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28.12.09

APPALTI MAFIOSI ALL'AQUILA ?



Cosa sta succedendo, negli appalti all’Aquila? Le misure di controllo per evitare le infiltrazioni mafiose sono sufficienti?
Parrebbe di no.

Prima escono articoli – pochi – su vari organi di stampa. Su tutti, vanno senz’altro segnalati quelli di Angelo Venti, giornalista di Site.it e di Libera, l’associazione antimafia presieduta da Don Ciotti, che all’Aquila ha attivato un osservatorio sulla ricostruzione. La sua inchiesta su Site.it, che ha trovato visibilità anche su Left, è senz’altro da leggere e da mantenere come punto di riferimento per comprendere a fondo la questione.

Una questione che arriva anche in Parlamento – nel silenzio imbarazzante di tutti gli organi di informazione nazionali -: in merito,Laura Garavini, deputato e membro della Commissione Parlamentare di Inchiesta sul Fenomeno della Mafia, deposita alla Camera un’interpellanza urgente e due interrogazioni parlamentari.

In questi mesi sono già stati revocati i certificati antimafia a due ditte che lavoravano al Progetto C.A.S.E. (era il 5 settembre, e i lavori erano già iniziati da tempo) e altre quattro sono state denunciate. Secondo le Forze dell’Ordine, altre 132 ditte dovrebbero essere sottoposte a approfondimenti.

Ma che cosa favorisce le ditte mafiose? La deroga secondo la logica emergenziale. Per cominciare, normalmente si può subappaltare il 30% della quota dei lavori. Ma in deroga, all’Aquila si arriva al 50%. In altri termini, la metà dell’appalto è gestito senza gara. E la musica non cambia se si considera il tema dei controlli. Anzi, l’ordinanza n. 3820 della Presidenza del Consiglio, che giunge a novembre inoltrato, sembra proprio cancellare, con l’Art.2, una serie di norme che regolano il subappalto nei lavori pubblici (tempistiche, nomi delle ditte sui cartelli dei lavori, obblighi di dichiarazioni varie).

Insomma, gli strumenti di controllo ci sarebbero, ma la deroga li fa saltare creando una voragine normativa in cui le organizzazioni criminali possono provare a inserirsi senza troppo sforzo.

Così, l’interpellanza urgente rileva il rischio di un “abuso di potere di ordinanza della Protezione Civile” proprio in quell’ordinanza 3820. Un abuso di potere che potrebbe addirittura vanificare gli accertamenti e le verifiche sugli appalti sospetti, rendendo inutilizzabili le prove già raccolte da parte delle Forze dell’Ordine.

La prima interrogazione parlamentare, invece, chiede lumi sull’operato della Sezione Specializzata del Comitato di Coordinamento per l’Alta Sorveglianza delle Grandi Opere e del GICER (Gruppo Interforze Centrale per l’Emergenza e la Ricostruzione). Si tratta di due strutture previste dal Decreto Abruzzo proprio per garantire la vigilanza su appalti e subappalti. Di entrambe si sono perse le tracce. Persino sul sito internet del Ministero o su quello della Prefettura dell’Aquila, che pure aveva il compito di istituirli.

La seconda interrogazione parlamentare, infine, chiede quali siano i provvedimenti messi in atto per realizzare la white list di imprese “oneste” – anch’essa prevista dal Decreto Abruzzo – e se la stesura della stessa non debba essere una priorità per il Governo.

Insomma, in attesa di risposte i tre strumenti parlamentari pongono in rilievo un fatto: la giungla di subappalti all’Aquila, complici dubbie ordinanze, rischia di diventare un groviglio inestricabile per chi controlla e, di contro, una strada facile da percorrere per la criminalità organizzata.


FONTE SHOCKJOURNALISM

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