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9.11.08

Calcio

Su MAVAFFANCULP avevamo deciso di non scrivere di calcio, vuoi per rispetto ai cosiddetti “sport minori” , che minori certamente non sono, anzi, vuoi per non inquinare la nostra indipendenza e originalità. Ma il destino ha deciso diversamente; una rinata squadra italiana, la Juventus, è stata selezionata in Champions League per giocare contro due squadre dell’Est Europa, lo Zenit di San Pietroburgo (Russia) e il Bate Borisov di Minsk (Bielorussia). Questo ed altri personali motivi mi hanno fatto tornare alla memoria la triste e gloriosa storia di “uomini”, uomini che non andrebbero mai dimenticati. E’ per ciò che mi accingo a scrivere questo racconto. Per chi ama il calcio, ogni partita ha qualcosa di definitivo. Nei giorni che precedono un incontro, poco importa se aspettiamo come giocatori o spettatori, la realtà comincia a farsi strada verso il grande evento e quando mancano poche ore niente di ciò che succederà più tardi sembra possibile. “Questa è la magia del calcio”. Il fischio d’inizio equivale alla fine del mondo: la passione ordina che si giochi a morte e sul terreno si lascino le gambe, i polmoni, la vita. E’ chiaro che i 90 minuti poi passano, anche quelli che decidono un Mondiale: immediatamente dopo l’attesa riprende il suo normale corso. Tuttavia la ricerca della partita perfetta, assoluta, quella che da sola deciderà tutto, non è la semplice espressione di un’utopia irraggiungibile, ma un reale tributo a una partita autenticamente definitiva… Un incontro con la morte… Forse, la più drammatica della storia ha avuto luogo durante la Seconda Guerra Mondiale; si fronteggiarono la Start F.C., una squadra mista composta dalle locali compagini della Dinamo Kiev e della Lokomotiv, e da una fortissima squadra composta da preparatissimi soldati e ufficiali tedeschi della Lutwaffe. Ovviamente, arbitro dell’incontro fu un ufficiale delle SS. Forse qualcuno di voi conosce la storia da cui sono stati tratti almeno tre indimenticabili film:

1- Due tempi all’inferno (titolo originale: Két félidö a pokoban) , Ungheria 1962;
2- Il terzo tempo (Trety taym) Unione Sovietica 1962;

3- Fuga per la vittoria (Escape to victory) USA 1981 (il più celebre) di John Huston

Ma pochi conoscono la vera storia di questa “partita maledetta”. Uno dei principali promotori fu Isofis Kordik, uomo taciturno e crudele che aveva una sola passione: il football. Come quasi tutti i tifosi in Ucraina, Kordik era fanatico sostenitore della Dinamo Kiev, a quei tempi una delle più forti squadre di calcio in Europa. Correva l’anno 1942. Già da diversi mesi Kiev era occupata dai Nazisti e tutti i giocatori delle varie squadre locali erano passati in clandestinità. Un giorno, camminando tra le rovine della sua Kiev distrutta dai bombardament, Kordik sentì improvvisamente il cuore che gli si fermava: dall’altra parte del marciapiede c’era uno dei suoi idoli, il grandissimo portiere Trusevich. Per comprendere cosa deve essere stato per Kordik, figuriamocelo come un italiano medio di oggi, magari tifoso juventino; immaginiamoci una guerra lampo, l’esercito nemico che invade il Nord Italia distruggendo Torino, i calciatori professionisti che entrano in clandestinità e Kordik (tifoso medio) che per strada vede Buffon o Del Piero, affamati e ricoperti di stracci. “Sarebbe un incontro strano, e a dir poco incredibile”. Ma ancora più strano è che, per colpa della guerra, i ruoli si sono invertiti e ora Kordik ha addirittura più potere e autorità di uno di questi grandissimi campioni, perché amministra una fabbrica di farina dove si produce il pane per l’intera città. L’incontro che ne scaturì fu emblematico: in altre circostanze sarebbe stato celebrato con un grido di gioia e una richiesta di autografo. Qui invece marcò l’inizio di un sogno, o forse la fine di esso. Invitato a lavorare nello stabilimento di Kordik, Trusevich(cioè Buffon) portò a lavorare con sé: Del Piero, Camoranesi, Nedved, Trezeguet, Chiellini, Amauri, Giovinco… Questo fu più o meno ciò che accadde nel 1942, ma con i giocatori della Dinamo e della Lokomotiv di Kiev (Juventus e Torino attuali). Kordik, che lavorava per i Nazisti e non era certo uno Schindler, non aveva dato asilo ai suoi idoli perché si era impietosito, o perché aveva avuto il coraggio di sottrarli ad un’infausta sorte, ma perché gli era piaciuta l’idea di vedersi circondato dalle stelle del calcio ucraino. In ogni caso, tolse dalla strada e dalla miseria, non solo i migliori calciatori del paese, ma anche molti sportivi di altre discipline. Così nell’immenso cortile della fabbrica/panificio, presto si formò un vero e proprio Dream-Team per tutta la Russia:”l’imbattuta start F.C.”.
