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16.3.11

Dopo i saccheggi in Egitto fiorisce il mercato nero dell'arte antica


In queste settimane il patrimonio artistico egiziano non se la passa bene. Poco prima che scoppiasse la rivoluzione, Zahi Hawass, sovrintendente all’arte antica, aveva fatto richiesta per il rimpatrio di alcune opere: il busto della regina Nefertiti conservato al Neues Museum di Berlino, un obelisco a Central Park di New York… senza contare decine di altre opere per cui sono ancora in corso dispute internazionali.

Con la rivoluzione, i saccheggi. All’appello mancano ancora diciotto pezzi, fra cui oggetti appartenenti a Tutankhamon e Nefertiti. L’Egitto non è il solo a chiedere rimpatri, Italia e Grecia sono anch’esse in prima linea. Ma i fatti del Museo del Cairo (che hanno dimostrato la scarsità dei mezzi di sicurezza delle autorità egiziane), hanno riattizzato fuoco sulla questione: qual è il modo migliore per proteggere il patrimonio culturale mondiale?

Ciò che veramente fa paura è il commercio illegale di arte antica. Mercanti d’arte, collezionisti e lucratori di ogni genere “sguazzano” nel dibattito ‘rimpatrio sì – rimpatrio no’ e il mercato nero non è mai stato così fiorente, vale almeno 4 o 5 miliardi di euro l’anno.

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