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28.5.09

tutto il potere alla geografia (pt.2/2)

Una legge per evitare future alluvioni e distruzioni richiederebbe che ogni bacino idrografico, quello del Po, del Tevere, del Bradano, del Sarno, del Garigliano, dell'Arno, eccetera, fosse considerato l'unica vera unità territoriale entro cui decidere, pianificare dove e come pulire gli argini e dragare il greto dei fiumi, dove non si deve prelevare la sabbia, dove si devono costruire i depuratori e effettuare il rimboschimento e in quale modo, dove e come è possibile coltivare e che cosa, dove è possibile e dove non si devono costruire case e fabbriche, il tutto sulla base di un "piano di bacino". Purtroppo, per lontane ragioni storiche, i confini dei bacini idrografici non coincidono quasi mai con i confini delle unità amministrative: regioni, province, comuni, comunità montane, ciascuna delle quali fa una propria politica del territorio, spesso in contrasto con le leggi della natura.

Si vedano le licenze di costruzione di edifici nel fondo valle, nelle golene dei fiumi, gli spazi che la natura ha riservato a se stessa per l'espansione delle acque di piena, nelle nostre stesse "lame", antichi (e futuri ?) canali naturali di scorrimento di acque, si vedano le strade e autostrade costruite in zone franose. I conflitti di competenze e di interessi economici fra regioni e fra le regioni e lo stato centrale, hanno sempre impedito una azione unitaria: si pensi al Ticino che per metà "appartiene" al Piemonte e per metà alla Lombardia; si pensi al Fortore che "appartiene" per metà alla Puglia e per metà al Molise, all'Ofanto il cui bacino idrografico "appartiene" alla Campania, alla Basilicata e alla Puglia.

Il territorio, le valli, le acque, non "appartengono" a nessuno se non al popolo che vi abita, che ne usa le ricchezze di boschi e acque e valli, che in essi sversa i propri rifiuti e che è quello che pagherà i danni se vi saranno alluvioni e frane. La seconda sgradevole ricetta per il futuro consiste nel "coraggio di dire no". Il disastro che stiamo vivendo deriva dalla mancanza di piani regolatori, o da piani regolatori sbagliati, o dalla tolleranza e complicità della pubblica amministrazione nei confronti delle costruzioni. Se si vogliono evitare future morti e alluvioni e frane occorre avere il coraggio di vietare --- anche a costo di dispiacere piccoli e grandi interessi economici ed elettorali e di potere --- le costruzioni e gli interventi sul territorio quando essi violano le leggi della natura e del moto delle acque. Ma le leggi e decisioni umane, anche se giuste, servono a poco, lo si è visto con la legge sulla difesa del suolo di venti anni fa, se non esiste una cultura delle acque e del loro moto.

Come modesta proposta vorrei suggerire la pubblicazione di libretti che descrivano i diversi bacini idrografici --- l'intero sistema di valli, affluenti e fiume principali, dagli spartiacque fino al mare --- da distribuire ai ragazzi nelle scuole, in modo da sollevare una specie di movimento che induca ogni cittadino italiano a riconoscersi figlio di un fiume e delle sue valli, di un bacino idrografico, insomma; allora (forse) non ci saranno più liti fra Molise e Puglia, fra Piemonte e Lombardia, fra Umbria e Lazio, e così via, in una visione di grande nuova solidarietà di persone unite dall'unico valore che conta, quello delle acque, fonte di benessere, di vita, di energia e non più di disastri. Tutto il potere alla geografia.


give thanx Beps

Reazioni:

2 commenti esagitati e considerazioni varie:

B@rchilson ( Infiltrato Camera*M@n ) ha detto...

bravo beps !!!
w i figli del tanaro...

jessy ha detto...

geografia geometria pèpèpè
...pollon...

 
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