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14.5.09

tutto il potere alla geografia (pt.1/2)

Che ambiente fa ? Non tanto buono in questo inizio della primavera 2009. Ancora una volta le piogge allagano le campagne e le città pugliesi, ancora una volta il Po si gonfia di acqua sporca, piena di detriti a fango provenienti dalle valli piemontesi e da quelle lombarde; il Ticino sfiora le arcate del celebre ponte coperto. La crescita del livello del Po lascia con il fiato sospeso; sembra di rivivere le scene del film "Il ritorno di Don Camillo" che utilizzò i documentari della grande piena del 1951.

Ancora una volta l'acqua di una pioggia intensa spazza via vite umane, ricchezze, raccolti agricoli; ancora una volta --- ma ormai queste scene si verificano due volte all'anno, con continua crescente gravità --- si assiste ai dolori umani. Ancora una volta si assiste a popolazioni che invocano aiuti per colpa di questa nuova "calamità naturale". Nessuno può fare un conto dei soldi che la comunità nazionale ha dovuto pagare, solo dalla Liberazione in avanti, solo per i risarcimenti per i raccolti e le fabbriche e le case distrutti dalle acque, per la ricostruzione delle strade e dei ponti. Una stima ragionevole indica una spesa equivalente a oltre 300 miliardi di euro, una cifra che peraltro non tiene conto dei dolori, dei morti, degli affetti scomparsi, della rabbia e della paura, tutti "valori" che non si misurano in soldi.

Le cause di questi eventi catastrofici "non naturali" che affliggono l'Italia, dal Nord al Sud alle isole, sono sempre le stesse: nelle valli la distruzione della vegetazione che potrebbe rallentare il moto delle acque e trattenere i detriti, l'abbandono delle parti interne del paese, la copertura del suolo con strade e abitazioni e fabbriche spesso costruite nel posto sbagliato, la mancata manutenzione dei fiumi, la creazione di argini artificiali per portare via al fiume spazi per altre costruzioni e strade. La strage di vite e di beni si potrebbe rallentare e fermare nel prossimo futuro se si facessero, a cominciare da oggi, alcune semplici e sgradevoli cose. Prima di tutto una riedizione della legge sulla difesa del suolo, la "centoottantatre", che era stata approvata, con grandi dibattiti e molte speranze, nel 1989, esattamente venti anni fa: uno scoraggiante anniversario perché la legge fu abrogata col testo unico sull'ambiente del 2006 e le sue norme sono state riscritte e snaturate in tale testo unico.


La difesa del suolo contro l'erosione e per evitare le alluvioni richiede --- e questo richiedono anche le norme europee --- che le azioni politiche siano condotte sulla base dell'unica unità territoriale ecologicamente corretta che è il bacino idrografico, il complesso di valli, torrenti, affluenti e fiume principale che raccoglie e trasporta con le acque, fino al mare, tutti i rifiuti e le scorie delle attività umane e degli stessi processi geochimici naturali. Ad esempio: l'alluvione e lo straripamento del Po sono la conseguenza di quanto è avvenuto nelle città, nelle fabbriche, nei boschi, nei campi delle valli piemontesi, lombarde, emiliane, in cui scorrono gli affluenti del grande fiume.

appuntamento con la seconda parte il 29/05/2009


give thanx Beps

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