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20.6.10

Marchionne schiavizza gli operai italiani e balla il samba

Mi è stato chiesto di commentare le scandalose parole di Water Veltroni sulla “proposta-che-non-si-puo’-rifiutare” (pena: la morte civile ed economica di 5000 esseri umani) Marchionne. Ma io credo che una simile scorreggia politico-finto-letteraria non abbia davvero i numeri per essere presa in considerazione, se non fosse che qualcuno “lo vorrebbe fortissimamamente” pur di liberarsi del nano

Ma del resto di Veltroni in questo blog abbiamo già parlato (prego vedere il tag “veltroni”) e davvero non merita se non un’azione intestinale pari al suo valore politico. Non certo spenderci energie.

Piu’ che altro vorrei attirare la vostra attenzione sul veicolo che vedete in testata: si tratta della nuova “Uno” per il mercato brasiliano, elaborata dalla fiat automoveìsovvero la fabbrica delocalizzata con i nostri soldi (strapagati per la cassa integrazione) che non sono stati investiti qui da noi (e la fiat, oltre che gli pagavamo la cassa integrazione, piangeva miseria) ma laggiu’, nel paese del samba, del calcio e delle belle donne. Che con un mercato potenziale di 300 milioni di abitanti, un costo della vita (e del lavoro) molto piu’ basso del nostro, produce la bellezza di 800 mila utilitarie all’annosolo nello stabilimento di Betim (MG).
Si dice nell’articolo qui sopra linkato che:

Il Brasile è stato l’unico paese nel mondo a registrare una crescita industriale nelle vendite delle automobili “alla faccia” della recessione globale. Nell’anno passato furono vendute nel paese 3,14 milioni di nuove auto, con un incremento dell’11,4% rispetto al 2008 . Un record per questo tipo di industria.

E’ per questa ragione che il dott. Marchionne, prima che tirasse sto pacco agli operai di Pomigliano, a fine aprile si è fatto un viaggetto d’affari in Brasile (vediamolo mentres’abbrazza con Lula Da Silva in foto)

Ora: se è vero, come dice Marchionne, che la presenza in Brasile di Fiat ha 60 anni, è vero anche che “in quest’ultimo periodo ha rinforzato la sua presenza in termini di investimenti” E non si tratta di cifre da poco. Il rafforzamento avrebbe comportato un investimento di 6 miliardi di dollari, ma Marchionne a Maggio si è recato lì proprio per dire a Lula e al consiglio di amministrazione brasiliano che in realtà i soldi che ci metteranno saranno di piu’. Nel progetto ci sarebbero la produzione di macchine agricole e le jeep (costruite da fiat col marchio Chrysler che s’è comprata) molto adatte a quel tipo di territorio.

Ma perchè permettiamo a questa gentaglia (i signori FIAT) che ha sempre costruito in Italia i suoi profitti con il ricatto della possibile disoccupazione -e della conseguente cassa integrazione pagata dai cittadini italiani che ora rischiano un default alla greca- di ricattare, sfruttare, vessare, rovinare l’esistenza ai nostri operai ? Perchè non nazionalizzare la fiat italiana?

Se la fiat non puo’ pagare il dovuto agli operai, rispettando le leggi e la disciplina contrattuale vigente significa che dichiara di essere in crisi. “dichiara” anche se noi sappiamo che non è così. Lo stato dovrebbe “ridarci l’IRI” : è tanto fascista da pensare di ripristinare i “tribunali del lavoro” di corporazionista memoria, perchè non esserlo in questo, dimostrandosi almeno piu’ “popolar-fascista” anzichè fascio-borghese?

Ma i miei connazionali preferiscono che il Brasile perda la competizione calcistica, piuttosto che impegnarsi sul piano del lavoro, anche se il destino di Pomigliano è un “laboratorio” che si estenderà a tutta la penisola e quindi tra poco i “tifosi” avranno a che fare con altre problematiche .


GIVE THANX CLORO


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