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8.10.09

zambia, la rivoluzione corre ( in bici ) sul bambù

Dare lavoro, sviluppare un territorio senza stravolgerne gli equilibri ambientali. Un sogno per molti, che quattro giovani, dalla California e dallo Zambia, stanno cercano di attuare. La loro società si chiama Zambike e costruisce telai per biciclette in bambù.

I ciclisti occidentali sono costantemente alla ricerca di nuove leghe metalliche, sempre più leggere e sempre più resistenti. La soluzione, però, potrebbe risiedere nel bambù. O almeno questo è quanto sostiene il designer californiano, Craig Calfee, che ne ha testato la resistenza e la capacità di assorbire gli urti.
Il prototipo ha dimostrato che il bambù può essere un ottimo materiale per costruire il telaio di una bicicletta, forte e leggero ad un tempo, adatto alle lunghe percorrenze. Così ha messo su un laboratorio ad Accra, in Ghana e ha iniziato a guardarsi intorno per cercare nuovi
bambooseros, gli artigiani capaci di piegare le canne di bambù ai loro voleri. Fino a quando la sua strada non ha incrociato quella di Vaughn Spethmann.

Tutto è incominciato durante uno scambio culturale organizzato dall'università, ricorda Spethmann, quando l'incontro con i coetanei lo ha posto di fronte al problema della disoccupazione in Zambia. Da lì è partita l'idea di creare una società che potesse dare lavoro alla manodopera locale e creare delle professionalità in grado di sviluppare il territorio. Il tutto, possibilmente, senza eccessivi danni per l'ambiente. Il risultato è stato la Zambike, che non produce solo telai per bici da strada e mountain bike, che vengono vendute negli Stati Uniti, ma anche carretti e ambulanze a pedali, già adottate da una decina di cliniche di Lusaka.

Una sfida vinta quella della Zambike, se si considera la difficoltà di raccogliere il capitale iniziale e gli impedimenti posti dalla burocrazia in Zambia, anche se la società non ha ancora prodotto utili.
"Ma non si è mai trattato solo di biciclette - sostiene Mwewa Chikamba, un altro dei fondatori della società - ciò che vogliamo è formare il nostro personale e premiare la loro abilità. Vogliamo cambiare la loro vita".

Come è successo con Divilance Machilika, uno degli impiegati che dalla Zambike ha ottenuto un piccolo prestito. Con quei soldi si è comprato un po' di terra. Conta di costruirci tre case e con i proventi dell'affitto spera di poter intraprendere una attività propria e dare lavoro a sua volta. Invece di chiedere gli interessi sui soldi dati in prestito, la Zambike chiede di dimostrare che sono stati ben investiti e che l'investimento avrà un ritorno sulla società.
Nei dintorni di Lusaka, Benjamin Banda, il responsabile della Zambike, continua ad annaffiare le canne di bambù.


GRAZIE GRAZIE GRAZIE ROBERTO TRAMARIN !!!



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