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8.11.08

Slow Food e Piemonte in Africa

La valorizzazione della produzione locale nei paesi in via di sviluppo può dare un contributo importante per il raggiungimento della sicurezza alimentare di milioni di persone che dipendono dall'agricoltura per la propria sopravvivenza, oltre a promuovere il mercato interno e d'esportazione.
Con questo intento è stato raggiunto un accordo tra la Fondazione Slow Food per la Biodiversità e la FAO nell'ambito di un programma di Sicurezza alimentare in Africa Occidentale finanziato dalla Cooperazione Italiana che coinvolge quattro paesi: Mali, Senegal, Guinea Bissau e Sierra Leone.
L'accordo di collaborazione è stato presentato a Terra Madre, kermesse di quattro giorni (Torino 23-27 ottobre) organizzata da Slow Food, evento che rappresenta la globalizzazione positiva, che ha visto la partecipazione di oltre 7000 piccoli produttori e operatori del settore agroalimentare provenienti da tutto il mondo che si sono confrontati su come promuovere una produzione alimentare sostenibile e rispettosa dei metodi tradizionali.
In paesi dove tra il 40 e il 50 per cento dellla popolazione adulta non ha mai frequentato la scuola, è importante che i contadini imparino pratiche agricole più efficienti, ma anche come avviare un piccolo commercio, come fare tesoro delle poche risorse a disposizione, come conservare e trasformare i prodotti per evitare che si debbano vendere al momento del raccolto.
La diversificazione della produzione è un altro elemento qualificante delle attività dei progetti, per evitare di dipendere da una sola coltura, com'è successo in Guinea Bissau, dove il crollo del prezzo dell'anacardo - che rappresenta il 90% delle esportazioni del paese - ha gravato sull'intera economia nazionale. Ma essa è anche una valida strategia per migliorare la produzione agricola ed incrementare la resistenza degli ecosistemi agrari al cambiamento climatico in corso.
"L'economia locale è una delle forze reali contro l'attuale crisi economica e finanziaria globale. Il modello di sviluppo basato solo su iperproduttività e profitto ha fallito: non ha sfamato il pianeta, lo ha inquinato ed ha pesantemente compromesso la biodiversità agroalimentare, che è l'unica garanzia per il nostro futuro. Occorre lavorare per tutelare i prodotti nazionali, rafforzare i piccoli contadini accorciando la distanza tra questi e i consumatori, promuovendo la cosiddetta filiera corta", dice Piero Sardo, presidente della Fondazione Slow Food per la biodiversità.
La produzione agricola dei paesi in via di sviluppo assai spesso deve competere con i prodotti di un mercato globale distorto dai sussidi e dagli incentivi che i paesi ricchi danno alla propria agricoltura. La difesa della biodiversità agroalimentare locale aiuterà a valorizzare le culture e le abitudini alimentari tradizionali, ed a proteggere i paesi poveri dal dover dipendere per il proprio fabbisogno alimentare dall'importazione di prodotti esteri.
Anche il Piemonte ha siglato, al Salone del Gusto, il "Protocollo d'Intesa fra Regione Piemonte e Fondazione Slow Food per la Biodiversità" alla presenza dell presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso, del presidente di Slow Food International Carlo Petrini, del Ministro dell'Ambiente e dello Sviluppo Rurale di Capo Verde Josè Maria Veiga, del Direttore Generale per i Paesi dell'Africa Sub-Sahariana Ministero Affari Esteri Giuseppe Morabito, dell'Ambasciatore d'Italia per l'Etiopia Raffaele de Lutio, del Presidente del Consorzio ONG Piemontesi Paolo Pozzo.
