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2.5.09

vino d’Arabia

“Ma cu sti mode, oje Brìggeta, tazza ’e cafè parite: sotto tenite ’o zzuccaro, e ’ncoppa, amara site...” cantava una canzone napoletana del secolo scorso.
Libera traduzione: “Coi vostri modi, Brigitta, sembrate una tazza di caffè: con lo zucchero sotto, ma amara di sopra”.

Omaggio a una ragazza ritrosa e all’ambiguo “vino d’Arabia”, il caffè, che da un lato mostra dolcezza e dall’altro rivela amarezza e mistero. Una bevanda seducente al punto da far pensare che nei suoi fondi si possa leggere il futuro. E sempre eccitante. Troppo talvolta. Tanto che la Chiesa definì il caffè “bevanda del diavolo” e i sultani ne vietarono l’uso alle donne. E pensare che fu impiegato a lungo, tra i musulmani, nei riti religiosi: i mistici sufi lo usavano per rimanere desti durante le veglie di preghiera.

AFRICANO
Che la bevanda fosse stimolante lo confermava già il nome arabo qahwa, che significa “eccitante”. Ma secondo alcuni la parola deriverebbe dalla zona d’origine della pianta e della bevanda, un’origine attorno alla quale sono fiorite nel tempo molte leggende. «La provenienza dell’arbusto Coffea arabica, da cui si raccolgono i chicchi di caffè, è ancora dibattuta» spiega Giovanni Spadola, presidente e fondatore della storica azienda di torrefazione Caffè Moak di Modica (Rg). «Pare che le prime piante siano state trovate a Caffa (da cui il nome) in Etiopia. Da quelle terre, tra il XIII e il XIV secolo, gli etiopi portarono il caffè nello Yemen durante le loro campagne militari. Qui le piantine trovarono terreno fertile e prosperarono nei giardini e nelle terrazze, per proseguire il loro cammino verso nord lungo la costa orientale del Mar Rosso fino alla Mecca e Medina (Arabia), dove già alla fine del XV secolo sorsero luoghi di degustazione in cui ci si riuniva appositamente per berlo».
Uno dei principali centri di smistamento e diffusione del caffè, fin dal XVI secolo, divenne il Cairo, in Egitto. Da dove mercanti e pellegrini lo esportarono in ogni direzione. «La diffusione fu favorita soprattutto dalla propagazione della religione islamica, che proibiva di bere vino, sostituito dal caffè. Ma un grande contributo lo diede anche l’espansione della potenza dell’Impero ottomano, che forniva caffè in grandi quantità fino alle porte di Vienna, eludendo ogni disposizione doganale». Nel XVII secolo “il vino d’Arabia” giunse infine in Europa, anche se già un secolo prima a Venezia era possibile trovare i semi della Coffea arabica, venduti dagli speziali a prezzo altissimo, come medicamento.

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