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19.3.11

cos'è l'Anisakis... il devastante verme venuto dal mare...


Dato che il consumo di "PESCE CRUDO" è una pratica non assai comune nell'italica cultura (anche perché, per tradizione i buonissimi "frutti di mare", sono cibi abitualmente consumati "crudi" ma, solo nelle zone dell'Adriatico meridionale, e poi, non sono da considerarsi "pesci" ma, bensì "molluschi") e, dato che "purtroppo" (e lo scrivo veramente a "malincuore", infatti amo il "pesce crudo", ma so per "esperienza personale" che va sempre e comunque trattato con un "abbattitore")
da qualche tempo questo "insano uso" è in forte crescita sul nostro territorio (ma non solo), grazie anche al fatto che la cucina giapponese è sempre più di moda.
Quindi, per chi ancora non lo sapesse, il mangiare naturalmente del semplice "pesce crudo" comporta un enorme "rischio di intossicazioni e infezioni", causate principalmente da batteri patogeni, oppure da infezioni di parassiti.
Questo tutti i medici lo sanno, ma pochi italiani sono realmente informati e in pochissimi conoscono i reali/seri rischi e/o le gravi conseguenze a cui vanno incontro...
Infatti, il "pesce crudo"
può essere contaminato da diversi microrganismi che provocano infezioni o tossinfezioni, come Listeria, Escherichia coli, Salmonella, ecc, tutti "batteri cattivi", che portano a sviluppare gravi problemi gastrointestinali e/o problemi simili/relativi non solo al "pesce crudo", ma anche ad altri alimenti come carni, latte crudo e derivati. Però, c'è da dire che, solo raramente e, solo in soggetti particolarmente "deboli" come bambini e anziani, queste "infezioni" possono portare direttamente alla morte.
Quindi, tutto questo per dire che il rischio maggiore per chi consuma "pesce crudo" si chiama "Anisakis".

Ma allora, che cos'è questo Anisakis...

In primis, bisogna chiamarlo con il suo nome completo, cioè "Anisakis Simplex" e,
poi bisogna spiegare che è un "nematode" normalmente presente sotto forma di "parassita intestinale". Esso prolifera in simbiosi con i numerosi mammiferi marini (delfini, foche, etc.) ed è un ospite intermedio, nel suo stadio larvale, anche di molti pesci tra cui tonno, salmone, sardina, acciuga, merluzzo, nasello e sgombro.
L' anisakis è estremamente diffuso, poiché è presente in più dell'85% delle aringhe, nell'80% delle triglie e nel 70% dei merluzzi.
E, dato che questi "nematodi", spesso migrano dalle viscere del pesce alle sue carni, soprattutto se, quando catturato, non viene prontamente eviscerato.
Così, quando l'Uomo mangia "pesce infetto crudo", oppure non completamente cotto o in salamoia, le larve possono impiantarsi sulla parete dell'apparato gastrointestinale passando dallo stomaco fino al colon.
Per difendersi dai succhi gastrici, attaccano le mucose con grande capacità perforante, determinando una "parassitosi acuta o cronica".
La "parassitosi acuta" da Anisakis insorge già dopo poche ore dall'ingestione di "pesce crudo" e si manifesta con intenso dolore addominale, nausea e/o vomito,,.
Inoltre, le forme croniche sono diverse, possono mimare svariate malattie infiammatorie e ulcerose del tratto intestinale, oppure coinvolgere altri organi come fegato, milza, pancreas, vasi ematici e miocardio. Sono possibili anche reazioni allergiche fino allo shock anafilattico, a causa della sensibilizzazione alle proteine antigeniche termoresistenti del parassita...
Quindi, "la cura" dell' Anisakis richiede molto spesso "l'intervento chirurgico", per asportare la parte dell'intestino invasa dai numerosi parassiti...

E allora, come "evitare" l'Anisakis...

Dobbiamo ricordare, che una "circolare" del Ministero della Sanità del lontano 1992, ovviamente ancora in vigore, obbliga chi somministra "pesce crudo o in salamoia" (dato che anche il limone e/o l'aceto non hanno nessun effetto sul parassita) ad utilizzare "pesce congelato" e/o a sottoporre a "congelamento preventivo" il "pesce fresco" da somministrare poi crudo.
Infatti l'Anisakis e le sue larve muoiono solo se sottoposti a 60 gradi di temperatura, oppure dopo 96 ore a -15° C, o a 60 ore a -20° C, o ancora a 12 ore a –30° C, oppure a9 ore a -40° C.
Pertanto, i "pericoli maggiori" provengono dai "ristoranti" che non rispettano queste procedure/normative e dall'errato "consumo casalingo".
Infatti, non tutti i ristoranti seguono queste indicazioni ma, poiché la causa maggiore è spesso da imputare alle buonissime e utilissime "alici marinate", che evidentemente non sono state correttamente e preventivamente sottoposte al congelamento, prima di essere trattate col limone.

Quindi, ecco un utile vaderecum per evitare "contaminazioni":

1) È da "evitare assolutamente" il consumo di "pesce crudo" in ristoranti cinesi "travestiti" da giapponesi.

2) Sono da "evitare assolutamente" il consumo di "alici marinate", sempre se non preventivamente congelate (informarsi attentamente con il gestore del locale).

3) Stare "molto attenti" al consumo casalingo di "pesce crudo", quindi, se acquistato fresco assicurarsi di congelarlo per almeno 4-5 giorni nel congelatore ad una temperatura di almeno -18 gradi.
Infatti, il pesce prontamente "eviscerato" (come il salmone di allevamento) è più sicuro di quello venduto con le viscere.

4) Avere continua e "particolare attenzione" alle "specie a rischio", come lo sgombro, le sardine, il tonno e il pesce azzurro in genere...

In fine, non siamo qui a "sconsigliarvi" il "consumo" di "pesce", tutt'altro, infatti questo alimento (soprattutto il pesce azzurro, e "l'olio di fegato di merluzzo"... ma anche l'ottimo "olio di semi di lino", che ovviamente non proviene dai pesci), sono il naturale supporto dei grassi buoni, cioè i "grassi polinsaturi" che si dividono in due grandi gruppi, vedi gli "omega 3" e gli "omega 6". Quindi il pesce è indispensabile ed essenziale ma, il suo uso deve essere assolutamente "corretto"...

Ps. Informatevi bene di "Tutto", leggete, domandate, dubitate Sempre e Comunque...


Nb. Per maggiori informazioni http://it.wikipedia.org/wiki/Anisakis

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