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14.4.11

Ai Weiwei incarcerato: chi è l'artista che fa paura alla Cina

weiwei dissidente arrestatoAi Weiwei è l’ultima vittima di un’ondata di repressione che si sta abbattendo su chiunque in Cina non sia completamente allineato al regime. Come ricorda La Stampa

La vicenda si inserisce in quella che alcuni gruppi umanitari internazionali hanno definito la più severa ondata di repressione del dissenso a verificarsi in Cina dal 1989, in seguito al massacro di studenti su piazza Tiananmen. A partire da febbraio - qui la mappa dei dissidenti scomparsi su Shangaiist, segnalata da Simone Pieranni su Wiredndr - tra le cento e le duecento persone sono state sottoposte a provvedimenti repressivi - arresti, arresti domiciliari o altre restrizioni della libertà personale, spesso extragiudiziali - e più di venti persone, tra cui alcuni degli avvocati più in vista impegnati sul terreno dei diritti umani, sono scomparse e si teme siano detenute segretamente e a rischio di essere sottoposte a tortura

Ma chi è Ai Weiwei e perché fa così paura al governo di Pechino?

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Il 24 marzo 2010 scorso è uscito sul New Yorker un lungo ritratto dell’artista cinese scritto da Evan Osnos, uno che la situazione del celeste impero la conosce più che bene - leggetevi il suo blog Letters from China sempre sul sito del New Yorker - vediamo qualche passo.

Per prima cosa, che genere di artista è Ai Weiwei? Prova a spiegare il New Yorker

Nei primi vent’anni di attività Ai Weiwei ha prodotto un flusso di lavoro eclettico, quasi erratico (…) ha creato installazioni, scattato fotografie, realizzato mobili, scritto libri, diretto film (…) ma è negli ultimi anni che la sua irrefrenabile audacia e la sua immaginazione l’hanno portato ad avere un ruolo di primo piano tra chi non si rassegna al regime cinese. Solo quest’anno Ai parteciperà a quindici mostre collettive e a cinque personali, una delle quali all’interno della Turbine Hall alla Tate Modern. Annunciando alla stampa la mostra, il direttore della Tate, Vicente Todolì ha descritto le installazioni di Weiwei come “tra i lavori più impegnati sul sociale che siano realizzati oggi nel mondo dell’arte”

I suoi problemi con la censura accelerano dopo il 2008, quando Weiwei diventa attivissimo sul web: c’è un’intervista uscita su Wired nel maggio scorso in cui si racconta l’inizio - con la consulenza per la costruzione dello stadio di Pechino e il successivo rifiuto di partecipare in qualunque modo alle cerimonie olimpiche - fino al violento pestaggio di cui fu vittima da parte della polizia nel 2009 - pezzo in inglese sullo Spiegel se volete approfondire - dopo aver preso le difese di alcuni studenti attivisti del Sichuan.

Rei questi ultimi, di avere accusato il governo per la scarsa qualità delle costruzioni crollate durante il tragico terremoto del 12 maggio 2008.

La storia di Weiwei, di come si rapporta alla censura e al regime non è comprensibile senza fare un passo indietro. E il passo indietro da fare è leggersi la storia del padre di Weiwei, vittima anch’egli della censura cinese, in maniera ancora più violenta - se possibile… - di come lo sarà il figlio.

In questo passo c’è tutto quello che vi serve leggere per capire perché un uomo come Weiwei si sia ribellato

Da sempre Ai Weiwei sentiva di essere nato nella famiglia sbagliata - o quanto meno in una famiglia sfortunata. Suo padre, Ai Qing, che studiò da pittore, si spostò a Parigi nel 1929, appena diciannovenne per studiare. Lì scoprì il realismo di Dostoevskij, Gogol, e Turgenev (…) ma l’influenza più forte che subì fu quella del poeta modernista belga Émile Verhaeren, che colpì Ai Qing con le sue descrizioni degli angoli più squallidi delle città europee, spingendolo a interessarsi di più alla corruzione e alle ingiustizie del suo Paese d’origine.

Ritornato in Cina nel 1932, fu incarcerato a causa del suo attivismo. Impossibilitato a dipingere in carcere, si dedicò alla poesia, e una volta uscito dal carcere entrò nel Partito Comunista, dove si fece apprezzare per alcuni versi sullo spirito della rivoluzione. Subiva il fascino di Mao, per il quale scrisse anche un poema encomiastico che iniziava in questa maniera “Ovunque Mao appaia/l’applauso risuona tonante”. Nel 1956, all’età di quarantasei anni si sposò per la terza volta, e l’anno successivo la sua nuova moglie, Gao Ying, diede alla luce un bambino.

Al tempo stava scatenandosi la repressione maoista contro gli intellettuali, e la fedeltà di Ai Qing al Partito fu messa in discussione. Aveva scritto un racconto, “Il sogno del giardiniere”, che sottolineava la necessità di permettere un ventaglio maggiormente ampio di opinioni, di libertà di pensiero. In quel racconto, un giardiniere che coltiva solo rose cinesi, capisce che sta “causando malcontento tra tutti gli altri fiori”. Un altro poeta, Feng Zhi, attaccò Ai Qing, sostenendo che fosse caduto “nel pantano del formalismo reazionario”.

Ai Qing perse ogni onorificenza e fu espulso dall’associazione degli scrittori. Nel frattempo, Ai Qing e Gao Ying dovevano dare un nome al loro figlio, come ricorda Gao Ying nel libro di memorie pubblicato nel 2007 “Io e Ai Qing”. Il padre aprì semplicemente il dizionario e fece cadere il dito su un ideogramma: 威, che viene pronunciato “wei,” e significa “potere”. L’ironia mal si addiceva alle circostanze, così cambiò leggermente la pronuncia del nome, dandogli un significato diverso, trasformandolo in 未, che significa “non ancora”. Il nome di loro figlio diventò quindi Weiwei, “Non ancora, non ancora”.

La famiglia di Weiwei fu spedita in Manciuria, e pi nella remota regione dello Xinjiang, dove ad Ai Qing fu assegnato il compito di pulire i bagni pubblici, erano tredici ogni giorno.

Il padre in seguito tentò varie volte il suicidio.

Seguite Weiwei su Twitter, sperando che presto possa tornare libero. Al momento è ancora incarcerato dopo l’arresto avvenuto domenica 3 aprile per ancora non meglio precisati crimini economici.

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