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9.4.10

STEFANO BENNI: PANE E TEMPESTA



STEFANO BENNI


PANE E TEMPESTA


Casa Editrice: Feltrinelli










Montelfo non dormì bene quella notte. Civette e gufi sembravano amplificati col microfono. I cani ululavano con inconsueta mestizia. E il vento soffiava a raffiche improvvise, come se anche lui, ogni tanto, si destasse da un brutto sogno. All'alba le ruspe ripresero a marciare e gli alberi a cadere. Gli animali terrorizzati fuggivano dal bosco, e le auto li massacravano sulla strada. Un cinghiale si scontrò con un guidatore di Suv che andava a centocinquanta. L'animale ebbe la peggio. Il cinghiale invece se la cavò con una zampa rotta. Uomini in camice salirono in paese, con strani strumenti, a prendere misure e a tracciare segni. Come se da quei segni avessero dovuto nascere crepe e tagli e divisioni, e il paese fosse una torta da mangiare fetta per fetta. Il nonno annusò l'aria e sentì odori nuovi. Sicuramente c'era l'odore di polvere alzata da un martello pneumatico che bucava la strada. Poi il gas vomitato da un grosso camion. Ma c'era anche un odore diverso, che si avvicina e mutava a ogni soffiar di vento. Come quando si apre una soffitta chiusa da tempo. Qualcosa che veniva da lontano.E la vide subito, a nord: una nuvola nera, gonfia, piena do occhi e tentacoli  . Le altre nubi si muovevano veloci. Quella si avvicinava lenta, come una gigantesca astronave. Il nonno sapeva che la nuvola sarebbe calata sul paese. E dentro quella nube nessuno riesce a vedere cosa ha vicino. Il nemico non ha più volto, un amico diventa un'ombra ostile. E ognuno cammina a pugni in avanti, per non sbattere contro qualcosa. Ogni voce suona minacciosa. Tutti siamo stranieri e invisibili uno all'altro.Quella nuvola poteva ubriacare come i gas sul fondo di un tino, come i miasmi di una fabbrica, come un profumo esagerato o come l'odore della polvere da sparo. Poteva mettere il padre contro la madre, il figlio contro il padre, i giovani contro i vecchi e i vecchi in odio tra loro. Sotto il suo scuro mantello, in nome di nuove paure sarebbero stati commessi vecchissimi delitti. Sarebbero stati dimenticati i morti. La nuvola avrebbe coperto di muffa le fotografie, e avrebbe fatto marcire i libri.Il nonno ricordò la sua vecchia tipografia. Le parole che nascevano dal piombo, dalle presse, dalla fatica notturna. Ora le parole sibilavano nei cavi, volavano attraverso l'aria.Ma allora come ora, non erano uguali per tutti.Chi fa crescere quella nuvola, pensò il nonno, vuole che le parole non abbiano più la loro anima, che è lieve e pesante, poesia e spada, graffio sulla roccia e fatica sulla pergamena. Ci vuole muti, spaventati, obbedienti. Vuole che rivolgiamo il nostro odio non contro la sua nera potenza, ma contro i più deboli di noi. E la nuvola beve i nostri pensieri.






Torna Stefano Benni e ritorna anche il mitico Bar Sport con vecchi e nuovi personaggi. Questa volta però i nostri eroi dovranno difendere il loro paesino dall'incedere violento di un progresso che ci vuole tutti consumatori ignoranti.Un altro libro divertente, triste, fantasioso ma sempre reale. In fondo Benni ci ha abituato così, ed io come tanti altri aspettiamo con trepidazione ogni suo lavoro. Non credo ci sia altro da dire, se non, BUONA LETTURA!


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