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25.12.09

Buon Natale dal V sec. a C

Le vacanze interrompono il corso liceale di filosofia, proprio nel cuore di Platone.

Sul posto di lavoro :-D sto spiegando Platone, che è uno di quei filosofi che personalmente non amo molto, ma dei quali non si puo’ far altro che constatarne la grandezza, oltre che cercare di spiegarlo, se si è pagati per farlo. Dopo aver esposto la vita e raggruppato per temi le opere principali, introduco il concetto di eidos o idea, Principio (Archè) di tutta la filosofia Platonica e chiave irrinunciabile della sua comprensione.
Dico agli studenti che stanno sul “quaderno degli appunti” con lo stesso atteggiamento del martire cristiano al cospetto dei leoni, che
idea o eidos viene da id che in greco significa “vedere”, quindi la loro traduzione piu’ attendibile potrebbe essere “visione” che è un vocabolo che detto così sembra non abbia una grossa necessità di chiarimenti e/o approfondimenti.

Siccome invece non è così e il termine “visione” nasconde una complessità non indifferente, cerco di far capire loro che uno dei grandi meriti di Platone è quello di aver compreso che la vista è, dei cinque sensi, quello piu’ particolare, quello che sembra avere un legame piu’ diretto con la nostra attività intellettiva,soprattutto per quanto riguarda la definizione dei concetti.
Ma definire il concetto non è una cosa semplice che si puo’ fare senza avere una pre-conoscenza (Heidegger nominerà questo , appunto, concetto platonico “visione ambientale preveggente”) della complessità dei rapporti in cui i concetti stessi si inseriscono. Per esempio non si puo’ spiegare a un bambino che non sappia i concetti di “mobili, suppellettili, pavimento, natiche” che cosa è una sedia senza averla sottomano e fargliela vedere. Così come non si capirebbe molto di quello che scrive il vocabolario di italiano se non avessimo già l’idea della maggioranza dei concetti che definiscono i rapporti tra gli enti nel mondo.

Quando possiamo pensare le cose in astratto e possiamo comunicare con altri (o con noi stessi) su di esse senza la necessità della loro presenza, allora abbiamo costruito il nostro “mondo concettuale” : un mondo di “visioni” di cui il grande Platone aveva capito chehanno a che fare in modo privilegiato con cio’ che l’uomo chiama “scienza” di qualcosa e che Platone vedeva essenzialmente come un’attività umana teorica.

Gli psicologi dicono che l’ente umano raggiunga questa “conoscenza concettuale del mondo” verso i 16 anni ed è per questa ragione che si incomincia questa materia in terza liceo (ma io l’estenderei a tutte le scuole di ogni ordine, perchè lo studio della filosofia aiuterebbe la convivenza civile in modo decisivo): perchè si considera che a quest’età esista già una consapevolezza delle “reti concettuali complesse” che il vivere umano implica.

Cio’ che l’uomo chiama “scienza comtemporanea” altro non è un’esasperazione di una cosa importante che Platone aveva notato nell’antropologia e cioè che quando l’ente umano per sopravvivere è costretto a ordinare i concetti del mondo per poterli utilizzare quando serve, usa “piramidi visive” che presuppongono ordini logici come legami tra un concetto e l’altro, secondo scale di priorità che sono nel contempo logiche, appunto, e ontologiche.
Cioè: non è solo l’urgenza logica che determina la costruzione da parte nostra di gerarchie concettuali, ma ad un certo punto “crediamo” che quella gerarchia sia la realtà e che quei legami concettuali siano l’esatto specchio mentale di cio’ che è.

Per cui Platone lamenta che le gerarchie logiche siano effettivamente usate da tutti gli umani, ma pensa che la maggioranza di loro si faccia prendere dalla “pancia” per costruirle e poi modelli la realtà come se (vedi le cappellate di Kant) rispondesse ad un criterio obiettivo. Oppure abbiamo i sofisti, che per Platone erano espressione della corruzione intellettuale degli intelligenti, che dicevano che non esiste altro se non le gerarchie di significato individuali e che quindi il contesto sociale è tutto un prevalere di chi la propria gerarchia riesce ad imporla agli altri con la persuasione o con l’incantamento.

Platone ritiene che no. Che la gerarchia di signifcato “buona” sia una e una sola, quella “vera” e che debba essere oggetto di ricerca disinteressata e che sia universale, cioè una, buona, valida per tutti, sempre. Anche Socrate credeva questo, ma non entrava nel merito: ognuno doveva vedere il buono dentro di se e necessariamente avrebbe attuato quel buono che in Socrate appare essere come l’altruismo della sopravvivenza: cio’ che è buono per me, autenticamente buono e autenticamente me, è buono per tutti. Si limitava, giustamente a ventilare una gerarchia di significati e di concetti “etici” e faceva riferimento a un “daimon” (che poi in Platone è diventato la psychè, cioè l’anima)
Platone invece, probabilmente incalzato dalle domande di discepoli secchioni
:-D ne fece piu’ una questione intellettuale, di necessità di giustificazione logica-teorica: fondò la scienza, gli diede una definizione e un concetto che fino ad allora, pur già esistendo fattulamente, non aveva avuto.

La filosofia (dialettica o episteme o scienza: da un certo momento in poi Platone non fa piu’ distinzioni) è la “corretta visione” dell’ordine concettuale che la realtà ha per essenza, cioè “in quanto pensabile”. Quell’ordine concettuale che a noi trasmette la realtà per quello che è veramente, senza la nostra pancia, o la nostra utilità, o il nostro narcisismo. L’ordine che riflette la realtà per quello che è è l’ordine concettuale “buono e giusto”: quello che disvela altre visioni piu’ elevate, che fa coincidere il possibile con il necessario nel senso positivo.

E qual è questa visione corretta del mondo come è davvero e com’è pensabile che sia?
E, e penso che sia questo il momento platonico che fa incazzare Nietzscheperchè dal suo punto di vista “si caga in mano” senza dubbio, risponde inventandosi il mito del Demiurgo, che apprtiene al dialogo “Timeo”: un dialogo della maturità, tra i piu’ geniali che ha scritto (insieme al Cratilo e al Menone)
Il Demiurgo ha avuto il privilegio di “vedere” un mondo perfetto, l’ordine stesso della Vita, del Bene e della Giustizia. Dell’Equilibrio, dell’Armonia e della Bellezza. L’ha visto in una visione superiore, inimmaginabile, “dal vivo”
Gli è stata poi concessa la
Korà, cioè “l’argilla” per creare il nostro universo e lui che come artista pare fosse piuttosto scarso, per rendere la bellezza di quel mondo perfetto l’ha copiato. Ha costruito un “modello in scala” cercando di trasformare le relazioni perfette di quel mondo in funzioni variabili e interdipendenti (è il meglio che è riuscito a fare: provate voi a copiare qualcosa di talmente perfetto che non si muove ) che però tutte insieme costituiscono un “ordine matematico” in cui nulla si crea e nulla si distrugge veramente. Un divenire che “riproduce” l’ Essere.

A questo punto i miei studenti erano quasi stramazzati sui banchi, tranne una coppietta che tubava in silenzio (sennò vi faccio saltare l’intervallo) mano nella mano, in un delirio d’ammore.
Questo è stato l’ultimo giorno di scuola. Perchè avrei dovuto andare anche oggi, ma la Moratti ha delibberato l’emergenza neve e le mie ferie invernali inutili (io le abolirei e farei stare a casa i prof almeno 2 gg in piu’ al mese) sono anticipatamente cominciate.


Ciao ciao Platone.


give thanx Cloro



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