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28.9.10

Islanda, Birgitta Jonsdottir: “Ecco come funziona il mio porto franco della libertà di espressione”

conferenzastampaBirgitta Jonsdottir (sito) trova che gli italiani abbiano un po’ troppi iphone. Ma anche che questo sia il paese, con il Regno Unito, più inguaiato d’Europa per quanto riguarda la libertà di espressione sulla rete. E cita legge Bavaglio e decreto Pisanu.

Birgitta Jonsdottir è anche la giovane deputata islandese che ha presentato la legge che va sotto il nome di Icelandic Modern Media Initiative. Un overview della legge è aquesta pagina. E poiché sia il suo sito che le pagine sulla legge sono in inglese la deputata cerca un/a volontario che le traduca in italiano. Si accettano auto candidature sul sito, ovviamente non ci si guadagna niente. Volontari, ha detto.

Questa che qualcuno ha dipinto come una pericolosa anarchica è arrivata ieri nel Parlamento italiano, alla camera dei deputati per la precisione, con proposte e idee assai chiare e con l’intenzione di risolvere i nodi che ancora ci sono nella piena realizzazione della sua legge. Non fa impressione sentirle dire che vuole realizzare un “porto franco” per la libera espressione sulla rete, proprio come certi paesi lo sono per i capitali che cercano di sfuggire alle tasse. Lo dice proprio così: “It’s a information heaven”.

Però l’idea non è affatto delinquenziale, anarchica, sovversiva. “Ci inseriamo in un quadro di legislazione internazionale”. L’Islanda offrirà ospitalità – ma non ospitalità di stato, tutto poi sta all’iniziativa dei privati, il governo cioè non ci mette la mani – a chi dissente e vuole pubblicare.

Ma con alcune discriminanti ben precise: niente pornografia infantile, niente “hate speech” cioè predicazione di odio razziale, religioso, sessuale. Niente “violazioni” in materia di privacy, cioè assunzione delle leggi generali sulla privacy. Ma – le è stato chiesto – facciamo il caso che il magistrato di un paese vi faccia una rogatoria per una causa di diffamazione. “S0no casi complessi e ci stiamo lavorando. Cerchiamo – e segnalateceli – casi di leggi nazionali che non riconoscano condanne pronunciate in altri paesi su materia di opinione e libera espressione. In ogni caso ci atteniamo alla legge islandese che in questo pone standard molto elevati”.

Il deputato radicale Matteo Mecacci, che ha organizzato l’incontro, magnificamente ignorato dai nostri media, ha ricordato che nello stato di New York non si riconoscono come valide le condanne emesse per reati di opinione pronunciate in alcuni paesi stranieri, nei quali non sono rispettate le leggi sulla libertà di espressione, privacy e libertà personale. Mecacci ha lanciato l’idea di una bozza di mozione su internet e la libertà di espressione che sarà lanciata in queste ore, come documento aperto alla discussione.

Ma torniamo alla IMMI. Come si dovrà fare per usare il “paradiso della libertà d’espressione?” Ci si dovrà registrare presso una autorità islandese ma il nome e gli altri dati saranno rigorosamente custoditi. Più che una legge, quella della Jonsdottir è un open work sulla libertà: “pensiamo a un premio internazionale, un riconoscimento per chi si batte per la libertà nel mondo”. Insomma un po’ studio un po’ battaglia. Con un nobel per la libertà. Non a internet. Alle persone. Fa strano ascoltare tutto questo nell’istituzione presieduta dall’ultima vittima della “macchina del fango”.

Aggiornamento ore 17,22: l’evento è riascoltabile qui

Di questo argomento si parla anche nel blog di Luca Nicotra, dal quale è tratta la foto. Birgitta Jonsdottir è la persona al centro dell’immagine


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