♣ TEMPLATE IN ALLESTIMENTO... stay tuned ♣

24.12.09

Una stufa "tortonese" protagonista a Copenhagen

Alessandria - Non c'erano solo i giovani ambientalisti arrestati e poi subito rilasciati a rappresentare la provincia di Alessandria al vertice internazionale sul clima di Copenhagen. L'ingegnere tortoneseNathaniel Mulcahy (primo a sinistra nella foto) ha presentato nell'ambito della manifestazione la sua Lucia Stoves, recentemente esportata anche in Africa e in Sud America.

"E' stata un'esperienza bella e importante - sottolinea Mulcahy - in cui ho scelto di rappresentare, con un certo orgoglio, l'Italia e non gli Stati Uniti, anche per sfatare il mito di un paese che all'estero viene visto come straordinario se si parla di cibo o di mare, mentre sul fronte dell'eccellenza tecnologica diciamo che talora sconta un certo scetticismo".

Insomma, definirsi italiani quando si gode, come nel caso dell'ingegnere di Tortona, della doppia nazionalità, è un atto anche di coraggio, oltre che di amore per il nostro paese.

Del resto l'inventore della Lucia Stove può permetterselo, avendo la sua tecnologia già ottenuto importanti riscontri presso l'Onu, che ha deciso di puntare (anche) su questa soluzione per combattere disertificazione e povertà in diverse aree del pianeta.

"Sto esportando la mia invenzione in Africa e in Sud America - sottolinea l'ingegnere - e proprio a Copenhagen ho consolidato una serie di contatti e relazioni che, credo, a breve dovrebbero permettere di siglare nuovi accordi".

La WorldStove, azienda di progettazione e consulenza ingegneristica fondata da Mulcahy cinque anni fa, è citata anche sul numero di The Economist dello scorso 27 agosto. Una testata che non ha bisogno di presentazioni, e che certo non regala troppe menzioni alle imprese italiane. Nathaniel Mulcahy ha inventato e brevettato la Lucia Stove, una stufa a bassissimo costo originariamente pensata per i mercati poveri del terzo mondo, ma che con adeguati accorgimenti e modifiche potrebbe diventare anche uno strumento rivoluzionario per i mercati occidentali, in grado di produrre energia assolutamente pulita e non inquinante, partendo da materie prime quali il pellet, o gli scarti di lavorazione dell'agricoltura.

E alla base della sua attività c'è un importante ricordo personale. Nato in Georgia da padre americano e da madre italiana, l'ingegnere è tornato a Tortona, città di origine della madre, alcuni anni fa, e ha lavorato come direttore della ricerca in un'azienda piemontese di elettronica. In qualità di inventore, aveva già disegnato Venus (un rasoio Gillette), Speed Stick (un deodorante Mennen) e anche una sedia a rotelle capace di anticipare gli attacchi di epilessia e di contrastarli (non prodotta da nessuno). Il 29 ottobre del 2004 l'evento che gli cambia la vita. Mulcahy cade dalle scale e si rompe letteralmente l'osso del collo. I soccorsi arrivano quasi cinque ore dopo e lo trovano ancora vivo, solo perché la sua cagnetta aveva usato il muso per tenergli la testa sollevata, e il corpo e le zampe per reggergli la schiena. "Senza di lei sarei morto - racconta - Da quel giorno, ho deciso che non volevo più lavorare per far ricca un' azienda, ma per migliorare il mondo. A tempo pieno".

"La Lucia Stove - spiega l'ingegner Mulcahy - ha superato una serie di test e verifiche tecniche internazionali, e soprattutto ha incontrato l'interesse di importanti paesi africani. Ora siamo nella fase della definizione dei criteri di produzione dei pezzi (si parla di diversi milioni di esemplari), che verranno realizzati sul nostro territorio e poi consegnati, tramite l'Agenzia per lo sviluppo, ai diversi paesi di riferimento". Ma ora l'invenzione dello scienziato tortonese-americano sta suscitando un crescente interesse anche nei paesi occidentali (dagli Stati Uniti all'Europa), poichè, con adeguate trasformazioni dimensionali, potrebbe rivelarsi uno strumento potentissimo di trasformazione della nostra economia. Non solo infatti la Lucia Stove consente di utilizzare, come carburante, materiali poveri fino a ieri considerati un'eccedenza ingombrante, per smaltire la quale le aziende (si pensi, ad esempio, alla filiera dell'agricoltura) dovevano sostenere costi significativi. Ma addirittura produce, come unico "residuo", il biochar, "che è un carbone vegetale - sottolinea Mulcahy - prodotto attraverso la pirolisi, ossia la combustione in assenza di ossigeno. Utilissimo per concimare i campi, e renderli più fertili, riducendo al contempo l'inquinamento".


give thanx Beps


Reazioni:

0 commenti esagitati e considerazioni varie:

 
Design by Free WordPress Themes | Bloggerized by Lasantha - Premium Blogger Themes | Best WordPress Themes