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18.7.09

omicidi di stato: lo stato ammazza liberamente i suoi figli... la giustizia non fa giustizia... lo stato non è mai colpevole

“La giustizia è come una virtù attiva; non è solo scienza o ratio che segue la natura, ma è arte e voluntas”
Cicerone

Che parolona la Giustizia, tutti se ne riempiono la bocca. Si sprecano le citazioni, gli aforismi e i cenni storici non mancano mai. Ma il nostro è ed è sempre stato un paese particolare, un luogo dove le trame occulte si intrecciavano con i facciendieri di Stato. Dove i servizi segreti hanno preso parte alle questioni più impensabili. La storia contemporanea del Belpaese è legata da un invisibile filo nero, buio, torbido, che gronda sangue e lacrime. Ai tempi di oggi, dove tutto gira intorno a Re Silvio I, la Giustizia è diventata un fatto privato e, il mezzogiorno di fuoco è alle porte.
Si parla di magistratura deviata, di toghe rosse, di procure corrotte e di avvocati senza scrupoli. Si parla di riformare tutto il sistema giustizia italiano ma volutamente si vuole nascondere il vero problema che da sempre affligge l’Italia e il suo popolo. Nonostante la nostra Costituzione parli chiaro:

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. (Articolo 3 della Costituzione italiana)

