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27.5.10

tutto sul pene pt2°

Per far raggiungere l’orgasmo basta un pene lungo otto centimetri, assicura l’andrologo Emmanuele A.Jannini, professore di sessuologia medica all’università dell’Aquila. «Una ricerca dell’ Università dell’ Aquila e della Sapienza di Roma, pubblicata sulla rivista medica “Urology”, dimostra che nella vagina ci sono gli stessi traduttori dell’eccitazione presenti nei corpi cavernosi maschili: nitrossido sintetasi e fosfodiesterasi. E che questi enzimi sono concentrati proprio nel primo terzo della vagina. Inoltre il maschio col pene piccolo spesso è più attento al piacere della donna: il superdotato, tutto fiero dei suoi attributi, talvolta è un amante distratto. Senza contare che un membro molto grosso, usato con troppa foga, può risultare troppo fastidioso perché causa lo stiramento dei legamenti rotondi, sorta di cordicelle non elastiche che trattengono l’utero».
Ad ogni modo, per i maschi insoddisfatti, c’è sempre l’intervento d’allungamento…«L’operazione – dice Jannini – è consigliabile solo a chi ha un vero micropene, al di sotto dei sette centimetri. Una ricerca dell’urologo americano Wessels rivela infatti che i pazienti con dimensioni medie e sogni da superdotati restano spesso delusi dall’intervento. Tagliando il legamento sospensorio che parte dall’osso del pube e arriva alla radice del pene (i centimetri in più si guadagnano cosi), il pene turgido non punta a novanta gradi o più ma verso terra». « E’ per tutti questi motivi», conclude Jannini, «che tra gli stessi chirurghi non c’è totale accordo né sul tipo di operazione da fare né sull’opportunità stessa di fare l’intervento di allungamento.
«In stato di erezione, col salire e scendere dell’eccitazione, le dimensioni cambiano continuamente, anche di 1-2 centimetri», spiega Emmanuele A. Jannini, professore di sessuologia medica all’Università dell’Aquila, «Ciò dipende soprattutto dal glande, che ha un suo corpo cavernoso (il corpo spongioso) più lento e meno efficiente degli altri due corpi cavernosi del pene. Molti uomini raggiungono infatti la massima erezione proprio al momento dell’orgasmo, quando il glande e gonfio e turgido. Ed è a ben pensarci, giusto che sia cosi: all’inizio della penetrazione il glande deve essere morbido per non far male, solo alla fine, quando la vagina è pienamente lubrificata e ingrandita, anche il glande può gonfiarsi al massimo. Inoltre, il fatto stesso di misurarsi riduce inevitabilmente l’erezione, e quindi la lunghezza viene sottostimata.
Per questo i medici fanno le loro misurazioni in condizioni di riposo, facendo perno sull’addome, alla radice del pene, prendendolo poi per il glande e stirandolo il più possibile in lunghezza. Non solo: come spiega Vincenzo Mirone, professore di Urologia all’Università di Napoli Federico II,
è stato dimostrato che un pene apparentemente piccolo, in erezione, acquista più centimetri d’uno vistoso. «Per la precisione: il pene medio acquista in erezione il 30/35 per cento di lunghezza, quello lungo il 10/15 per cento.«Nel corso degli ultimi sette-nove milioni di anni», dice Emmanuele Jannini, «il pene umano è diventato circa quattro volte più grande. Un aumento di taglia ancora più straordinario di quello conosciuto dal cervello. Ci deve dunque essere stata una ragione veramente speciale. Questa ragione, però, è ancora un mistero, sul quale si fanno per il momento solo ipotesi. Innanzi tutto, sgombriamo il campo dalla più ovvia e citata delle spiegazioni proposte: non è affatto detto che un uomo più dotato può soddisfare meglio una donna.

da “La macchina del tempo”.

