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12.10.09

sulla giustizia giusta

Non voglio scrivere nulla dello scontro politico e istituzionale che, molto probabilmente, non produrrà alcun risultato concreto, rispetto a quanto sancito dalle urne lo scorso anno. Berlusconi continuerà a governare, destra e sinistra si odieranno ancora di più, e l’uomo medio sarà convinto che “tanto è sempre il solito magna-magna”. O forse no. Ma in quel caso vorrebbe dire che gli italiani sono stati sottoposti di colpo ad un elettrochoc.

Una cosa, però, vorrei dirla. La decisione della Corte Costituzionale – vale a dire che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge – m’è parsa l’affermazione di un principio tanto ovvio quanto irrealisticamente irrealizzabile. Parlo ovviamente di due piani distinti, formale e sostanziale. Formalmente è giusto che tutti, dal presidente della Repubblica all’operaio della Fiat, siano chiamati a rispondere di eventuali illeciti. Giusto ribadirlo. Poi, però, penso alla centinaia (non esagero) di storie kafkiane che mi sono capitate tra le mani: storie di cittadini che dalla giustizia non hanno ricevuto il trattamento giusto, che si aspettavano e che meritavano di avere. Penso, ad esempio, a chi non ha i soldi per pagarsi un avvocato (a volte decine di migliaia di euro, per cause civili e penali). In quei casi, si osserverà, provvede lo Stato, con gli avvocati d’ufficio. Ma vogliamo parlare della loro difesa? Fanno il minimo, e, certamente non si stracceranno le vesti come il Ghedini di turno quando il giudice condannerà il proprio assistito. Ipocrita chi dice il contrario. La giustizia, oggi, richiede tempi e risorse. Tempi lunghi – anni – e soldi. Chi si è visto uccidere il proprio figlio da un pirata della strada, può ritrovarsi davanti ad una sentenza di condanna di qualche anno, perché, magari, l’investitore ha un team di avvocati tanto agguerriti, quanto lautamente stipendiati. Genitori di figli uccisi che, tra primo e terzo grado, hanno trascorso 10 anni in un’aula di tribunale. Chi è abbastanza benestante, non corre rischi, e potrà affidarsi alle cure amorevoli dello studio legale di turno. E’ questa la disuguaglianza, più grave, oggi: non quella tra Berlusconi e il popolo; ma tra chi ha i soldi e chi non ce li ha.

Perché, chi ha il potere di farlo, non inizia a lavorare ad una riforma che parta banalmente dal basso? Cioè, dal cancelliere che non ha più i soldi per fotocopiare i documenti; dall’usciere svogliato che rimbalza il cittadino da uno sportello all’altro; dagli straordinari che non vengono più pagati per il ministero ha esaurito i fondi; dai magistrati, spesso lasciati soli da uno Stato che li tratta come fossero soldati in guerra con armi senza munizioni; dalle auto blindate, che servirebbero a proteggere i magistrati, guaste o senza benzina; dagli armadi carichi di faldoni lasciati aperti, perché la serratura s’è rotta, e tutti possono accedervi.

La giustizia è davvero giusta, oggi?



give thanx River

Reazioni:

1 commenti esagitati e considerazioni varie:

francesco salbiati ha detto...

complimenti per questo post

 
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