A parlarci sinceramente e serenamente a quattrocchi, l’articolo 3 non è mai stato rispettato. E’ fetido l’olezzo ripugnante dei delitti di Stato, delle bombe in piazza, sui treni o alla stazione. Come è vivo il ricordo di
decine di giovani caduti nelle strade dello Stivale per mano dello Stato e/o addirittura delle forze dell’ordine che spesso sono venuti meno all’adempimento del loro compito, ovvero proteggere il cittadino, sino all’estremo, uccidendo il cittadino. Le sentenze di questi giorni, sull’omicidio di Federico Aldrovandi e Gabriele Sandri sono solo la continuazione di una macchinazione ordita dallo Stato contro il suo popolino, trattato spesso alla stregua di carne da macello.
Senza andare al di là degli anni di piombo possiamo ricordare decine di delliti, rimasti impuniti, commessi dai poteri di Stato. Il simbolo di questa carneficina è di certo Giuseppe Pinelli, “anarchico distratto” volato giù dalla finestra della Questura di Milano, dove era in fermo per accertamenti riguardo le Strage di Piazza Fontana. Al momento del suicidio l’anarchico si trovava illegalmente detenuto in Questura, difatti erano già stati oltrepassate le 48ore legali di fermo. Vi fu un’inchiesta chiusasi definitivamente nel 1975, 6 anni dopo la tragedia, tra false dichiarazioni poi ritrattate, testimoni messi a tacere e depistaggi. Secondo i giudici, Pinelli non fu ucciso e non fu suicida ma, fu colpito da malore, balzando improvvisamente fuori dalla finestra. Ovviamente tutti prosciolti i 4 poliziotti e l’ufficiale dei Carabinieri che si trovavano nella stanza al momento del fattaccio. Definirla comica è il minimo.
Nel frattempo a Roma l’8 Settembre 1974 durante un’occupazione a difese del diritto alla casa, a San Basilio, la polizia aprì il fuoco sui manifestanti e uccise Fabrizio Ceruso studente 19enne appartenente al comitato proletario di Tivoli. Per il seguito dell’occupazione lascio che sia la storia a parlare, seguirono giorni di scontri violentissimi, dove molotov e lacrimogeni vennero sostituiti dalle armi da fuoco. Ovviamente nessuno pagò per la morte di Fabrizio ma quella volta le forze dell’ordine dovettero arrendersi alla popolazione tutta messasi in difesa degli occupanti dopo aver assistito alle inaudite violenze.
Passarono pochi anni e, nel 1977, il 12 Maggio a Bologna durante una manifestazione studentesca venne uccisa da un proiettile vagante Giorgiana Masi, anche lei solo 19enne, anche lei studentessa. In quei giorni era vigente un divieto che impediva lo svolgersi di qualsiasi tipo di manifestazione a causa della morte di un agente. Anche qui vi fu un’inchiste che venne chiusa nel 1981 secondo cui non era possibile risalire ai responsabili del reato. Recenti dichiarazione di Francesco Cossiga, allora Ministro dell’Interno, hanno fatto riaccendere la polemica. Secondo il senatore a vita questi omicidi erano parte di una strategia (definita strategia della tensione) giudata dall’alto che aveva il compito di creare odio e caos al solo scopo di sovvertire lo Stato democratico. Addirittura l’ex Presidente della Repubblica ha dichiarato di essere tra le 5 persone informate dei fatti, ovvero sa chi ha premuto il grilletto uccidendo Giorgiana Masi. Pensate in che mani siamo, ancora oggi codesti personaggi frequentano i posti di potere, lautamente stipendiati dai soldi di noi contribuenti. Viene da vomitare…
Facciamo un balzo in avanti e arriviamo al 2001, ai giorni del G8 di Genova, il 20 Luglio durante lo scontro tra forze dell’ordine e manifestanti un carabinieri. Mario Placanica, spara un colpo a bruciapelo e uccide Carlo Giuliani, studente 23enne. Sono fatti dell’altro ieri e, anche chi non mastica di storia ricorda indelebilmente quegli afosi giorni di Luglio che hanno toccato punte di drammaticità da paese in guerra civile. Ricordiamo anche i pestaggi della scuola Diaz e le torture di Bolzaneto che hanno mostrato all’Italia e al mondo di che pasta è fatto il nostro stato e i suoi cani da guardia. Anche questa volta il Ministro dell’Interno, al secolo Claudio Scajola, aveva dato l’ordine di aprire il fuoco se in manifestanti avessero varcato la cosidetta zona rossa. Vi fu un’inchiesta che rapidamente si è chiusa, a differenza della media italica, dopo soli 3 anni, col proscioglimento del carabiniere per uso leggittimo delle armi e per leggittima difesa. Inoltre è stato concluso che il colpo mortale fosse stato sparato verso l’alto rimbalzando poi su un sasso scagliato da un manifestante. La comica 2 la vendetta.
Pochi anni dopo nel 2005, il 25 Settembre, accadde un fatto che passò quasi in secondo piano. La definirei giustizia mediatica, quella che decide la valenza di una notizia. Come in questi giorni, servizi su servizi sulla morte di un soldato italiano morto in un attacco in Afghanistan (ma non eravamo lì in missione di pace?) a cui seguiranno medaglie e funerali di Stato. Mentre i 4 operai al giorno che muoino in Italia in media non se li fila nessuno, niente onori nè in vita nè in morte. Ritorniamo a noi, quel giorno di Settembre muore Federico Aldrovandi, ufficialmente per arresto cardiaco, ufficiosamente per i traumi riportati durante una violenta colluttazione con 4 poliziotti (”l’abbiamo bastonato di brutto, è mezzo morto“, diceva un’agente alla centrale operativa). Dopo mesi su richiesta dei familiari venne aperta un’inchiesta conclusasi il 6 Luglio di quest’anno, i poliziotti sono stati condannati a 3 anni e 6 mesi per eccesso colposo nell’omicidio colposo di Federico. Ovviamente grazie all’indulto del 2006 (anno di inizio del processo) i poliziotti condannati non sconteranno la pena.
Nel 2007, l’11 Novembre un’altra tragedia colpisce l’Italia. Durante un rissa tra ultras in un autogrill, dalla carregiata opposta l’agente di polizia Luigi Spaccarotella impugna la pistola è uccide Gabriele Sandri. In questi giorni di calura è uscita la sentenza del processo che vedeva imputato il poliziotto. Spaccarotella è stato condannato a 6 anni per omicidio colposo aggravato dalla previsione dell’evento. Sarebbe come dire che l’agente non voleva uccidere ma era cosciente che avrebbe potuto farlo! Ennesima assurdità. In tutti questi processi sono presenti numerosi tesi, poi ritrattate, testimoni non attendibili per il loro tifo calcistico e le loro opinioni politiche. Le condanne sono tutte lievi o nulle in modo da far meno danni possibli. Lo stato di diritto in Italia è assente e, alla luce dei fatti, risulta ridicola la lotta contro il Lodo Alfano. Ridicola perchè nonostante tutto abbiamo dovuto attendere che un Presidente del Consiglio si rendesse immune alle legge legalmente prima di alzare la voce della protesta.
Il nostro è un popolo con la memoria corta, è un gregge belante e dormiente, è come un cane alle ricerca di un bastoncino immaginario lanciato dal padrone. I sopra elencati sono solo 6 delle centinaia di persone uccise dallo Stato e dai suoi bracci armati. Così la guerra a colpi di dichiarazioni tra Re Silvio e la magistratura è solo la punta dell’iceberg dello scontro tra poteri forti, arrivati dopo anni di violenze verbali e fisiche alla resa dei conti. Sono tempi duri, sono tempi in cui debbono risuonare le sveglie anche per i più assonnati italiani che credono che tutto gli sia dovuto e non smuovono il culo neanchè per difendere il proprio diritto di esistere.



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