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15.1.11

LA FIAT GIOCA MOLTO SPORCO CON I LAVORATORI

In queste ore in cui l'esito del referendum nella fabbrica della FIAT di Mirafiori (TO) potrebbe determinare conseguenze importanti per il futuro delle cosiddette "relazioni industriali" italiane (il complesso dei rapporti e degli accordi fra imprese, lavoratori, istituzioni, organizzazioni sindacali) ed anche far esplodere tensioni sociali rilevanti, abbiamo l'occasione di approfondire un tema al di là degli slogan che circolano in tv e sul web.

A questo proposito segnaliamo DUE CONTRIBUTI utili a farsi un'idea (qualunque sia il risultato del referendum):

Il primo è un video abbastanza lungo (48 minuti) ma davvero interessante in cui Massimo Giannini (vicedirettore di Repubblica) modera un dibattito fra il senatore Pietro Ichino (PD) - importante professore ed esperto del diritto del lavoro - e Sergio Cofferati - ex sindaco di Bologna ed ex segretario nazionale della CGIL.

http://tv.repubblica.it/copertina/diritti-e-lavoro-faccia-a-faccia-cofferati-ichino/59934?video

A nostro parere, la cosa interessante è assistere come le due diverse visioni, coerenti entrambe dato che muovono da punti di vista diversi (tutti a centro-sinistra), finiscono per divergere sulla diagnosi, ed in ciò è riassunta l'intera questione: il tecnico e giurista Ichino ci dice che chi ha fatto la proposta l'ha ritagliata su misura per stare all'interno delle leggi italiane in vigore e quindi non è eccepibile su questo piano e, per altro verso, l'accordo (pur con una normativa meno frammentata di quella italiana sul lavoro) altrove è già realtà, senza che questo traumatizzi qualcuno. E' il punto di vista dell'esperto di diritto che sotto quella luce giudica la realtà.

L'ex sindacalista Cofferati, invece, muover da un'angolazione diversa, concentrandosi sui guadagni e le perdite assolute dei lavoratori, sui disagi e sui problemi, dimostrando che, se almeno una ragione per bocciare questa proposta FIAT c'è, è quella di non instaurare un precedente che sposti le relazioni imprese-lavoratori-sindacati verso forme contrattuali meno concertate a livello collettivo e più differenziate a livello aziendale, aspetto che costituirebbe un colpo durissimo alla rappresentanza dei lavoratori e, più in generale, al loro potere contrattuale.

Più in generale, sostiene Cofferati, se le condizioni di lavoro peggiorano e la FIAT pensa di recuperare competitività internazionale incidendo sul costo del lavoro ed erodendo diritti acquisiti (ancorchè entro i limiti della legge), oltre che ponendo la questione in termini smaccatamente ricattatòri, occorre bocciare questo accordo.

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L'altro contributo arriva dalla Polonia e ci fornisce uno spunto che non avremmo pensato: la solidarietà dei lavoratori FIAT polacchi della sede di Tychy (in cui viene prodotta la Panda degli anni 2000, ad esempio) ai colleghi italiani della sede di Pomigliano d'Arco (NA), che risale a giugno scorso, prima che venisse indetto un referendum sulla proposta dei vertici della casa automobilistica di rinnovo contrattuale presso lo stabilimento partenopeo.

La dignità e le parole usate da questi lavoratori non hanno bisogno di introduzione e seguono qui.

(fonte www.agorapisa.it

La Fiat gioca moLto sporco con i Lavoratori”

Una lettera dei lavoratori Fiat di Tychy (Polonia) ai lavoratori di pomigliano d’arco

(Questa lettera è stata scritta il 13 giugno, all’annuncio della firma e dell’indizione del referendum)

La FIAT gioca molto sporco coi lavoratori. Quando trasferirono la produzione qui in Polonia ci dissero che se avessimo lavorato durissimo e superato tutti i limiti di produzione avremmo mantenuto il nostro posto di lavoro e ne avrebbero creati degli alti. E a Tychy lo abbiamo fatto.

La fabbrica oggi è la più grande e produttiva d’Europa e non sono ammesse rimostranze all’amministrazione (fatta eccezione per quando i sindacati chiedono qualche bonus per i lavoratori più produttivi, o contrattano i turni del weekend)

A un certo punto verso la fine dell’anno scorso è iniziata a girare la voce che la FIAT aveva intenzione di spostare la produzione di nuovo in Italia. Da quel momento su Tychy è calato il terrore.

Fiat Polonia pensa di poter fare di noi quello che vuole. L’anno scorso per esempio ha pagato solo il 40% dei bonus, benché noi avessimo superato ogni record di produzione.

Loro pensano che la gente non lotterà per la paura di perdere il lavoro.

Ma noi siamo davvero arrabbiati. Il terzo “Giorno di Protesta” dei lavoratori di Tychy in programma per il 17 giugno (2010 ndr) non sarà educato come l’anno scorso. Che cosa abbiamo ormai da perdere?

Adesso stanno chiedendo ai lavoratori italiani di accettare condizioni peggiori, come fanno ogni volta. A chi lavora per loro fanno capire che se non accettano di lavorare come schiavi qualcun altro è disposto a farlo al posto loro.

Danno per scontate le schiene spezzate dei nostri colleghi italiani, proprio come facevano con le nostre.

In qusesti giorni noi abbiamo sperato che i sindacati in Italia lottassero. Non per mantenere noi il nostro lavoro a Tychy, ma per mostrare alla FIAT che ci sono lavoratori disposti a resistere alle loro condizioni. I nostri sindacati, i nostri lavoratori, sono stati deboli.

Avevamo la sensazione di non essere in condizione di lottare, di essere troppo poveri. Abbiamo implorato per ogni posto di lavoro. Abbiamo lasciato soli i lavoratori italiani prendendoci i loro posti di lavoro, e adesso ci troviamo nella loro stessa situazione.

È chiaro però che tutto questo non può durare a lungo. Non possiamo continuare a contenderci tra di noi i posti di lavoro. Dobbiamo unirci e lottare per i nostri interessi internazionalmente.

Per noi non c’è altro da fare a Tychy che smettere di inginocchiarci e iniziare a combattere.

Noi chiediamo ai nostri colleghi di resistere e sabotare l’azienda che ci ha dissanguati per anni e ora ci sputa addosso.

Lavoratori, è ora di cambiare"

Reazioni:

1 commenti esagitati e considerazioni varie:

Mario ha detto...

grande articolo

 
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