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8.10.10

medicina delle dipendenze

In un’epoca in cui i concetti di prevenzione e di riabilitazione sottendono sempre più una filosofia operativa fondata sul metodo scientifico, sulla obiettiva e diretta conoscenza dei fenomeni, e, soprattutto, su valori etici di rispetto della persona umana, la corretta informazione ed il continuo aggiornamento rappresentano strategie di intervento di grande importanza, in rapporto al mondo degli adolescenti e dei giovani. I fenomeni di uso, abuso e dipendenza da sostanze non solo risultano essere in sensibile crescita tra i giovani, ma sono, per propria natura, multiformi, complessi ed in continua e rapida evoluzione. Nella genesi del problema fattori biologici, psicologici e sociali possono essere evidenziati ed enucleati.

Risulta evidente che solo da un approccio clinico, integrato e multi-disciplinare, centrato sulla “persona” e le sue problematiche bio-psico-sociali, può essere raggiunto, non senza difficoltà, l’obiettivo di una efficace prevenzione e di una completa riabilitazione dei tanti giovani con storie di tossicodipendenza, cioè il loro completo inserimento nel contesto familiare, sociale e lavorativo. La presente opera può considerarsi un utile strumento informativo e formativo per gli operatori socio-sanitari, direttamente coinvolti nella prevenzione e nel trattamento delle dipendenze da sostanze e delle tante patologie ad esse correlate, ma anche un prezioso stimolo alla riflessione per i docenti, in ambito scolastico, per i genitori, in ambito familiare, per i responsabili della salute pubblica e delle istituzioni, ma anche per l’intero corpo sociale, soprattutto per i giovani, che sono chiamati ad affrontare le scelte di vita, da cui dipenderà il loro futuro, con senso di responsabilità. Nell’affannosa ricerca di una fraintesa felicità, confusa con una ricerca spasmodica del piacere “tutto e subito” molti giovani d’oggi hanno trasformato la loro esistenza in un inferno di desolazione, solitudine, sofferenza, disperazione e degradazione, precipitando se stessi e le loro famiglie nel vortice della droga. Perchè tanti giovani e tanti adolescenti esprimono così tanta violenza verso se stessi e verso il mondo che li circonda? “Perchè tanta distruzione è caduta sul mondo?” si chiede Misushima, il soldato sopravvissuto sul campo di battaglia, mentre suona ai suoi compagni deceduti l’Arpa birmana, nell’omonima opera. Nessuna giustificazione razionale può essere data della sofferenza, soprattutto di quella che viene inflitta a se stessi ed ai propri cari. Nessuna giustificazione razionale può essere data della morte di tanti giovani, per “overdose”, per AIDS o per incidenti del “sabato sera”. Con Misushima si potrebbe affermare: “… non si può che portare pietà lì dove è esistita solo crudeltà”, ma quanti dovrebbero provare questa pietà?

give thanx POT&Sandrino

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