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26.7.10

Nel Ddl Intercettazioni rimane la norma che obbliga i blog alla rettifica entro 48 ore. Niente paura c'è sempre la possibilità di emigrare in Islanda!


Non voglio tediarvi con un excursus di quello che è il Disegno di Legge sulle Intercettazioni. Ricordo alcuni punti essenziali

  1. Il Ddl era nato per tutelare la privacy ma di fatto era diventato una limitazione alla libertà di stampa
  2. Con questa legge si rendono meno efficaci alcuni strumenti dei magistrati nella lotta al crimine. Penso soprattutto a quello considerato piccolo (donne molestate telefonicamente per esempio)
  3. La Presidente della Commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, ha apportato dellemodifiche che rendono meno rigida la censura: "Le intercettazioni possono essere pubblicate se hanno rilevanza sociale"
  4. Permane l'eliminazione della cosiddetta "Norma Falcone" con conseguenti probleminell'intercettazione delle associazioni a delinquere non mafiose

La cosa che riguarda più direttamente internet e i blog è però un'altra che in questi giorni, potrei dire anche in questo momento, viene dibattuta in rete con grande passione e grande impegno.

Una norma introdotta riguarda infatti proprio il mondo del web e non si capisce cosa c'entri con le intercettazioni telefoniche. E' infatti fatto obbligo a qualsiasi blog e quindi a qualsiasi blogger di rettificare nello spazio di 48 ore una notizia o un articolo che possa contenere una informazione non corretta.

In sostanza, se la norma venisse approvata, tutti i blogger dovrebbero stare all'erta perpubblicare una eventuale rettifica che gli sia richiesta pena una multa di 12.500 euro. Non c'è verso di fare neppure una settimana di vacanza tranquilli! E' evidente che questo porterà molti siti a una scelta drastica. O si chiude o si smette di occuparci di argomenti su cui i potenti, e i loro agguerriti avvocati, sono particolarmente sensibili.

Non si tratta di diffamazione perché questa è già ovviamente prevista dalla legge. Se con un articolo di un blog si diffama un cittadino si è già adesso giustamente passibili di azioni penali. Riguarderebbe per esempio anche una notizia non riportata in modo perfettamente corretto perché si è sbagliato un nome o una data o una citazione. Cosa ovviamente sempre possibile in siti gestiti da non professionisti.

A legislazione attuale succedono già cose come questa raccontata da Guido Scorza figuriamoci cosa può accadere se passa questa norma.

Mentre in Italia si va verso la censura del web, altri Paesi, per loro fortuna, vanno in tutt'altra direzione. E' notizia di poco fa che l'Islanda ha approvato all'unanimità una legge che potremmo definire "Senza Bavaglio". "Nessuno potrà in alcun modo impedire la divulgazione di documenti, la visione di siti e tutto il materiale che sarà immesso nei server islandesi."

Ma c'è di più (riporto da Repubblica):

Se uno Stato o un privato si ritenesse diffamato e ricorresse davanti ad una corte straniera, la società islandese proprietaria del computer (il server) che ha immesso in Rete carte segrete non solo non potrà essere intimidita con la minaccia di quei processi dai costi esorbitanti che stanno costringendo all'autocensura molto giornalismo occidentale, ma sarà autorizzata a rispondere con una contro-citazione davanti ad una corte dell'isola, dichiarandosi vittima di una minaccia alla libertà d'espressione.

Con questa norma l'Islanda potrebbe diventare il bunker del giornalismo investigativo. Si potrebbe sempre acquistare un dominio in quel Paese e postare notizie che potrebbero essere censurate altrove. Già adesso chi volesse divulgare intercettazioni dal contenuto significativo non dovrebbe fare altro che mandare le fotocopie del documento originale ad un sito specializzato nella divulgazione di segreti.

Wikileaks.org è un'organizzazione, con base ufficiale in Islanda, che verificherebbe l'autenticità del contenuto attraverso i suoi collaboratori in Italia quindi lo metterebbe in rete. Attraverso questo sito sono stati nelle ultime ore divulgati documenti riservati del Pentagono che illustrano la disastrosa situazione militare in Afghanistan e il doppio gioco del Pakistan. La Casa Bianca ha immediatamente protestato contro la diffusione di segreti militari. Da manuale la risposta del responsabile di Wikileaks: "Ci accusano? Allora buon giornalismo?"

Nei Paesi totalitari hanno da sempre tentato di mettere un freno alla libertà di stampa. Questo ha funzionato e funziona solo in quei paesi in cui queste norme sono accompagnate da una situazione istituzionale non democratica (Cuba, Iran, Birmania, Corea del Nord, ecc.). Quando si tenta di fare queste operazioni in Paesi in cui esistono comunque la libertà di associazione e non si rischia di finire in galera per le proprie idee si riesce solo per fare una figura meschina, addirittura controproducente.

Le intercettazioni della D'Addario sarebbero finite nei server di qualche altro Paese, così come quelle di Verdini, della P3 e del comitato d'affari della Protezione Civile. Chi avesse voluto ascoltarle lo avrebbe fatto comunque collegandosi su un sito estero.

Il problema semmai è quello della presenza di una doppia opinione pubblica: gli informatissimi che accedono alle notizie attraverso internet e i "meno informati" che continuano a conoscere solo quello che passa in televisione. Questi ultimi sono brillantemente rappresentati dalle straordinariee ormai celeberrime Ragazze Coatte di Ostia. Forse il vero obbiettivo è proprio quello di mantenere una parte dell'opinione pubblica uniformata a tale eccelso valore intellettuale.

Aggiornamento: Le notizie riservate sulla guerra in Afghanistan sono state immediatamente riprese dal New York Times, dal Guardian e dal tedesco Der Spiegel nelle loro edizioni online. Non si sono limitati a linkare i documenti presenti su Wikileaks ma li hanno ripubblicati eintegrati. Non si sono certo preoccupati delle conseguenze, hanno fatto solo il loro lavoro di giornalisti. Per noi italiani alle prese con questo dibattito di retroguardia non rimane che l'invidia e la mortificazione.

FONTE

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