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1.7.10

dialetti


A tutt'oggi, le lingue diverse dall'italiano (parlate alloglotte di circa
600.000 persone) presenti nella nostra penisola sono le seguenti: franco-
provenzale nelle Alpi piemontesi, in Val d'Aosta e in due Comuni della Puglia;
provenzale nelle Alpi piemontesi e in un Comune della Calabria; tedesco
nell'Alto Adige e in altre zone alpine e prealpine; sloveno in alcune zone del
Friuli e nelle Alpi Giulie; serbo-croato in alcuni Comuni del Molise; greco in
alcune zone del Salento e della Calabria; albanese in alcuni Comuni del Molise,
della Campania, del Gargano, della Lucania, della Calabria e della Sicilia;
catalano nel Comune di Alghero e in Sardegna. Quelle riconosciute come lingue
ufficiali sono il francese in Val d'Aosta, il tedesco in Alto Adige e lo
sloveno in alcune zone del Friuli.

In Italia le prime parole in volgare si trovano in una serie di iscrizioni
latine (392, 404…). Di regola i documenti che ci sono pervenuti sono stati
compilati da persone che conoscevano perfettamente il latino e si sforzavano di
comunicare in volgare, per fissare regole comuni, rapporti giuridici, contratti
ecc.

Il famoso indovinello veronese, vergato da un amanuense che descrive con
ironia la propria arte, risalente all'inizio del IX sec.: Se pareba boves…,
manifesta una lingua certamente non più latina. Il Glossario di Monza del X
sec. ha 63 parole dell'Italia padana tradotte in greco. Con la Carta capuana
del 960 siamo addirittura in presenza, per la prima volta, di una frase in
volgare indicante un giuramento formulato da un giudice ai testimoni. Nel 1084
vengono trovate nella basilica di S. Clemente di Roma delle frasi ingiuriose in
un affresco di pittore ignoto.


Se poi prendiamo la situazione dei dialetti italiani la situazione si complica
incredibilmente. Infatti all'interno di tre grandi gruppi di dialetti:
settentrionali, toscani e centro-meridionali (cui bisogna aggiungere i dialetti
sardi e ladini), vi sono un'infinità di sottogruppi. Per quanto oggi relegati a
un uso quasi esclusivamente locale e familiare, continuano a sussistere,
costituendo un bacino di risorse espressive per la stessa lingua italiana. Non
a caso è notevolmente aumentato il loro studio da parte degli specialisti.

Questi nuovi strati cittadini ebbero subito bisogno di intellettuali non più
collegati alla Chiesa nι di provenienza nobiliare. Gli intellettuali però si
muovono ancora in un clima culturale dominato dalla teologia medievale, anche
se alcune correnti teologiche si vanno progressivamente laicizzando (ad es. lo
Stato non è più visto come "braccio secolare" della Chiesa ma come una naturale
forma associativa degli uomini). Ciò significa che i primi intellettuali dei
ceti mercantili e borghesi non potevano essere originali sul piano dei
contenuti, però lo erano sicuramente sul piano della forma espressiva. Infatti,
la più importante caratteristica del nuovo ceto intellettuale è l'uso del
volgare (cioè della lingua del popolo, in contrapposizione alla lingua dei
dotti, della cultura: il latino)

give thanx Sandra

Reazioni:

2 commenti esagitati e considerazioni varie:

EL POLA ha detto...

Brava Sandra..molto interessante..sarebbe bello approfondire sulle lingue tipo provenzale parlatoin Calabria..o il serbo-croato parlato in Molise, o il greco parlato al sud..il catalano e l'albanese..grandi curiosita'...

Sandra ha detto...

Grazie...vedo cosa riesco a fare per accontentarti ma sarà dura!!!

 
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