♣ TEMPLATE IN ALLESTIMENTO... stay tuned ♣

16.2.10

AFRICANI, eroi d' Italia


Articolo di Roberto Saviano pubblicato il 24 Gennaio 2010 dal New York Times ( ma non dai giornali italiani...)


Napoli, Italia

Quando ero adolescente, qui i ragazzini sparavano in testa ai cani. Era un modo per prendere confidenza con una pistola, per sfogare la propria rabbia su un’altra creatura vivente. Ora sembra che vengano usati gli esseri umani come bersaglio per la pratica.

Questo mese, c’è stata una rivolta originata da immigrati africani a Rosarno, nel sud Italia, dopo che almeno un immigrato era stato colpito con una carabina ad aria compressa. I disordini sono stati largamente descritti come scontri tra immigranti e nativi italiani, ma in verità si è trattato di una rivolta contro la ‘Ndrangheta, la potente mafia calabrese. Chiunque cerchi di negare o minimizzare questa causa, non conosce questi posti, dove ogni cosa – lavoro, stipendi, abitazioni – è controllata da organizzazioni criminali.

I fatti di Rosarno hanno rappresentato il secondo episodio di rivolta violenta contro il crimine organizzato in Italia negli ultimi anni. Il primo era avvenuto a Castel Volturno, una cittadina vicino Napoli, dove sicari della cosca locale, la Camorra, avevano ucciso sei africani. Il massacro era diretto a intimidire e invece ha fatto esplodere la rabbia degli immigrati.

A Castel Volturno, gli immigrati lavorano nell’edilizia. A Rosarno, raccolgono arance. Ma in entrambi i luoghi, la mafia controlla tutte le attività economiche. E gli unici che finora hanno avuto il coraggio di ribellarsi contro di essa sono gli africani.

Un immigrato che arriva in Francia o in Gran Bretagna sa che dovrà rispettare la legge, ma sa anche che avrà diritti reali e tangibili. Non succede lo stesso in Italia, dove la burocrazia e la corruzione fanno sembrare come se le uniche garanzie siano proibizioni e legge della mafia, sotto la quale non esistono diritti. La mafia permette agli africani di vivere e lavorare nei propri territori perché ne trae profitto. La mafia sfrutta queste persone e offre loro uno spazio per vivere in aree abbandonate fuori la città, scoraggiando la polizia a fare troppi controlli o a rimpatriarli.

Gli immigrati accettano per il momento paghe miserabili, orari da schiavi e condizioni di vita precarie. Hanno già dato tutto quello che possedevano e rischiato tutto quello che avevano solo per arrivare in Italia. Ma erano venuti per cercare una vita migliore per loro stessi, e non lasceranno che nessuno porti via da loro quell’opportunità.

Ci sono anche italiani nativi che rifiutano la legge della mafia, ma hanno i mezzi e la libertà di lasciare posti come Rosarno, diventando anch’essi emigranti. Gli africani non possono. Devono fronteggiare i clan. Sanno che devono agire collettivamente, perché è l’unico modo per proteggersi. Altrimenti finiscono per essere uccisi, il che succede a volte anche ai lavoratori immigrati europei. E’ sbagliato vedere i rivoltosi di Rosarno come criminali. I disordini di Rosarno non volevano essere un attacco alla legge, ma un modo per avere accesso ad essa.

Ci sono anche criminali africani ovviamente, mafiosi africani che fanno affari con la mafia italiana. Una quantità crescente della cocaina arriva dal Sud America passando per l’Africa Occidentale. Le organizzazioni criminali africane stanno accumulando un potere enorme, ma i poveri lavoratori africani in Italia non sono i loro uomini. Lo stato italiano dovrebbe condannare la violenza delle rivolte. In seguito ai disordini di Rosarno il governo ha trasferito più di mille immigranti in centri di detenzione, a quanto pare per la loro sicurezza, e ha distrutto il campo rudimentale dove molti di essi vivevano. Questo è il tipo di reazione che incoraggerà quegli stessi immigrati a vedere le organizzazioni criminali africane come una protezione necessaria.

Per ora la maggioranza resiste; sono venuti in Italia per migliorarsi, non per fare i gangster. Ma se gli africani di Rosarno fossero stati organizzati a livello criminale, avrebbero avuto modo di negoziare con la mafia calabrese. Sarebbero stati capaci di ottenere condizioni di vita e di lavoro migliori. Non avrebbero dovuto ribellarsi.

L’Italia è un paese che ha dimenticato come i propri emigrati sono stati trattati negli Stati Uniti, come la discriminazione che hanno sofferto è stato esattamente quello che ha permesso alla mafia di mettere radici anche lì. E’ stato estremamente difficile per molti immigrati italiani, che non si sentivano protetti o rappresentati da nessun altro, riuscire ad evitare i tentacoli della mafia. Basta ricordare Joe Petrosino, ufficiale della polizia di New York di origini italiane, ucciso nel 1909 per aver combattuto la mafia, per capire il prezzo che hanno pagato gli italiani onesti.

Gli immigrati sono venuti in Italia a fare lavori che gli italiani non vogliono fare, ma hanno anche iniziato a difendere diritti che gli italiani stessi sono troppo vili, indifferenti o esausti per difendere. A questi immigrati africani io dico “non andatevene, non ci lasciate soli con la mafia”.


traduzione di ItaliaDallEstero.inf



Reazioni:

1 commenti esagitati e considerazioni varie:

verdiana ha detto...

saviano è un grande

 
Design by Free WordPress Themes | Bloggerized by Lasantha - Premium Blogger Themes | Best WordPress Themes