Il progetto vuol dare vita a un modello di sviluppo locale e sostenibile per garantire alle popolazioni la sovranità alimentare e il diritto ad un cibo buono e sano e si inserisce nel più ampio "Programma di sicurezza alimentare e lotta alla povertà in Sahel e in Africa Occidentale", avviato nel 1997 con il sostegno unanime della Giunta e del Consiglio regionale.
La Regione Piemonte ha investito finora 15 milioni di euro per la realizzazione di oltre 380 progetti del valore complessivo di oltre 30 milioni di euro. Sono stati coinvolti nel Programma regionale circa 800 soggetti piemontesi e oltre 400 partners africani.
Gli interventi realizzati riguardano diversi settori - ambiente, risorse idriche, agricoltura, zootecnica, formazione, sviluppo locale, educazione alimentare e rafforzamento istituzionale - e mirano a garantire la sicurezza alimentare attraverso ricadute dirette sulla popolazione beneficiaria per migliorarne le condizioni di vita. Otto sono stati sinora i paesi del Sahel e dell'Africa Occidentale coinvolti dal Programma di sicurezza alimentare della regione Piemonte: Benin, Burkina Faso, Capo Verde, Costa D'Avorio, Mali, Mauritania, Niger, Senegal, e nel 2008 si è aggiunta l'Etiopia.
L'olio di argan in Marocco, le comunità della pesca nel Senegal, la rete dei mieli di qualità in Etiopia, i prodotti Dogon nel Mali, l'educazione del gusto nelle scuole in Costa D'Avorio.. ecco alcuni esempi di attività realizzate in Africa da Slow Food e dalla Regione Piemonte.
Il Salone del Gusto ha ospitato una rete di mercati dedicati ai piccoli produttori locali, pensati per accorciare la filiera, garantire un giusto reddito ai contadini, offrire ai consumatori una spesa di stagione, locale al giusto prezzo.
Per esempio dal Mali è arrivato il mercato di Missira, quartiere della capitale Bamako, con le sue merci e alcuni produttori. Questo mercato è uno dei più antichi della città, da sempre luogo di incontro per produttori e commercianti, che lì vendono i loro prodotti tipici, dal burro di karitè al pesce, dai gioielli artigianali ai tessuti multicolori, dagli incensi alle piante medicinali. A partire dal 2000 i produttori e i commercianti di Missira, sotto la guida di Aminata Traorè, si sono riuniti in un'associazione per risanare lo spazio del mercato, che versava in condizioni precarie. La Fondazione Slow Food per la Biodiversità sostiene il progetto "Le soi, les voisins, le quartier" avviato dalle associazioni di quartiere. Grazie al lavoro di alcuni artigiani il mercato è stato ristrutturato con le pietre rosse tipiche della zona. Obiettivi del mercato della Terra di Missira sono: restituire ai contadini uno spazio per la vendita diretta dei loro prodotti, preservare la tipicità delle coltivazioni locali, favorire la creazione di cooperative di produttori o di piccole imprese artigiane, recuperare i saperi tradizionali.

Ecco due Presidi Slow Food in Africa
Il Presidio del miele bianco di Wukro (Etiopia). Wukro sorge su un altopiano di circa 2000 metri d'altitudine, la raccolta del miele e l'allevamento sono le uniche attività agricole da reddito praticabili. La produzione annua di miele in quest'area (circa 80-90 quintali) che, data la siccità della zona, è considerevole, è conferita dai membri dell'associazione Selam in un unico locale ed è venduta a intermediari provenienti da Makallè o da Addis Abeba a un prezzo stabilito dai membri dell'associazione.




Il Presidio dei datteri nell'oasi di Siwa (Egitto). Nota sin dall'antichità per l'abbondanza delle sue acque e la vivacità della vita civile e religiosa, la grande oasi di Siwa (300.000 palme da dattero e 70.000 olivi), si trova nella zona desertica dell' Egitto nord-occidentale, a pochi Km dal confine con la Libia. Il Presidio intende lavorare per valorizzare i datteri di migliore qualità dell'oasi, facendoli conoscere sul mercato nazionale e internazionale.


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