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22.7.10

viaggio all'interno di un pitone

L'impiego delle moderne tecniche di diagnostica per immagini consente di studiare l'interno degli animali in modo incruento e non invasivo. Un team di ricercatori danesi si è sbizzarrito e ha fotografato l'interno di pitoni, rane, lucertole e anguille, con risultati davvero suggestivi. (Focus.it 7 luglio 2010)

Vedere un serpente vi mette a disagio? Provate a immaginare come può essere fatto… dentro.
Henrik Lauridsen e Kasper Hansen, dell’università danese di Aarhus hanno in particolare voluto indagare per la prima volta ciò che accade all’interno di un serpente dopo il suo abbondantissimo e saltuario pasto.

Oltre le fauci del serpente
I ricercatori hanno servito un succulento ratto a un pitone burmese (Python molurus) di 5 kg e lo hanno poi sottoposto a TAC e risonanza magnetica dopo 2, 16, 24, 40, 48, 72 e 132 ore. Il risultato è la suggestiva sequenza di immagini che vedete nella foto qui sopra. Con il passare delle ore il topo sparisce dall’apparato digerente del pitone e, contemporaneamente, il suo intestino si espande, la sua cistifellea si comprime e il volume del cuore aumenta del 25% per compensare l’enorme richiesta energetica della digestione.
"Il pitone può mangiare un pasto equivalente alla metà del proprio peso corporeo, ma possono passare mesi tra un pasto e l’altro e ogni volta l’animale deve riavviare da zero il proprio sistema digerente" spiega Lauridsen.
Tra i vantaggi di questo studio i più evidenti sono di natura etica ma anche pratica: permette infatti di creare modelli 3D completi e realistici dell'interno degli animali senza doverli uccidere, ma anche senza incorrere negli errori di valutazione e analisi causati dalla cruenta (e crudele) tecnica della dissezione.

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