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13.12.10

GLI ULTIMI... gli Ultimi sono tra Noi...

Gli Ultimi sono tra Noi...

Gli Ultimi sono Come le Stelle...

Tremano ma Non Svaniscono Mai...
La Loro Luce è Talmente Intensa che Non Si Vede...

Crea un' Ombra che Riflette i Colori dell'Infinito...

Gli Ultimi sono tra Noi...

In questo periodo Natalizio, dove splendidi addobbi e incredibili giochi di luci danno magicamente nuova forma, vita e colore a vetrine, strade e palazzi, ho pensato di tornare a scrivere un post per portare un po' di visibilità a coloro che solitamente appaiono come invisibili, cioè agli “Ultimi”...

Gli Ultimi, che in questo Mondo sono davvero in tanti. Tanti quanti gli angoli delle strade e quanti i vicoli della Terra...

Gli Ultimi, che tornano di moda solo durante i periodi delle Feste, perché servono ad alleggerire le Nostre coscienze...

Gli Ultimi, che sono come ombre formate dal sole, della civiltà e dal progresso...

Gli Ultimi, che si riflettono nello specchio delle debolezze e della fredda ragione. E' inutile cercare di capire un Ultimo, sarebbe un po' come sperare di captare segnali di vita da un altro pianeta con un cubo di Rubik.

Gli Ultimi, che sono davvero come quelle Stelle delle quali vediamo solo la Luce del loro Ieri. Stelle che ci appaiono tanto vicine mentre in realtà sono distanti anni-luce...

Così negli Ultimi vediamo solo le Ombre di coloro che furono, cioè persone rispettabili e distinte che nel corso della loro triste Vita, hanno visto scendere il Tramonto troppo in fretta.

Gli Ultimi, che sono coloro che un tempo avevano il cuore colmo d’amore, ma che ora di tutto quell'amore n'è rimasto null'altro che Polvere. Sottile Polvere di Stelle che il Vento trascina nel Mondo e che da qui si Disperde in tutto l'Universo...

Gli Ultimi, che sono semplici Ombre solo perché la società moderna non li vede e, se per “errore” li nota, li disconosce immediatamente...

Gli Ultimi, che se ne vedono molti con gli occhi rossi e una bottiglia in mano. Spesso questi Ultimi tra le labbra stringono gelosamente una sigaretta appena mendicata, che magari si fanno accendere da qualche venditore di morte appostato appositamente all'angolo di questa misera strada. E tra i vicoli di questi bassi, spesso si trova chi col sorriso beffardo propina nuova droga a questi Ultimi, testando così liberamente nuovi prodotti da sballo e, certi di fare un favore a questa malata società, spingono ancora più in fetta gli Ultimi verso l'Aldilà...

Gli Ultimi, che si aggirano tutto il giorno sotto i portici della stazione, o in luoghi popolati da passi svelti, che spesso all'imbrunire divengono anche la loro unica casa...

Gli Ultimi, che vestono sporchi, puzzano e frugano continuamente nel loro unico paio di pantaloni, nella speranza di ricavarne abbastanza da comprare almeno una bottiglia di vino. Anche perché per gli Ultimi ciò che importa unicamente è ubriacarsi...
Alcuni Ultimi fanno un gran rumore, spesso si fanno notare perché Urlano al Mondo la Loro Sorte. Mentre molti altri Ultimi rimangono in Silenzio, rassegnati e col viso inespressivo poiché hanno perso la capacità di emozionarsi. Immobili, forse come in attesa che qualcuno si accorga di questo Loro Silenzioso Urlare. Magari, piegati fra il viavai della Gente per Bene che Non li Guarda nemmeno di Striscio...

Spesso gli Ultimi sognano. Sognano di essere altri. Così, sotto la Luce Artificiale dei lampioni, certe sere d’estate, persi in questi loro sogni innocenti, gli Ultimi diventano Re. Le panchine dove essi trovano abitualmente rifugio, si trasformano come d'incanto in un Antichi Manieri. Per gli Ultimi questi sono attimi in cui la Luna diviene la Loro Amante. Praticamente la Compagna Ideale di questi novelli Poeti Sognanti...

Gli Ultimi, che si ritrovano liberi in un sogno mistico, aggrovigliati nell’innocenza della immaginazione dei Primi e degli Ultimi...
Ma non tutti gli Ultimi sono uguali uguali, infatti, tra immagini stanche di vecchi ossuti e sguardi vacui di uomini persi, ricordo l'Ultimo tra gli Ultimi o tra i Primi, costui si chiamava Cesare. Egli era un Ultimo per me un po' speciale. L'ho conosciuto quando già la corrente della vita lo aveva trascinato al largo del comune sentiero, lontano nei passaggi di un tempo che ha portato la sua anima alla deserta deriva di quel mondo solo suo. Un luogo perso tra la pazzia e il ricordo di un passato che ormai non c’è più o che magari non è mai esistito.

