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6.4.11

Cinico Tv - UN PUGNO NELLO STOMACO IN TV

Ecco riportato un articolo del bravo Antonio Dipòllina (con l'accento sulla O, aggiungiamo) su una delle parabole più "out" e artisticamente più potenti di circa ormai 20 anni fa, ad opera del duo Ciprì e Maresco.

Quella proposizione di una Palermo (e, trasfigurata) dell'Italia proposta dai due artisti siciliani è rimasta come uno degli schiaffi in faccia allo spettatore italiano tanto abituato (oggi come allora) agli accomodamenti e alle carezze della plastica, degli spot e della televisione spazzatura.

La spazzatura loro la fecero vedere, circondandola con paesaggi e personaggi agghiaccianti quanto comuni, proposti come ultimi ma in mezzo a noi, quelli come noi che però non degnamo di uno sguardo perchè l'anonimo se non il brutto o addirittura l'orribile che è in noi o intorno a noi non lo vogliamo guardare, considerare, pensare: vogliamo rimuoverlo.

Perchè guardare certe realtà (o LA realtà) fino in fondo, in maniera cruda, terrigna, disperante come hanno fatto Ciprì e Maresco, è qualcosa di raramente autentico ed onesto intellettualmente, in un Paese ed in una tradizione che fa della cartapesta e della facciata l'unico suo interesse.

Un pugno nello stomaco allora, ancora oggi potente e rivoltante. Ai più giovani il consiglio di non perderli e cercarli su Youtube o acquistare i cofanetti (vedi articolo).
Uno dei pochi riferimenti culturali (non solo) metacinematografici che si possono consigliare senza paura di urtare delle sensibilità: di ciò si è certi.

Iviz

Ciprì & Maresco gli anni “cinici” che sconvolsero la tv

di ANTONIO DIPOLLINA
Da RaiTre in dvd quei corti devastanti, in onda dall'89 al '92, mal sopportati da molti, amati da Carmelo Bene. Oggi impensabili

ROMA – C’era materiale per “la potenza fordiana e vertoviana dell’inquadratura” citata da Enrico Ghezzi. O per Carmelo Bene che a domanda precisa (“Cosa salverebbe dell’Italia?”) rispondeva in un’intervista “Ciprì e Maresco”. Ma c’era soprattutto il felice disorientamento di tanto pubblico tv, abbarbicato a quella Raitre in forma di oasi e più che disposto a farsi spiazzare dal bianco e nero devastante e devastato di Cinico Tv.

L’intera parabola di quell’esperienza, che non rende l’idea definire irripetibile, è oggi consegnata a un cofanetto appena uscito (Cinico Tv-Daniele Ciprì e Franco Maresco, dvd e libro, edizioni Cineteca di Bologna, 19.90 euro). E’ un volume primo e raccoglie il meglio, ossia pressoché tutto, di quanto edito dalla s-premiata coppia palermitana dal 1989 al 1992: un secondo volume che completerà l’opera è previsto per la fine dell’anno.
Comprende una serie di extra importanti, i due, gli esperti che portano testimonianze, una galleria personalizzata per ognuno dei terrificanti freaks, personaggi fissi dei quadri in (blando) movimento visivo: il ciclista Tirone, l’obeso petomane Paviglianiti, gli altri un po’ meno star ma decisivi nel flusso spesso intollerabile delle scenette mute o animate da parole corrive o tonitruanti, nonché da rumori distintivi – e non solo per Paviglianiti. Una Palermo che non è mai stata più raffigurata così, personaggi che mai più rivedremo e mai più con simili suggestioni, quelle in cui ti vergogni anche un po’ a parlare di losers, perdenti, perché è chiaro che il termine non regge e qui si va molto oltre.

Cinico Tv apparve come una mazzata frontale, districandosi nel preserale di Raitre, tra i Blob, oppure più avanti come costola urticante e mai tollerata appieno negli Avanzi d’epoca (Dandini e le altre avevano buon gioco nel costruire la gag dell’”aiuto, adesso c’è Cinico”). Cose possibili solo in quello stato di grazia televisivo da fine anni Ottanta, più dovuto a casualità (gli estri, le ubbie, gli incontri tra i personaggi, da Guglielmi in giù) che allo spirito del tempo. Da lucciconi per chi c’era allora, chissà cosa ne può pensare uno giovane e digiuno di tutto e magari convinto che certe frescacce pseudo-esilaranti che girano sul web siano il massimo della trasgressione.

La coppia, nel senso di Daniele Ciprì e Franco Maresco, è scoppiata da alcuni anni, e anche in maniera traumatica. Maresco è quello più addentro alla ricostruzione di oggi, dice che non vuole parlare del passato perché «la rabbia per certe vicende personali porta a dire cose spiacevoli». Quando erano ancora una coppia rilasciavano interviste abrasive a base di «disprezziamo questo paese e chi lo abita». E si sa che si può dire tutto ma non questo, al massimo si può rappresentarlo nel bianco e nero monnezzaro e stercorario degli ambienti, salvo che poi anche questa favola torcibudella finisce come tutte le cose belle e sorprendenti.

Reazioni:

3 commenti esagitati e considerazioni varie:

Anonimo ha detto...

Tutto cio' NON e' cultura ... ma solo schifezza e per di piu' "sinistra"

Lenni ha detto...

w cinico

Iviz ha detto...

@Anonimo, che anche il brutto (a maggior ragione se realistico) sia arte è una conquista non di ieri.. ("Merda d'artista" di G. Manzoni per dirne una!?) e cosa sia cultura non lo decide una persona sola, ma la società intera. Se tu ritieni non lo sia, fai pure, ma come affermazione ha la validità di "a me piace il blu".

Sulla "sinistra" non capisco proprio che cosa c'entri.. capannoni distrutti e personaggi marginali sono di sinistra mentre auto bruciate o cartelloni pubblicitari strappati son di destra?! da quando gli oggetti o i personaggi hanno una connotazione politica di parte?! Pulcinella?! un aratro!?le ciabatte?! son di destra?! di sinistra!? boh.. e soprattutto.. cosa c'entra!?

 
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