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14.7.10

militari e sesso gay: dal nonnismo all'omofobia nelle caserme

Militari gay

Se i militari e i soldati delle caserme sono protagonisti di fantasie sessuali etero e gay, nella realtà spesso sono soggetti di incubi, di inferni personali senza sconti, tra le mura in cui urlare diventa inutile e chiedere aiuto non porta da nessuna parte. Un servizio de L’espresso ha voluto sottolineare questa situazione che si continua ad ignorare. Perchè spesso l’Italia è così: essere gay non è reato ma se qualcuno sospetta di te possono riempirti di pugni, schiaffi e sputi. E sempre nell’ottica del Belpaese civile.

Storie drammatiche, rivelate in quest’inchiesta che vuole evidenziare come, in realtà, le vessazioni continuano ad esserci, quotidianamente, anche in ambienti in cui una persona dovrebbe potersi sentire al sicuro.

Fabrizio ha 32 anni, un nome sulla carta stampata che non è il suo, e la carriera militare che sta seguendo anche per rendere onore a suo padre, valoroso generale. Ed è gay, senza che nessuno lo sappia, perchè nelle caserme è un qualcosa di cui non si può parlare apertamente: se scoperto viene soprannominato “vizio”. E Fabrizio è anche fidanzato:

“Lui è Francesco, caporale scelto. Ci siamo conosciuti in caserma due anni e mezzo fa e siamo innamorati. Quando stavo all’Accademia, avevo la ragazza. Poi l’ho incontrato…”

In America c’è il “Don’t ask Don’t tell” che vogliono annullare al più presto. Qui in Italia invece c’è l’ipocrisia. E se una legge è più semplice da modificare, per il nostro male la guarigione è lenta e dolorosa. E nascono le storie di Davide, 26 anni, alpino:

“Un collega mi dava della “checca” e mi chiamava “signorina”. Io non gli badavo, finché un giorno mi ha chiuso in un gabinetto, pretendendo un rapporto orale. Sono sbiancato e gli ho chiesto se fosse diventato pazzo. Ma da quel momento in molti hanno cominciato a evitarmi”

Oppure c’è Michele. Lui ha 33 anni ed è un sergente, un tempo molto legato ai suoi colleghi e in prima linea dal mattino alla sera. Fino ad un giorno in cui tutto è cambiato:

“Circa un anno fa dei colleghi hanno acceso il mio pc e trovato alcune fotografie. Nulla di sconcio, c’ero io con il mio ragazzo. Lui non fa il militare e, quando mi manca, guardo le foto. Da quel momento sono cominciati gli scherzi, anche pesanti. Mi urlavano “finocchio di merda” e una volta mi sono trovato con la faccia nel cesso”

In quel caso, si spera nel trasferimento. Ed è così che è andata anche per lui. Città diversa, nuovi soldati, un’esistenza forse dignitosa da poter vivere. Fino a quando, il passato torna a bussare alla porta, sotto la voce di un nuovo soldato:

“Sei il frocio di Torino? Ti salutano i tuoi ex colleghi”

A volte possono esserci denunce, si punisce il responsabile delle violenze. Ma se il branco è numeroso e maggiore della vittima? Semplice, si allontana il problema e la persona umiliata diventa anche “non idonea alla socializzazione”. Emarginato due volte.

Ma anche in passato, negli anni scorsi succedevano episodi simili, come racconta Mario, che ora ha 45 anni ed è tenente colonnello:

“A quei tempi succedeva di tutto in camerata. C’erano episodi di sesso forzato, anche di gruppo, per dividere la colpa e la vergogna. Non era facile tenere sotto controllo certe situazioni. Non c’erano le ragazze, gli abusi erano all’ordine del giorno e non venivano quasi mai denunciati apertamente, ma piuttosto classificati come nonnismo”

Radici d’odio lontane che riaffiorano anche nella mente e nelle parole di Luca, 21 anni, soldato anche lui, segretamente fidanzato da tre anni con un uomo

“Non voglio tornare ai tempi di mio zio. Alcuni commilitoni lo ubriacavano e abusavano di lui. Così nel 1986 mio nonno fu costretto a farlo rispedire a casa con la raccomandazione di un politico, perché non ebbe il coraggio di raccontare che suo figlio era stato violentato. Io vorrei vivere assieme al mio compagno anche con la divisa addosso”

Sesso violento, stupri, minacce e insulti. 2010: nulla sembra ancora cambiato da più di 20 anni fa. Ma queste sono le testimonianze senza nomi, le parole prive di un volto da parte di ragazzi spaventati, violati e a volte inermi. E’ tutto nell’ombra, quello che non si vuole vedere, l’elefante in salotto che nessuno vuole notare. E ricordiamoci che in Italia non ci sono discriminazioni per i gay nell’esercito: possono benissimo arruolarsi.

E pestati, violentati e umiliati
. Shhh, questo però è un segreto.

Reazioni:

1 commenti esagitati e considerazioni varie:

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