Vedevo Cesare quasi tutte le mattine, lo notavo mentre rovistava fra i bidoni della spazzatura, tutto intento a cercare chissà che cosa. Forse quelli che faceva quotidianamente tra quei bidoni erano gesti automatici. Magari erano gesti fatti per sentirsi importante, o magari erano gesti fatti solo per occupare le lunghe ore tra il nulla... Chissà!!! Sta di fatto che lo osservavo chino e curvo su quei mucchi di rumenta e, sembrava ancora più piccolo nella sua vecchia e stretta tuta di lana rosa. Sul capo portava un allegro cappello di tela, anch'esso usurato dal tempo e da chissà cos'altro. Puzzava come un cane bagnato. Spesso lo vedevo camminare a testa bassa, mentre giocherellava con le dita incrociate e tese dietro la schiena. Per la maggiore la sua espressione era quella di un bambino che aveva appena fatto una marachella e, aveva gli occhi vivaci di chi è capace di inventarsi la vita ogni giorno, al punto da crederci davvero. Parlava da solo il vecchio Cesare, perché se stesso era l’unico amico che gli rimaneva...

Per Cesare e per tanti altri Ultimi, restano solo gli eventi che ci dicono in modo spietato quello che siamo ed anche se il dolore non si cancella facendo rumore rimane qualcosa che si spezza dentro, un sentimento che somiglia alla rabbia. Un nodo sospeso tra l’impotenza e la rassegnazione. Abbandonato a se stesso, l’uomo che c’è dentro ogni Ultimo non è più un uomo, ma diviene il simbolo degli stracci che indossa. Forse, diviene addirittura, uno strascico vivente. Uno straccio che respira e vegeta, come corpi rarefatti e per sparire un giorno come l’immagine di un angelo agli occhi di un morente...

Gli Ultimi, che sono come le strade senza un nome...

Gli Ultimi, che appaiono eterei come veri angeli perché nessuno li vede, mentre per altri sono ribrezzevoli come riluttanti sorci e, per altri ancora appaiono amabili come cuccioli di gatto sperduti...

Proprio ora, mi ritorna alla mente un’altra ultima anima in pena. Anch'egli come l'Ultimo Cesare spesso girovagava solo nel mio paese. Lo rivedo così, mentre cammina sotto il sole cocente d’agosto e, mentre affronta le intemperie del vento e della pioggia in un inverno mai saturo di vite. E ricordo che a quest'Ultimo non parlava mai, invece delle parole pronunciava un tenui rantoli.
Questo Ultimo era minuto, magro, calvo, con un lungo naso e le labbra strette e sottili e, aveva occhi grandi come due fanali. Quando camminava lo faceva lamentandosi contro il mondo, portando in spalla una vecchia borsa di plastica ed una grossa e pesante chiave al collo.

Un altro Ultimo ancora, teneva volentieri la barba lunga sul volto smunto e non sembrava un Ultimo qualunque, capace magari di scomparire come per magia tra la folla...
Gli Ultimi… Ma quanti sono???... Qualcuno mai se l'è chiesto???...
Gli Ultimi, che vagano come anime in pena e tuttavia sanno essere felici, arrabbiati, affamati, stanchi, liberi e sognatori...
Alcuni Ultimi cantano come se il canto fosse una sfida da raccogliere, o come un orgoglio da ostentare alla presunzione di coloro che li considerano Niente... Nulla... Miseria...
Cantano per chi non riesce a capirli, o per chi pensa che nelle loro condizioni sarebbe più logico desiderare di morire a venti anni, piuttosto che desiderare di viverne novanta...

Eppure, malgrado il marchio dell’indifferenza e del ripudio, l'unica vera colpa degli Ultimi (se di colpa si tratta), è proprio quello di amare la vita intensamente e profondamente. Quindi, una grande colpa grava su questi poveri diavoli, dato che amando e vivendo così come fanno la loro misera vita, ci mettono inevitabilmente di fronte ad un triplice bivio: sospesi tra la Morte, la Paura, la Pazzia...
Per gli Ultimi esiste per fortuna il sorriso. Quest'arma, è il solo conforto e la sola ricchezza che essi hanno, perché il loro sorriso è come il vento e non ha colori...

Gli Ultimi, che sono prodighi di sorrisi, e col sorriso aspettano che la morte li venga a liberare da una vita che non ha avuto pietà...

Gli Ultimi, che sorridono fieri alla morte. Sorridono ad un'amica pietosa, che sotto il mantello non si sa cosa nasconda, ma forse, gli Ultimi con l'ultimo sorriso rivelan questo segreto...

Gli Ultimi, che si abbandonano all'ultimo viaggio, sdraiati su una panchina o sotto i portici di un quartiere isolato. Infatti, quando muore un Ultimo nessuno se ne accorge, perché un Ultimo non fa rumore e non provoca orrore. Un Ultimo non fa notizia e non suscita sensi di colpa...

Quando muore un Ultimo nessuno piange, anzi, qualcuno sorride, perché così la strada è più pulita.
Qualche anima volenterosa e buona li toglie dall’imbarazzo e dall’ingombro questi ultimi Ultimi, magari pagando perché qualcuno di questi venga sepolto in una fossa senza nome e senza croce...

Anonimi in un mondo anonimo...
E l'Ultimo altra colpa non ha, se non quella di essere unicamente nato e, poi unicamente morto senza lasciare un segno tangibile del proprio inutile passaggio...

In conclusione mi domando... Ma nessuno riesce a vedere la vera realtà???...

Tutti Noi dobbiamo il “coraggio di vivere” ad un Ultimo, poiché, il sole tramonta sempre sulle spalle di coloro che non osano più sperare oltre la disperazione e il dolore...

Ps. Riflettete, tutti Noi potremmo un giorno essere gli Ultimi degli Ultimi, o gli Ultimi tra gli Ultimi...

Lupo


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