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24.4.09

guerrilla gardening

Si agisce di notte piantando semi per far rifiorire le metropoli grigie e maltrattate. È il Guerrilla gardening, il movimento che da anni fa rivivere le aiuole da New York a Milano.

Lo chiamano giardinaggio politico, e da alcuni anni è diffuso anche in Italia, soprattutto a Milano e a Torino. Gruppi di attivisti, amanti del verde e delle piante, persone capaci di coinvolgere comunità intere, con la voglia di riappropriarsi di spazi erbosi, colorare e migliorare le proprie città.
Agiscono di soppiatto, spesso di notte, seminando fiori, piantando arbusti, coltivando piccoli appezzamenti di terreno, aree per lo più pubbliche.


Così, passando per caso un giorno da quell’angolo sempre grigio e trafficato, condannato all’incuria e all’inciviltà, può capitare di ritrovarsi, dopo l’azione di una sola notte, un’aiuola fiorita o piccoli spazi verdi di gioia e colore.

Il nome “Guerrilla gardening” nacque nel 1973, coniato da Liz Christy e il suo gruppo Green Guerrilla. La prima spedizione avvenne su un lotto di terreno privato abbandonato a New York: con l’azione di tutto il gruppo, l’appezzamento venne trasformato in un vero e proprio giardino, curato e coltivato ancora oggi. Il movimento, negli anni, si spostò in Europa per approdare in Inghilterra, ed è ormai celebre la conquista dei “guerriglieri verdi” della piazza del Parlamento di Londra nel giorno del primo maggio 2000, a colpi di fiori e ortaggi piantati.


In Italia, gruppi diversi agiscono perseguendo l’obiettivo di ripulire zone degradate, seminando fiori, ma anche ortaggi e alberi da frutto. Il movimento di guerriglia verde urbana conquista e arruola sempre più persone. I gruppi più conosciuti sono i Guerrilla gardening di Milano, e i Badili Badola di Torino.
Si studia il terreno, si individua una zona dove si intende agire - per i Badili Badola, ad esempio, fu la zona della stazione Doria a Torino, resa verde e con tanto di vialetto di ghiaia bianca, piantine e pianta di cedro - e si ripulisce il terreno; si lavora per lo più di notte, si concima e si semina. Oppure si può agire da veri guerriglieri, lanciando in aree dismesse o abbandonate la cosiddetta “lower bomb”: semi, terriccio e fertilizzante avvolti in una carta di giornale.
Fondamentale è il contributo di privati e aziende di giardinaggio che partecipano alla causa, ma anche il coinvolgimento della popolazione cittadina, sempre più attiva nei vari “attacchi verdi”.
Come a Milano, dove il progetto di riqualifica della zona della Darsena sta interessando tanti cittadini; a colpi di rastrello, vanga e badile, una volta terminate le aiuole, si è passati alla pulizia dell’area del cantiere, uno spazio abbandonato e sottratto ai milanesi da troppo tempo. Sono state realizzate delle vasche riempite di terra opportunamente vagliata, e si è preparato il terreno ad accogliere nuovi fiori e piante.

Dall’esperienza dei gardener di Milano è nato un manuale edito da Kowalski, in vendita nelle librerie dal 23 aprile: Guerrilla Gardening offre suggerimenti su piante e tecniche di guerriglia verde, descrive strategie e tecniche di giardinaggio sovversivo e fornisce informazioni sui gruppi operanti e attivi nel nostro Paese. Per tutti coloro che sognano, come scrivono i ragazzi sul sito del gruppo Guerrilla gardening, di trasformare il cemento in fiori.


TRATTO DA http://terranews.it/


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