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16.11.10

Ricifari vicequestore nell’Italia dei manganelli


Nel suo blog, Ulisse Acquaviva pone una serie di domande al vicequestore Ricifari, quello che a Brescia, dinanzi alle pacifiche proteste di un gruppo di cittadini, si è fatto saltare i nervi e ha ordinato “caricate” alla squadra di poliziotti in tenuta antisommossa, armati di tutto punto. Tra le domande, mi ha colpito questa:

(Ricifari) c’entrano qualcosa con i tuoi atteggiamenti le tue idee politiche, la tua personale antipatia per ogni forma di protesta anche legittima, il fatto che pur militando nel sindacato Siulp hai voluto affossare con la deplorazione e l’espulsione il ventenne Matteo Federici espulso dalla Polizia per aver espresso le sue opinioni, riconoscendo alcune ragioni dei movimenti contro la globalizzazione?”



Perchè in effetti anche a me era venuto in mente che l’abuso di potere manifestato, l’aver messo in pericolo la salute di una donna anziana (com’è evidente dal video al minuto 1:17)


sono proprio segni di una patologica insofferenza ideologica verso “la protesta” in se stessa, contro colui che evidentemente Ricifari considera “un amico che ha diversi nemici” e così trasformando cittadini inermi e perbene nel “nemico” da picchiare.

Acquaviva cita poi l’art. 17 della Costituzione Italiana. Vediamolo:

Articolo 17

I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi.
Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.
Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.

Se in Italia questo articolo della Costituzione è decaduto, bhe mi aspetto che qualcuno di istituzionalmente rilevante, lo scriva o lo dica. Così come scrivano o dicano che sono decaduti i requisiti di equilibrio mentale per chi ricopre incarichi di resposabilità inerenti alla pubblica salute di chi, liberamente, esprime dissenso nelle nostre strade.

Siamo arrivati che manco c’è piu’ bisogno di “agenti provocatori”: è sufficiente un vicequestore emotivamente instabile, affinchè si scateni la rissa per le strade, con brava gente che viene trattata da feccia e donne anziane che rischiano l’infarto. Eppure esprimersi pubblicamente è uno dei “diritti di cittadinanza” che s’insegnano a scuola.

Altra domanda posta al Tourettiano Ricifari da Ulisse Acquaviva è:

non capisci che scegliendo la strada del pugno di ferro e dimenticando il diritto a riunirsi dei cittadini stabilito dalla costituzione all’articolo 17 hai provocato solo violenze per strada, ulteriore danno di immagine alle forze di Polizia, e addirittura paura per la tua famiglia che è stata minacciata senza nessuna colpa, solo perché tu hai fatto male il tuo mestiere gestendo una situazione di ordine pubblico con cittadini disarmati molto peggio di come avrebbe fatto l’ultimo dei celerini ai tuoi ordini abituato a gestire gli ultrà armati di spranghe?”

Ha fatto male il suo mestiere. Questo è il dato da cogliere. Come un Bondi, che da ministro dei beni culturali, al posto che lavorare per mettere a frutto un capitale che vale 600 miliardi di euri, ha fatto quasi quotidianamente il presenzialista televisivo che sputava in faccia, metaforicamente, a qualunque interlocutore dicesse cose “non positive” sul suo padrone. Non paghiamo per queste attività un ministro dei beni culturali, mi sembra. Come non dovremmo pagare un responsabile dell’incolumità pubblica (leggi: sicurezza) che dimostra incapacità di mediare, di dialogare. Un personaggio, Ricifari, carente di competenza e di equilibrio, messo lì - in teoria per preservare la salute dei cittadini, per la “tutela pubblica”- e diventato, lui stesso , di nocumento al bene che doveva preservare.

Alla faccia del “governo del fare” e del richiamo gelminiano al “merito”. Uno dei mali politici dell’Italia è l’incompetenza. L’incapacità di fare il proprio lavoro con tutti i crismi, mettendo in atto le qualità necessarie. Certi “dirigenti” con buste-paga grassottelle e stabili nella crisi quando sbagliano non incorrono in nulla: non sanzioni, non richiami, non licenziamenti, non incidenti sul lavoro.

Spero che Berlusconi cada, ma non riesco a sperare che questa repressione senza senso finisca. Non sono nemmeno sicura di vivere ancora in un sistema definibile, almeno formalmente “democrazia”. Troppi “piccoli uomini” in posti di potere. Troppi quaquaraqua che danneggiano il bene collettivo. Forse tra mille anni cambierà :-)


give thanx Cloro


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