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29.4.09

JOHN KING: FEDELI ALLA TRIBU'

JOHN KING

FEDELI ALLA TRIBU'
Casa Editrice: TEA


Non è una roba semplice da spiegarla. Non è che è come il sesso con in più in tot di rischio. La gente guarda i film dell'orrore e tutto il resto per trovarci un pò di senso del pericolo. L'istinto ce l'hanno comunque anche se fanno delle vite noiose, sempre col loro trantran. Oddio, fai il servizio a una passera oggigiorno e il rischio te lo corri anche, con l'AIDS eccetera, ma anche quella lì non è roba nuova. Noi non abbiamo mai neanche pensato di pigliarci lo scolo tranne che quando stavamo in coda per la visita dermo, ma tanti anni fa c'era un sacco di gente che crepava di sifilide. Finalmente quando trasmettono il football la mia testa si liberae mi dimenticotutte le palle che mi giravano per il cervello. Ame il football in tele mi piace ancora. Cioè, non come quando ero un bambino che mi studiavo tutte le squadre e i giocatori, sapevotutte le formazioni e i nomi degli stadi, ma è una tradizione del sabato sera che non la segui più quando sei nel pieno degli anni perchè vai fuori in vita. Magari quando divento vecchio ci ritornerò come prima. Magari perderò i miei desideri, della violenza come del sesso, e me la batterò colle cose che mi piacevano da pivellino. Tutte le storie della seconda infanzia. In studio c'erano il solito assortimento degli esperti, qualcuno che dice delle robe giuste, altri delle cagate. C'è il derby di Manchester tra United e City. La menano sulla fiera rivalità cittadina da scassare i coglioni, ma dopo fan vedere le azioni principali di Chelsea-Wimbledon. Io sto lì come un bambino a guardare United e City che si massacrano tra di loro coi differenti stili di gioco. E' una bella partita, ma non è la stessa roba a guardare le squadre che non fai il tifo. Della partita col Wimbledon c'è da salvare menoo di dieci minuti. E' un football da far pena, ma coi tipi che il Wimbledon alleva giù a Londra Sud c'è da levarsi il cappello. Qualche minuto di azioni decenti, ecco cosa si gode il tifoso da poltrona. Non domanda nient'altro. E si merita nient'altro. La mia giornata è stata del tempo buttato via, ma se non andavo era proprio l'inutile totale. Cosa ci guadagni a star seduto tutta la vita sulla sedia in casa a guardare il pallone alla tele quando potresti stare li di persona? Fanno vedere tutti i gol del campionato. Io sono stato su tutti quei campi, e gli stadi li vedo in modo diverso dalle inquadrature del video. Per me sono delle città. Colle loro strade, coi Pub, i negozi, la gente. Tutti i posti hanno il loro carattere. Fanno vedere l'Everton che le prende in casa sua e so che dietro alla tribuna piena di mangiagallette le strade sono tutte case a schiera, sembra un'altra epoca. Mentre il Villa taglia a fettine la difesa del Conventry io mi immagino il parco attaccato allo Holte End e i mattoni dell'ingresso principale del Villa Park. E mentre il Norwich rifila tre pere al West Ham mi viene da ghignare anche se vedo la strada dietro alla tribuna dove io e Rod abbiamo preso la paga. Il maschio medio, che resta con il culo sprofondato in poltrona a scanalare, tutto quello che vede è il campo e tre lati dello stadio. Butta via la sua vita a cambiare programma, ma dopo torna al football perchè sente il boato della folla e tutta la passione, che è per quello che la partita è speciale. Nessuna industria della televisione sembra che gli interessi dei tifosi, ma senza l'urlo e il movimento del pubblico il calcio sarebbe uno zero. E' una storia di passione. Sarà sempre così. Senza la passione il football è morto. Solo ventidue uomini grandi e grossi che corrono su un prato e danno calci a una palla. Proprio una gran cagata. E' la tifoseria che lo fa diventare una cosa importante. Quando cominciano perdi la testa. Se c'hai dentro un filo di passione, devi spararla fuori. E' questo che può capitare col football. Quello che mi capita a me. E' tutto collegato. Fa tutto parte dello stesso discorso. Non possono staccare il football da quello che succede negli altri posti. Possono farti stare sull'attenti quando ti tengono d'occhio, ma dopo se sei lontano dalla telecamera la fantasia finisce e arriva la realtà.


E la realtà raccontataci da John King è quella vissuta in prima persona da Tom Johnson, che ci riporta indietro negli anni novanta quando il fenomeno hooligans era quasi in via di risoluzione o, perlomeno, queste erano le apparenze. Infatti nei racconti di Tom (tifoso Chelsea), e riportati in maniera esemplare dalla scrittura essenziale e cinica di King, traspare come ancora il quegli anni le varie tifoserie potessero venire a contatto, soprattuto lontano dagli stadi stessi. Ed è attraverso a trasferte,violenza, botte, ricordi, rapporti sessuali occasionali ed amicizie che si dirama questo racconto di cui consiglio la lettura per "vedere" da vicino una realtà di cui si è sempre sentito parlare ma di cui nessuno è veramente conscio.





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