Subito dopo averinvaso l0Ucraina, i Nazisti avevano cercato di instaurarvi un qualche tipo di normalità completando lo stadio e creando un campionato di calcio a 6 squadre. 4 di queste erano formate da soldati tedeschi o dai loro alleati, una era composta da ucraini, rumeni e ungheresi collaborazionisti (la Ruskh) e l’altra era la Start F.C.. la partita inaugurale si giocò tra le squadre locali quella dei panettieri sottoalimentati (Start) e privi di scarpe da calcio e divise adeguate, e quella dei collaborazionisti (Ruskh) dalla pancia piena, puliti e completi di divisa e scarpe adatte all’incontro. Vinse la squadra di Trusevich (Start F.C.) per 7 a 2. I compagni fornai indossavano sgualcite maglie rosse, erano tutti membri del Partito Comunista e non nascondevano una certa avversione per il regime che da quasi un anno stava occupando il loro paese. La netta vittoria sui collaborazionisti non era una buona propaganda per la svastica, così l’allenatore della Ruskh, un ucraino che da anni lavorava per i tedeschi, ottenne che la Start F.C. non giocasse più nello Stadio Grande di Kiev. Nonostante il trasferimento forzato nello Stadio Piccolo, non si fermò la furia devastatrice: la Start F.C. liquidò per 11 a 0 anche la squadra tedesca. Così, mentre la Start F.C. entusiasmava sempre più la gente nel campo piccolo, in quello grande la Ruskh faceva sbadigliare perfino i soldati in licenza dal fronte. In tutta questa patetica vicenda, la cosa più onesta che riuscirono a fare i collaborazionisti della Ruskh fu quella di farsi sconfiggere clamorosamente dal Flakelf. Così ebbero luogo le diverse partite che portarono a vincere il torneo alla Start F.C.. Il 12 luglio 1942, gli ucraini dalla Start batterono una formazione composta da uomini di una non meglio specificata unità dell’esercito tedesco per 7-2. Il 17 luglio, i tedeschi desiderosi di rifarsi selezionarono una formazione molto più forte da mandre in campo contro i nemici ucraini, ma furono sonoramente sconfitti per 11-0. Il 19 luglio, Start F.C. affrontò una squadra composta da collaborazionisti ungheresi e ucraini. La squadra si chiamava MSG Wall/Rukh e anche questa perse per 5-1. I collaborazionisti vollero la rivincita, che si giocò il 26 luglio, ma vennero nuovamente sconfitti , seppur con un solo goal di scarto , 2-1. A questo punto i nazisti videro la possibilità di poter battere gli ucraini della Start e di avere finalmente la rivincita nei confronti di una squadra che , dal loro punto di vista, era pur sempre formata da una razza inferiore, quella sovietico-comunista. Così, il 6 agosto 1942, i tedeschi mandarono in campo la “fortissima e imbattibile” squadra di calcio che l’esercito teutonico avesse mai avuto, la Flakelf…da qui in poi si entra nella leggenda… Presentata come la squadra di football dell’aviazione tedesca, forte di non aver mai perso nessuna partita, l’invincibile Flakelf era indubbiamente destinata a farla finita con il mito della Start F.C., la quale (volutamente) si stava trasformando nel baluardo della resistenza nel cuore della popolazione locale. La prima grande sfida ebbe luogo mercoledì 6 agosto. La Start F.C. volò alta, molto più in alto delle aquile teutoniche: risultato finale Ucraini/Russi 5 Tedeschi 1. Il campionato si era già concluso da tempo. Imbattuti e con 43 goal in 7 partite, i rossi erano campioni indiscussi. I tedeschi però pretendevano una rivincita. Giovedì 7 agosto a un solo giorno di distanza dall’umiliante sconfitta del Flakelf, la città si svegliò tappezzata di manifesti, stampati sulla stessa grigia carta degli editti ufficiali, che annunciavano per domenica 90 agosto la partita di ritorno. Questo mi ricorda ciò che ripete sempre maliziosamente Maratona quando parla della famosissima partita contro la nazionale inglese…”non bisognerebbe mai mescolare il football con la politica, ma per mescolarsi si mescola lo stesso”. Vale a dire: la rivincita contro la squadra del Flakelf, non era una semplice partita di calcio, era la partita della vita ed i giocatori intorno a Trusevich lo sapevano bene. In quell’incontro avrebbero rappresentato l’onore di Kiev e di tutti i popoli oppressi. In quei pochi giorni che precedettero l’evento, la gente e sportivamente persino i soldati degli eserciti alleati di Hitler (italiani compresi) si avvicinarono alla fabbrica per portare cibo, beni di conforto e sostegno morale. Grazie a quei doni, la squadre della Start F.C. riuscì a dotarsi di calzettoni e tute. Giocare e perdere sarebbe stato un tradimento inconcepibile. La PARTITA CON LA MORTE si tenne il 9 agosto 1942 allo stadio “Zenith” di Kiev in Ucraina; lo stadio era gremito all’inverosimile, una parte di esso era occupata dalla popolazione locale, provata dalla fame e dalle privazioni della guerra, mentre l’altra metà era occupata dai soldati e dagli alti ufficiali tedeschi, accorsi numerosi per poter finalmente esultare alla vittoria della loro grandissima squadra. Pochi minuti prima del calcio d’inizio i Rossi ricevettero una visita negli spogliatoi. “Salutate gli avversari secondo la nostra formula”, consigliò loro un uomo in divisa da SS, che poi all’entrata sul campo scoprirono essere l’arbitro dell’incontro. Quello che aveva “gentilmente” suggerito il gerarca tedesco era che accogliessero la compagine della Luftwaffe con un sonoro “Heic Hitler!”. In questo clima fortemente ostile, i giocatori della Start F.C. non seguirono il consiglio alla lettera; alzarono si il braccio in stile hitleriano, ma poi lo abbassarono colpendosi il petto in stile russo urlando “Fitzcult Hurrà!”, “Viva lo sport”. Questa non fu l’unica regola che infransero durante la partita. Di fronte ad un avversario ben alimentato, con 11 riserve su 11 titolari, di fronte a una squadra che preferiva calciare le gambe piuttosto che il pallone, di fronte a un arbitro che risultava completamente cieco solo però nei confronti dei falli compiuti ripetutamente dai tedeschi per meglio aggredire e più efficacemente intimidire gli avversari ucraini. In questa assurda situazione gli 11 della Start F.C., denutriti, stanchi, senza giocatori di riserva, costretti a giocare delicatamente (sulle punte, come ballerine) per non farsi spezzare le ossa e per non fornire pretesti di espulsione immediata, subirono mesti mesti il primo goal nazista. Gli ufficiali e i soldati sugli spalti inneggiarono a gran voce il saluto nazista e ammutolirono i civili presenti. A questo punto la disfatta sembrava vicina, i giocatori ucraini si sentivano sempre più emaciati e deboli, ma i leader del gruppo presero la squadra per mano e in pochi minuti ribaltarono le sorti della prima parte dell’incontro. Presi da una furia agonistica e atletica di classe superiore e forti della voglia di non cedere ad vili soprusi del nemico, cominciarono ad esprimere un calcio brillante e veloce, tanto da realizzare il goal del pareggio e da portarsi in vantaggio di ben due goal prima della fine del primo tempo di gioco. Ora, iniziarono a farsi sentire le tremende proteste dei soldati sulle gradinate (qualcuno di loro esplose anche ripetuti colpi di fucile in aria per intimidire i giocatori e i tifosi avversari) ma nulla servì a fermare le FURIE ROSSE. Nell’intervallo, giunti negli spogliatoi, ricevettero la seconda visita di un alto ufficiale nazista, che non era certo venuto lì per far loro i complimenti…Con fare minaccioso profferì più o meno queste parole:”Bravi! Avete giocato molto bene e lo abbiamo apprezzato, ma ora, nel secondo tempo, andateci piano” e in tono ancor più duro e deciso “voi non potete vincere. Pensate alle conseguenze”, “se vincete vi fuciliamo”… Fu un discorso molto chiaro e diretto, che i giocatori della Start F.C. ascoltarono in religioso silenzio… ora erano sicuri che questa era la partita della vita per la vita e in quel momento si resero conto che non gli sarebbe importato delle conseguenze… le due squadre scesero, così, in campo per affrontare il secondo tempo. Il terreno di gioco fu circondato dai soldati che imbracciavano le armi per creare un vero stato di terrore. Il clima si fece più teso che mai. Trusevich, il portiere, che nella prima metà dell’incontro aveva ricevuto un violentissimo calcio alla testa, che gli aveva fatto perdere conoscenza per alcuni interminabili minuti, ora era ripetutamente bersagliato dal lancio di pietre e oggetti di oggetti di ogni tipo… Nonostante ciò il pubblico “amico” locale si erse a difesa e a sostegno della squadra, fu il 12° uomo perché riuscì a riempire di speranza i cuori e le gambe dei loro beniamini. Però, per i