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7.6.10

Il Profeta

Il Profeta
Un Prophete
(Why Not Production - 2009)
regia: Jaques Audiard
interpreti principali: Tahar Rahim, Niels Arestrup

Condannato a sei anni di prigione, Malik Ed Djebena non sa né leggere né scrivere. Fin dal suo arrivo, con i suoi 18 anni, è il più giovane e fragile dei detenuti del carcere. Rapidamente finisce sotto il giogo di un gruppo di detenuti corsi che fanno il bello e il cattivo tempo nell'istituto. Il ragazzo impara rapidamente e dopo alcune "missioni" portate a termine, si conquista la fiducia dei corsi. Ma altrettanto rapidamente, Malik utilizza la sua intelligenza per sviluppare discretamente la sua rete di interessi...
Figlio del celebre Michel, mostro sacro della cinematografia transalpina, Audiard si è sempre sporcato le mani con le tinte della crime story per portare sul grande schermo le avventure di travagliati anti-eroi. Con Il Profeta ha sovvertito i canoni del genere, svelando il recondito significato d’una realtà invertita e irredimibile. Questa maestria narrativa, combinata alla straordinaria interpretazione del giovane Tahar Rahim, gli è valsa il premio Grand Prix all’ultima edizione del Festival di Cannes e la nomination come miglior film straniero all’Oscar 2010. Tra le mani del regista parigino il prison movie si libera dei suoi più remoti miti di riscatto, quelli dell’evasione e della libertà, per edificarne di nuovi. Malik non si pone mai il problema della fuga, consapevole che l’unica chance ce l’ha tra le mura del penitenziario, al termine d’un brutale apprendistato all’Accademia della sofferenza e del delitto. Da un lato, la temibile malavita còrsa, dall’altro, les arabes e tra i due clan rivali si muove Malik, deciso ad apprendere da entrambe le scuole. E qui Audiard ricorre a un must delle narrazioni criminali, al conflitto – antico quanto il noir – tra nuove leve e vecchia guardia. Il Profeta non si sottrae al canone, ma lo aggiorna, offrendone una versione tagliente come lama di rasoio. I tempi sono cambiati. E sono cambiati pure i còrsi e gli arabi. Delle bische clandestine e degli alberghi equivoci non rimane traccia. Adesso la grana galleggia su fiumi di droga che confluiscono nelle periferie popolate dai maghrebini. C’è un mercato da controllare. Ma c’è pure la chiorma còrsa con i suoi variegati interessi, di cui Audiard documenta la vicinanza alle frange più radicali del movimento indipendentista. Insomma la situazione è confusa: dunque eccellente per chi è in grado di muoversi con lucidità nel pieno della bagarre, in attesa di un riscatto che ha il sapore della vendetta. Perché – prima o poi – l’allievo supera il maestro. E perché il Crimine è grande e Malik El Djebena è il suo profeta.

Note:
Gran Premio della Giuria al 62esimo Festival di Cannes (2009)
Candidato all'Oscar 2010 come miglior film straniero


Il Trailer:







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