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4.6.09

buco dell'ozono immortalato dalla NASA dal 1979 ad oggi

Il buco nell’ozono ha aperto gli occhi al mondo sugli effetti globali delle attività umane sul clima. È risultato che i clorofluorocarburi (CFC) usati a lungo nei frigoroferi e negli spray dal 1930 hanno avuto su di esso un impatto importante: nello strato dell’atmosfera più vicina alla Terra (troposfera), i CFC si sono diffusi per decenni senza degradare o reagire con altre sostanze chimiche.
Quando hanno raggiunto la stratosfera, tuttavia, il comportamento è cambiato. Nella stratosfera superiore (al di là della protezione dello strato di ozono), la luce ultravioletta ha provocato il dissolversi dei CFC rilasciando cloro, atomo che ripetutamente catalizza la distruzione dell’ ozono.
Il riconoscimento mondiale del potenziale distruttivo dei CFC ha portato nel 1989 al protocollo di Montreal, che vieta la produzione di sostanze chimiche che riducono lo strato di ozono. Gli scienziati stimano che circa il 80% del cloro (e bromo, che ha un simile effetto sulla riduzione dell’ozono) nella stratosfera sull’ Antartide provenga da attività umane e non da fonti naturali.


Reazioni:

1 commenti esagitati e considerazioni varie:

verdiana ha detto...

ke paura

 
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