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23.2.10

Amabili Resti

Amabili resti
The Lovely Bones

(WingNut Films - 2009)
regia: Peter Jackson
interpreti principali: Mark Wahlberg, Saoirse Ronan, Stanley Tucci, Susan Sarandon
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C’era un’attesa quasi spasmodica nei confronti Amabili Resti, film di Peter Jackson tratto dall’acclamato best-seller di Alice Sebold. Difficilissimo era riuscire a portare sul grande schermo il limbo vissuto da Susie Salmon, quattordicenne barbaramente uccisa e pronta a vegliare dall’alto, prima di arrivare in Paradiso, la propria amata famiglia. Un’adolescenza felice. Un amore finalmente ricambiato. Un primo bacio sognato giorno e notte. Una passione, per la fotografia, improvvisamente sbocciata. Una famiglia amorevole, felice, affiatata. Una vita da vivere ancora in tutta la sua interezza, fino a quando un vicino di casa non ti uccide barbaramente, a soli 14 anni. Un omicidio che distrugge non solo te, ma anche chi ti stava intorno, volendoti bene. Jackson regala momenti di grandissimo cinema, volando alto con la fantasia nel dover rappresentare l’onirico limbo in cui finisce la piccola Susie, riuscendo tra l’altro a mantenere quello strato noir a tinte thriller, alternato al lato fortemente drammatico, che caratterizza la storia scritta da Alice Sebold. L’impeccabile lavoro sui costumi, sulle scenografie, sulla cupa, solare, paradisiaca e minacciosa fotografia, sugli effetti speciali e sulla sceneggiatura, ben calibrata tra voce fuori campo di Susie che ci racconta gli avvenimenti e gli stessi avvenimenti, che si alternano al suo racconto, è evidente. In stato di grazia tutti gli attori principali, decisamente sopra i loro standard abituali. Convincente e commovente la piccola e bravissima Saoirse Ronan, che si conferma dopo l’exploit in Espiazione (candidata all’Oscar a 13 anni!). La sua Susie sembra uscita dalle pagine del romanzo, dolce, sognatrice, innamorata, sofferente ed ingenua 14 enne, con quegli occhi azzurri che bucano letteralmente lo schermo. Bravi anche Mark Wahlberg e Rachel Weisz, genitori distrutti dalla morte della propria amata figlia e un’inedita Susan Sarandon, nonna cinica e alcolizzata. A stupire però, finendo per stare una spanna sopra tutti gli altri, è Stanley Tucci: il suo diabolico assassino colpisce nel segno, evitando di finire nel clichè del genere, regalando una performance esaltante. Il suo parlare sbiasciato, la sua risata luciferina, gli occhi di ghiaccio che trasudano una lucida ed insensata follia, sono da Oscar. Ciò che ne resta è un film unico nel suo genere, visti i tanti generi trattati, ben amalgamati da una regia che trasuda capacità e da una colonna sonora (di Brian Eno) che, strizzando l’occhio al new age, riesce perfettamente a dimenarsi tra tensione, commozione e mondi a noi sconosciuti.

il trailer:


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