♣ TEMPLATE IN ALLESTIMENTO... stay tuned ♣

17.10.09

le imprese di Usain Bolt? Preistoria

Due anni di sforzi di allenatori e bio-meccanici per capire il segreto della velocità di Usain Bolt, e chissà che la chiave non arrivi da un antropologo australiano, il professor Peter McAllister: Usain è un superuomo che viene dal passato. McAllister, nel suo libro «Manthropology - La scienza dell’inadeguatezza dell’Uomo moderno», sostiene infatti di avere le prove che gli aborigeni di ventimila anni fa correvano più veloci della freccia giamaicana, saltavano almeno 2 metri e 45 in alto, e che le donne neanderthaliane sarebbero state in grado di prendere a ceffoni Arnold Schwarzenegger (quello dell’epoca d’oro, però, non il politico rammollito di oggi).

Bufala antropologica? Il professor McAllister, dalle auguste sale di Cambridge dove risiede, giura di no. L’uomo attuale, tecnologico e sedentario, rappresenta «senza se e senza ma», la più triste «consorteria di maschi di homo sapiens che abbia mai camminato sulla Terra». Nell’anno delle celebrazioni darwiniane, uno schiaffo alla teoria evolutiva - almeno per quanto riguarda sport e tempo libero. McAllister spiega di aver ottenuto i suoi sorprendenti dati studiando le impronte lasciate sull’argilla, oggi fossilizzata, da alcuni aborigeni australiani in caccia di una preda. Calcolando la distanza fra un impronta e l’altra l’antropologo aussie ritiene che gli sprinter della (tarda) età della pietra corressero a circa 37 km/h, assimilabili ai 42 fatti segnare da Bolt nella finale di Pechino, e ai 45 che i fenomeni avrebbero ottenuto potendo contare su scarpette chiodate, piste in gommose e su un training meno primitivo.

«Possiamo ritenere che mentre inseguivano una preda i T8 (così McAllister ha denominato il gruppo) corressero al massimo della velocità. Se potevano raggiungere i 37 all’ora su un terreno soffice e umido, oggi avrebbero stracciato Bolt. Inoltre tracce fossilizzate come queste sono rarissime, e non è verosimile che siano proprio quelle del più veloce uomo d’allora». Peraltro, aggiunge l’antropologo, «i T8 stavano accelerando alla fine della pista». Velocisti seri, mica showman come Usain. Cambiando specialità, McAllister rivela che una foto di un antropologo tedesco mostrerebbe un giovanotto di inizio Novecento nell’atto di saltare 2 metri e 52 in alto, una misura che i nostri antenati, impegnati in prove simili fin dai riti iniziatici dell’adolescenza, inseguiti da mammuth e tigri, avrebbero superato agevolmente. Sotomayor? Un cavernicolo.

Sempre nel suo libro McAllister scrive che i legionari romani correvano una maratona e mezzo al giorno carichi di un peso pari a una volta e mezzo quello del corpo; che i rematori ateniesi d’antan sarebbero in grado di dare la paga ai canottieri di oggi, e che sempre gli aborigeni australiani erano in grado di scagliare il giavellotto a 110 metri (ma con quale baricentro?) contro i 98,48 del record attuale. Le donne di Neanderthal, queste sottovalutate, avrebbero infine avuto il 10 per cento in più di muscoli dell’uomo europeo contemporaneo e sarebbero state in grado di «sbattere facilmente a terra» lo Schwarzy degli Anni 70 con le loro braccione.

Una razza (perduta) di olimpionici. Il declino dell’Uomo? Colpa della pigrizia che ci ha colpito dopo la rivoluzione industriale: «Il corpo umano è plastico, risponde agli stress. Allora lavoravamo duro, oggi abbiamo perso il 40 per cento della capacità di leva delle nostre ossa più lunghe perché le carichiamo di meno muscoli e di meno fatica. Ci sembra di migliorare rispetto a 30 anni fa, ma anche con la tecnica di oggi non batteremmo gli antichi. Non bisogna tornare alla brutalità di quelle epoche, ma qualcosa possono insegnarci». Mitici, gli Antenati. Chissà come si dopavano.



Steu
Reazioni:

0 commenti esagitati e considerazioni varie:

 
Design by Free WordPress Themes | Bloggerized by Lasantha - Premium Blogger Themes | Best WordPress Themes