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2.4.10

la farmacia-assassina non vende condom per motivi religiosi.

isola%20tiberina+html by you.

La notizia ha dell’incredibile. Nel 2010, a Roma, la capitale d’Italia, paese dell’Europa, Mondo, c’è una farmacia che si rifiuta di vendere preservativi. Già. “Embè? Si può andare altrove”, il commento del qualunquista di turno. E, invece, no. Perché i signori farmacisti, che formano una lobby tanto potente quanto quella dei tassisti (di cui ho già detto cosa penso), oltre ai soliti prodotti spilla-soldi, devono anche vendere condom. Devono. E, invece, in una farmacia romana, che si trova sull’Isola Tiberina (in foto), questo non avviene. A chi si presenta al banco, chiedendo condom salva-vita (sì, proprio salva-vita), viene risposto in maniera laconica: “Non li abbiamo per motivi religiosi”. Vergognose facce di bronzo.

Durissime le reazioni, da ArciGay (“scelta scellerata”) al Codacons, l’associazione dei consumatori, che propone di boicottare la farmacia. I cittadini stanno anche valutando la possibilità di denunciare i titolari della farmacia, visto che – hanno spiegato – “è illegale non vendere condom”. “Altro che pillola del giorno dopo o pillola RU486 – hanno proseguito – il preservativo è un presidio sanitario nazionale, tra l’altro sottoposto al controllo del Ministero della Salute, e in quanto tale ai farmacisti non dovrebbe essere consentito di rifiutarsi di venderlo”. E arriva la conferma di un esperto: “I preservativi sono un presidio sanitario. Non sono solo un anticoncezionale ma prevengono malattie sessualmente trasmissibili quindi non ci si può rifiutare di venderli. Sono tenuti a farlo”, dice l’immuno-infettivologo Fernando Aiuti che è anche presidente della Commissione politiche sanitarie del comune di Roma.

Sono schifato. Questa è la religione che uccide.


give thanx River


Reazioni:

12 commenti esagitati e considerazioni varie:

Polino ha detto...

......senza parole....bisogna denunciarli!!!!!!!!!!

Ilaria ha detto...

certo che sono obbligati! spero che vengano radiati dall’ordine, ma di solito si comincia solo con un richiamo formale. magari però poi li terranno sotto controllo. queste cose mi danno la nausea. questo è un atto che non ha nulla di cristiano.

Marco ha detto...

Che vergogna!
Certo che è illegale, come è illegale quando si rifiutano di vendere la pillola del giorno dopo.
I farmacisti sono una categoria con cui a volte mi è capitato di scontrarmi, soprattutto quando manifestano le loro ambizioni “wannabe a doctor”. Ad esempio una volta si sono rifiutati di vendere ad una paziente un ansiolitico da me prescritto. Quando l’ho saputo sono andato a verificare e il farmacista mi ha risposto: “Se lei ha il coraggio di dare alprazolam ad una 22enne, io non ce l’ho!”. Al che ovviamente è partita la mia ira furibonda. Ma a parte tutto, non possono permettersi di fare certe cose, sono sullo stesso livello del Papa che dice agli africani di non usare il preservativo!Spero qualcuno li denunci!

AlessioDB ha detto...

E SMETTIAMOLA DI PARLARE DELL’IRAN. NOI I TALEBANI DEL VATICANO LI ABBIAMO NELLE REGIONI DI DESTRA.
Se gli obiettori non hanno voglia di lavorare in uno Stato nel quale non si riconoscono, se ne possono pure andare a svolgere la loro professione nella Città del Vaticano. Il 13 settembre scorso, durante il congresso mondiale della Federazione Internazionale Farmacisti Cattolici in corso a Poznan, in Polonia, Ratzinger ha invitato i “suoi” farmacisti a mettere in pratica la disobbedienza civile, circa l’uso dei prodotti anticoncezionali, tipo la RU486, la pillola che sostituisce l’aborto chirurgico. Ovvia la scomunica per chi la prescrive e per chi la usa. «Nella distribuzione delle medicine – sottolinea il Pontefice – il farmacista non può rinunciare alle esigenze della sua coscienza in nome delle leggi del mercato, né in nome di compiacenti legislazioni. Il guadagno, legittimo e necessario, deve essere sempre subordinato al rispetto della legge morale e all’adesione al magistero della Chiesa”. Ignazio Marino, candidato alle primarie per la segreteria del Partito democratico, ha affermato al riguardo che “in Italia ci sono delle leggi cui i farmacisti devono obbedire. Se non si sentono in grado di obbedire alle leggi di uno Stato laico possono rinunciare ad avere una farmacia” .
In uno stato che apparentemente si professa laico e repubblicano, i preti hanno organizzato attraverso i nostri media una campagna violentissima contro le donne, che sono costrette ad abortire a causa di condizioni contingenti sfavorevoli.
LA RELIGIONE CHE UCCIDE
COME LA CHIESA DEVIA IL DESTINO DELL’UMANITÀ

UPclose ha detto...

e al vaticano non li vendono e ok, ci sta. Ora se però tutte le farmacie dovessero vendere prodotti in base ai loro credo religiosi, ma dove si va a finire? a prescindere dal fatto che sia illegale, come si fa a non essere schifati eticamente verso un tale atto di irrispettosa e pericolosa arretratrezza mentale?

Rick ha detto...

A Bologna, alla centralissima farmacia in via ugo bassi, mi sono visto rispondere personalmente la stessa cosa. Motivi religiosi. La farmacia è di proprietà di ecclesiastici (?).
Senza parole.

g ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Aran ha detto...

Ora.. può essere una scelta scellerata, discutibile, commentabile, sciocca, condivisibile (eh beh ci potrebbe pure essere qualcuno che la pensa così)… per me è una scelta anacronistica ma tant’è … dire che “è obbligatorio vendere i preservativi” mi pare un pò forte…
non penso sia una farmacia comunale… nè l’unica farmacia in tutta Roma

g ha detto...

Smettiamola di attaccare sempre il Vaticano!
Se sono contrari all’aborto e ai preservativi hanno le loro validissime ragioni, se nessuno fa più figli dove li vanno poi a trovare i bambini da violentare?

r_ca ha detto...

Se non li vogliono vendere ben per loro, li andremo a comprare altrove e saremo ben più soddisfatti del solito a pensare che siamo stati con qualcuno per condividere il piacere (alla faccia loro!) piuttosto che per condividere un virus! :)

Lollo ha detto...

ma vaffanculo va'

Imma ha detto...

Una farmacia non si può rifiutare di vendere preservativi. Non scherziamo

 
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