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7.1.09

fine 2008 inizio 2009 : tempo di bilanci e propositi per il futuro

Il 2008 è stato uno degli anni più funesti per i disastri naturali legati ad eventi climatici e per i imborsi assicurativi : 234.000 perdite umane rappresentano il bilancio, il quarto più alto dal 1970, di 750 catastrofi, contro le 960 del 2007. Con danni per 200 miliardi di dollari, è il terzo anno più gravoso per il sistema assicurativo internazionale dopo il 2005, con 232 miliardi di dollari per l’uragano Katrina negli Stati Uniti, e il 1995, con il terremoto a Kobe in Giappone. La maggior parte delle catastrofi naturali è avvenuta in Asia e in America. A maggio, la peggiore sciagura umana dell’anno è stata provocata dal ciclone tropicale Nargis nel sud-ovest del Myanmar: 85mila vittime, 54mila dispersi, più di un milione senza tetto. Mancando la naturale protezione costiera delle mangrovie, la tempesta ha colpito e inondato l’entroterra per 40 chilometri. A gennaio, un’eccezionale ondata di freddo ha ucciso circa mille persone in Afghanistan, Kyrgystan, Tajikistan e il gelo ha causato perdite per 20 miliardi di dollari in 18 provincie della Cina. A maggio, la regione cinese del Sichuan è stata devastata da un terremoto di magnitudo 7,9 sulla scala Richter. Per le grandi inondazioni tra maggio e giugno la situazione si è aggravata per altri 2 miliardi di dollari. Il Nord Atlantico è stato flagellato da una maggiore quantità di cicloni tropicali: 16, dei quali 5 grandi uragani. Negli Stati Uniti e nei Caraibi, i tragicamente noti Ike e Gustav si sono lasciati dietro disastri per 40 miliardi di dollari. Ulteriori perdite per diversi miliardi di dollari sono state generate da 1.700 tornado, tra aprile e settembre, durante una stagione di insolita gravità. Le perdite in Europa, a marzo, sono state limitate a una decina di vittime e 2 miliardi di dollari a causa della tempesta Emma, un eccezionale fenomeno di bassa pressione con vento, temporali, grandine in Germania, Danimarca, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Svizzera e Austria. I cambiamenti climatici hanno contribuito all’intensificarsi di frequenza delle condizioni meteorologiche estreme e delle calamità naturali negli ultimi 30 anni, come conferma l’ultimo rapporto del comitato scientifico sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite (IPCC) : Il numero delle tempeste è raddoppiato, i terremoti sono aumentati del 50%, mentre cicloni, alluvioni e inondazioni addirittura del 350%. Anche i dati sulla qualità dell'aria sono abbastanza catastrofici come dimostrano i dati del nostro paese, l'Italia è avvelenata dal PM 10 :
44 citta' su 50 sono fuorilegge, se ne salvano solo sei, Potenza, Ravenna, Reggio Calabria, Catanzaro, Bolzano e Campobasso che hanno mantenuto i limiti dei 35 giorni di sforamento. Male invece l'aria di Siracusa: alla citta' siciliana il record di sforamenti con ben 282 giorni in un anno oltre i limiti di legge di 50 microgrammi al metro cubo (la legge prevede solo 35 superamenti). Parma invece si classifica prima per trasporto pubblico, gestione della mobilita', auto a basso impatto, smog sotto controllo. Nella top-ten seguono Bologna, Firenze e Venezia a pari merito, Padova e' quinta. Al sesto posto Torino e al settimo Bari, seguite da Modena, Ferrara e Genova. Fanalini di coda Taranto, L'Aquila, Campobasso. Napoli svetta nella classifica negativa delle auto inquinanti (Euro 0) con circa il 33%. Per le Euro IV, Aosta, Roma, Prato e Trento mostrano le percentuali piu' alte. Il tasso di motorizzazione resta in Italia il piu' alto d'Europa (61,1 auto per 100 abitanti contro la media europea di 46). Le citta' con piu' auto sono Latina con il 72,9%, Potenza con poco piu' del 70% e Roma con poco meno di 70 auto ogni 100 abitanti. Poco diffuso il bike sharing : presente solo in 18 citta' per un totale di 2.300 bici contro,per esempio, le 4.300 bici e 138.000 utenti di Barcellona e le 21.000 bici di Parigi. E' evidente che si può fare meglio, seguendo l'esempio del settore eolico : le imprese del settore eolico impiegano oggi nell'Ue 108.600 persone, mentre nel 2003 erano solo 48.363 !! Il che significa che in cinque anni il comparto ha permesso con il suo sviluppo una crescita del 125% degli impieghi. L'occupazione nell'eolico registra i risultati migliori in Germania, 38.000, Danimarca, 23.500, e Spagna, 20.500, i paesi che più hanno scommesso su questa tecnologia. E si tratta di cifre relative agli impieghi diretti. Ben diverse sono, infatti, quelle globali, se si considera anche tutto l'indotto, incluse le compagnie che forniscono servizi o prestano attività connesse all'eolico nel contesto di una attività più