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8.10.10

lettere dal Kirghizistan

dal diario di viaggio in Kirghizistan 08/2008

..suvvia, stiamo uscendo dalla Cina! Il nostro furgone non ci può accompagnare al confine kirghiso che sta circa tre chilometri più in là, oltre questa zona morta. Non possiamo neanche andarci a piedi perché dopo un po’ di cammino, al primo posto di blocco, i kirghisi ci fermano e ci fanno segno che così non possiamo sconfinare. Siamo sull'Irkeshtan pass che diamine! Saliamo su un tir cinese. Il camionista è molto gentile e ci carica sul camion. Vedo il confine. Il passaggio kirghiso è fatto in un attimo. Al di là ci attende un nuovo furgone che ci porterà a Sari Tash. Lo scenario montuoso è splendido. Il vecchio mercedes si inerpica lentamente sullo sterrato. Tra un picco, una vallata e un altipiano, scorgiamo le prime yurte e i pascoli che si perdono a vista d’occhio fino alle pendici delle montagne. Nel tardo pomeriggio siamo a Sari Tash. Diciamo che questa giornata di viaggio è stata bella intensa ma il posto dove sono arrivata mi ripaga degnamente: sono alle pendici del Pamir, in un altopiano a 3800 metri. Una meraviglia. Il villaggio è un paesotto di montagna con il centro con le casette in muratura col tetto in lamiera. C'è anche qualche carrozza cargo adibita a casetta con caldaia e canna fumaria annessa che fa tanto di dominazione russa. La via principale del paese si perde all’orizzonte e sembra congiungersi con le montagne in fondo. C’è una singolare pompa della benzina a lato strada: un cartello con scritto in russo CARBURANTE e una tanica di benzina posata su una sedia. Nella piazzetta del municipio spunta un busto argentato di Lenin che luccica come un gioiello. Noi stiamo in periferia dove ci sono le yurte e iniziano i pascoli. Questo campo è gestito da una kirghisa e da un bergamasco che sta qui da anni allevando cavalli e portando gli avventurieri in alta montagna. La nostra guida e il nostro autista sono pakistani e staranno con noi fino al confine uzbeko. La mia yurta! Da dentro osservo il cappuccio che la copre in alto, l’intelaiatura a doppia croce è disegnata in giallo sulla bandiera rossa kirghisa. Dicono che in inverno lasci entrare il caldo e protegga dal freddo. In inverno qui fa -30°C. Ceniamo con del buon plov e con del pane soffice soffice. La temperatura cala rapidamente.

I ragazzi del campo mettono i cappotti ai cavalli e li fanno entrare nella tenda-stalla. Nella yurta di fianco alla mia incontro dei ragazzi che stanno andando in Tagikistan e poco dopo il calar del sole arrivano una decina di motociclisti che stanno attraversando tutta l’Asia Centrale in moto. Che emozione dev’essere su queste strade e con questi panorami. La mattina all’alba nella yurta ci sono 8°C. Ho dormito anche bene, non pensavo. Quando esco c’è ancora la luna gialla in cielo e le montagne tutt’attorno mi lasciano senza fiato. Non c’è niente, solo qualche pascolo e il Pamir bianco e rosato che brilla al primo sole. Durante la notte la temperatura dev’essere andata sotto zero perché i fili d’erba sono ancora ghiacciati. Dopo una colazione a base di pane burro e marmellata fatta in casa, saliamo sul furgone alla volta di Osh. I nostri pakistani chiacchierano sorridenti, la strada è bruttina, il paesaggio bellissimo. Incrociamo almeno 2 tir ribaltati sui tornanti con le merci in strada e giù per la scarpata. Vita dura qui per i camionisti...e non solo per loro. Più a valle dopo due ore e mezza di viaggio sostiamo in un villaggio per una merenda in una piccola locanda. Praticamente è una casa dove dhe belle signore stanno impastando la sfoglia per fare i tortelli proprio come faceva mia nonna. Il ripieno ha un profumino invitante e i primi tortelli sono anche esteticamente fantasiosi. Quando ripartiamo ci portiamo con noi un signore. Anche lui è diretto a Osh. In strada incontriamo spesso greggi di pecore che ci rallentano la marcia, inoltre buchiamo. In serata finalmente ci ristoriamo in una bella guest house. Osh è una città in mezzo al niente. Pare piuttosto ordinata e in centro ha un colle che sembra una donna incinta sdraiata. Qui ci vengono in pellegrinaggio molte donne e molte coppiette in cerca di bambini...non sembra esserci molto in questa città però il Bazar è carino, molti banchi vendono i tipici cappelli di feltro bianchi e neri con la tesa arrotolata e i ricami in fronte e gli alimentari hanno tavolate intere coperte di frutta secca. Le donne sono sorridenti e gioviali. Sono belle. Alcune scure scure altre biondissime con gli occhi chiari. Tutti vogliono le foto: donne, uomini, bambini.

Con l’aiuto della nostra guida pakistana troviamo il mercato dell’oro e dei gioielli. E’ in un posto singolare. Un grosso capannone all’aperto con le donne in piccoli gruppi sedute a semicerchio, chi con la valigetta aperta, chi con la borsetta, tutte con una sfilza di gioie tra le mani: le mostrano alle possibili acquirenti, così...in modo naif...non avevo mai visto maneggiare oro e preziosi in questo modo in mezzo alla strada con tanta disinvoltura. Bizzarro posto questo incantato paese del kirghizistan.

















give thanx Rain Rongpuk

Reazioni:

1 commenti esagitati e considerazioni varie:

rongpuk ha detto...

Carlitos besitos ;)

 
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