Il micropene

É definibile quello inadeguato anche al semplice rapporto sessuale che miri ad una fecondazione e che sia quindi, in erezione, di calibro inferiore ai due centimetri e lunghezza inferiore ai sei. Il tutto relativamente alla corporatura e stato nutrizionale del soggetto, alla quantità di grasso pubico, alla conformazione del bacino, ma anche alla struttura generale e genitale della partner, ecc. Il grasso in eccesso, che negli uomini tende a depositarsi sull’addome,oltre a creare problemi durante il rapporto sessuale, fa sembrare il pene senz’altro più piccolo. Data la natura estremamente elastica e quindi variabile dei corpi cavernosi, costituenti la struttura del pene, non ha senso fare, valutazioni in condizioni di flaccidità.
Ancor meno ha senso valutare le dimensioni del pene in un giovane prima del completamento della pubertà: ci si può riferire a tutta una serie di parametri individuali, che evolvono progressivamente in assoluto e in relazione agli altri caratteri sessuali esteriori, che solo l’occhio esperto di uno specialista è in grado di valutare.

vignetta su dimensioni pene

Quando il pene fa “crack”

uomini focosi a rischio di rottura

Attenzione maschi latini troppo focosi sotto le lenzuola! L’ansia da prestazione e l’uso indiscriminato di aiutini per dare il meglio di sè possono avere fastidiose controindicazioni. Come la frattura del pene. Ebbene sì. Soprattutto dal ritorno delle ferie estive gli italiani si sentono rinvigoriti e carichi di entusiasmo sessuale, ma attenzione al “crack”. Nella sola provincia di Treviso, stando ai dati diffusi dall’ospedale Ca’ Foncello, ogni anno almeno 3-4 uomini vengono ricoverati d’urgenza per frattura del pene, ossia la lacerazione, più o meno grave, dell’involucro rigido chiamato tubica albuginea, dove si gonfiano i corpi cavernosi.

Ci sono dei casi che, pur avendo dell’incredibile, esistono e hanno portato nelle sale di Pronto Soccorso uomini con fratture del pene per “rotolamento nel letto sopra la propria erezione” oppure per “la caduta da una mountain bike” o ancora in seguito alla “caduta delle tavoletta del WC sul pene eretto fino al caso limite di “caduta accidentale notturna dopo essere inciampato sul cane che dorme a fianco del letto”.

Storie fantastiche? “Direi proprio di no”, spiega Edoardo Pescatori, responsabile dell’unità operativa di andrologia dell’Hesperia Hospital di Modena. “Le lesioni del pene possono avvenire in qualsiasi momento e in qualsiasi circostanza perché, non dimentichiamolo, l’organo genitale maschile, anche se ‘rigido’, è molto fragile e gli uomini non dovrebbero scordarlo”. Se a questo si aggiunge che circa il 7% dei maschi italiani soffre di “curvatura del pene” si può notare quanto la sessualità maschile italiana, nel Terzo Millennio, non brilli in serenità.

Si tratta, tipicamente, di traumi derivanti da rapporti sessuali vigorosi nei quali l’uomo “perde il controllo” della situazione. In Italia, sono circa 100 i casi annui di fratture del pene che vengono riscontrati dalle strutture sanitarie. E in estate è molto più facile che i maschi italiani si lascino andare molto più che durante l’anno. “Una precisa casistica nazionale”, continua Pescatori “non esiste perché non vi è un monitoraggio condiviso di tutte le strutture sanitarie.

Certo è che i casi di frattura del pene nei maschi italiani sono una realtà. Nella stragande maggioranza dei casi questi sono il risultato di rapporti sessuali vigorosi con bruschi disassamenti del pene durante il coito, più frequente in uomini non sposati. Ma, in generale, ogni trauma subito dal pene in erezione è a rischio per determinare una lacerzione dell’albuginea: il pene in erezione infatti è fragile se esposto a traumi: come un palloncino gonfio che, se pestato, esplode”. Le soluzioni? “Anche se perdere il controllo durante l’atto sessuale, talvolta, può essere appagante, gli uomini non devono dimenticare mai di mantenere saldamente le briglie della situazione”.

Reazioni:

1 commenti esagitati e considerazioni varie:

eiaculazione precoce rimedi ha detto...

e questo è un post davvero interessante! Bravo!!

 
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