generale. Basti come esempio la realtà spagnola dove, a fronte di 20.500 impieghi diretti, se ne contano globalmente 37.730. Solo metà del lavoratori sono impegnati nella fabbricazione delle turbine, mentre l'Ewea stima che il 30% sia occupato in servizi energetici e in compagnie di ingegneristica e il restante 21% nella promozione e manutenzione dei parchi. L'eolico non soffre la crisi occupazionale che investe altri settori energetici, come per esempio quello della produzione del carbone. Anzi. In Danimarca e Germania c'é stato un notevole spostamento di lavoratori dai campi energetici tradizionali e dai settori industriali verso l'energia eolica. Secondo le statistiche Eurostat l'occupazione nel settore eolico rappresenta circa il 7,3% di tutti i posto di lavoro nell' industria elettrica, del gas, del vapore e dell'acqua calda. Le proiezioni Ewea prevedono per il 2010 un impiego di circa 184.000 dipendenti, tra diretti e indiretti, e 318.000 nel 2020. Tutto questo mentre stiamo vivendo un periodo storico di enorme precarietà. Incombe infatti su di noi la prospettiva concreta di un tracollo economico globale, della portata di quello verificatosi durante la Grande Depressione negli anni Trenta. La crisi creditizia globale è aggravata dalla crisi energetica globale e dalla crisi del cambiamento del clima globale.
Ormai siamo di fronte a un nuovo fenomeno, detto 'Peak Globalization' (picco della globalizzazione), che si è verificato quando il petrolio ha toccato i 150 dollari al barile. Oltre questo livello, l'inflazione crea come un muro di sbarramento nei confronti di una crescita economica continuata, spingendo l'economia globale inesorabilmente indietro, verso la crescita zero. È solo con la contrazione dell'economia globale che il prezzo dell'energia ha ripreso a scendere in virtù della minore energia utilizzata. L'importanza della 'Peak Globalization' non è sopravvalutata. La premessa essenziale della globalizzazione era che l'abbondanza di petrolio a basso prezzo avrebbe consentito alle grandi aziende di spostare i capitali in direzione dei mercati del lavoro a bassa retribuzione salariale, dove i prodotti alimentari e i manufatti possono essere realizzati con minima spesa e con ingenti margini di guadagno, per poi essere spediti in tutto il mondo. Questa premessa di base è sfumata, con conseguenze preoccupanti per il processo di globalizzazione. Questo segna l'effettiva fine della Seconda Rivoluzione Industriale, che ha luogo ancor prima che sia stato raggiunto il picco della produzione globale di petrolio. La supposizione che l'attuale recessione sia a breve termine e puramente ciclica è nel migliore dei casi ingenua e nel peggiore dei casi ingannevole. Le riserve energetiche globali, come pure quelle di gas naturale e di uranio, vanno economizzate, se dobbiamo soddisfare le aspettative di crescita del mondo sviluppato e di quello in via di sviluppo, mentre carbone, sabbie bituminose e greggio pesante sono troppo sporchi e inquinanti per poter essere utilizzati. Il cambiamento climatico in atto in tempo reale sta procedendo a un ritmo molto più sostenuto rispetto alle proiezioni e ai modelli scientifici elaborati e resi noti in precedenza, e già destabilizza interi ecosistemi e crea scompiglio nelle attività economiche della società. Che fare, dunque? Ecco le parole di Jeremy Rifkin (famoso economista - ecologista - anche collaboratore di Beppe Grillo) :

"Il nostro pianeta necessita di una visione economica adeguata, valida, nuova, che sposti la discussione e l'agenda relativa alla crisi creditizia globale, al picco petrolifero, e al cambiamento climatico dalla paura alla speranza, dai vincoli economici alle opportunità commerciali. Questa nuova concezione sta manifestandosi proprio in questo periodo, nel momento in cui le industrie si precipitano a introdurre le energie rinnovabili, gli edifici sostenibili, la tecnologia di immagazzinamento dell'idrogeno, reti intelligenti di servizio pubblico, veicoli elettrici ricaricabili, preparando il terreno per una Terza Rivoluzione Industriale post-carbone."




Per approfondimenti sugli articoli di Jeremy Rifkin ( CONSIGLIATISSIMI !!!!! ) cliccake sui link sottostanti :


- UNA MUCCA SALVERA' LA TERRA

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Una-mucca-salvera-la-terra/2032075

- LA TRIPLICE EMERGENZA

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/La-triplice-emergenza/2045523//0

- UNA VITA SENZA VELENI

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Una-vita-senza-veleni/1867408

- LIBERA ENERGIA IN LIBERA RETE

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Libera-energia-in-libera-rete/1768049
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