegarmi meglio. Forse non dovremmo limitarci alla domanda "chi comanda oggi Cosa Nostra?". Dovremmo capire di cosa si occupa attualmente quell'associazione. Riesce a influenzare e in che modo la pubblica amministrazione? Su quali settori dirotta i suoi investimenti? Che tipo di mercati legali e illegali sta coltivando? Mi chiedo, con riguardo al capitale sociale della mafia, "se" e "in che modo" venga utilizzato nel business delle energie alternative. Se Cosa Nostra abbia un ruolo nella gestione dei flussi migratori di tanti disperati che arrivano dal nord Africa e cercano un lavoro; "se" e "in che modo" condizioni la politica, l'economia regionale e nazionale».

E voi magistrati come state analizzando o decifrando tutte queste ipotesi di lavoro?
«La magistratura è chiamata a un grande lavoro di aggiornamento delle "chiavi di lettura" della realtà mafiosa. Significa più formazione e più specializzazione nella decifrazione di bilanci societari, nei vizi delle procedure amministrative, nelle forme di manifestazione della criminalità informatica. E tanto altro su cui non possiamo dirci esperti».


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