nazisti, le cose ore si erano messe bene, erano riusciti a rimontare i due goal di svantaggio e la partita era ferma sul 3-3. Dopo l’ennesimo sopruso sul campo, l’orgoglio dei campioni ucraini, purtroppo per loro prevalse. In pochi minuti si portarono sul 4-3 e poi velocemente sul 5-3. I tedeschi sembravano come imbambolati, non capivano come una squadra (un popolo) distrutta, minacciata, alla fame, ecc., potesse avere una forza e uno spirito così vivo. “L’impresa” era quasi compiuta, ma lo schiaffo morale, la vera umiliazione arrivò da l’ a poco. Fu il goal fantasma, il goal non goal, il sesto quello volutamente non segnato: Alerei Kimilenko (come Maratona contro gli inglesi) scartò tutto il centrocampo e la difesa, incluso il portiere, e si fermò di scatto sulla linea di porta, con il pallone incollato sotto il piede destro. Qui giunto, alzò gli occhi al cielo, si girò su se stesso e inneggiò un applauso… Il boato della folla fu immenso, quasi infinito, poi di colpo l’intero stadio ammutolì quando in un lampo il giocatore, con un gesto irreale, non calciò la palla in rete, ma bensì verso il centro del campo. La vendetta era servita, ora l’umiliazione era totale, lo stadio esplose in una sonore risata collettiva… Gli ufficiali tedeschi abbandonarono velocemente e a testa basse le tribune e dalla rabbia cominciarono a sparare in aria a raffiva con fucili e pistole. L’arbitro fu preso dalla paura di sberleffi ancora maggiori da parte degli ucraini e sancì con il triplice fischio la fine dell’incontro (scontro), quando mancavano ancora diversi minuti al termine regolamentare. I giocatori della Start F.C. capirono di averla fatta veramente grossa, ma inaspettatamente (a differenza dei film e delle notizie riportate nel tempo e nella storia) la rappresaglia non arrivò subito. I nazisti scaltri e intelligenti, non vollero fare nell’immediato di semplici ucraini, indiscussi martiri… Anzi: la settimana successiva i Rossi furono invitati a giocare l’ennesima rivincita, questa volta con i collaborazionisti della Ruskh, e vinsero nuovamente in carrozza per 8 a 0. Ancora pochi giorni e la festa finì per davvero: alcuni ufficiali della Gestapo (Polizia segreta hitleriana) in abiti civili si presentarono in fabbrica/panificio, con una lista di 9 giocatori della vecchia Dinamo Kiev e non solo. Tutti i giocatori furono arrestati e portati alla caserma centrale della polizia segreta. Naturalmente, risultavano ancora iscritti al Partito Comunista (ovviamente dovevano esserlo per poter giocare ufficialmente in una squadra sotto il regime comunista), ma uno di questi, Nikolaj Korotkykh, era anche un agente attivo della polizia segreta russe e fu immediatamente fucilato sul terreno di gioco. Nei giorni seguenti gli altri furono sistematicamente torturati, per indurli a denunciarsi l’uno con l’altro, per poterli cos’ giustiziare in forma “legale”… Non cedettero, né parlarono, anzi l’eroico portiere Trusevich per salvare gli altri 7 compagni da morte certa si immolò per l’ennesima e fatale ultima volta e si autoaccusò di crimini palesemente inverosimili. Anch’egli fu fucilato e finito con un colpo di revolver alla testa, sul campo dello Stadio Zenith. I superstiti furono trasferiti nel campo di Siretz e di Babij Yar, famigerati per il feroce sadismo dei suoi guardiani e per le fucilazioni di massa, Solo 4 riuscirono a sopravvivere alle torture, agli stenti e alle rappresaglie naziste, ma le loro tremende vicissitudini non erano ancora terminate. Nemmeno la liberazione russa del novembre 1943 fu una vera liberazione per i sopravvissuti. Come tutti color che erano stati sotto l’occupazione tedesca, vennero giudicati “quasi” dei collaborazionisti. Quindi, per il loro bene venne fatta circolare la voce che erano stati tutti fucilati immediatamente dopo l’ultima partita, con ancora indosso gli abitit sportivi e le casacche rosse. “Vivi erano sospetti; morti erano degli eroi”…
Ma questa non è ancora la fine. Al termine del conflitto mondiale, sconfitta una tirannia, l’Ucraina tornava nelle mani di un nuovo/vecchio regime…Stalin voleva fare piazza pulita degli eroi voluti dal popolo, così in verità i sopravvissuti a quell’eccidio furono soltanto 2: Sviridoski e Makar Goncharenko, proprio colui che con la sua doppietta aveva rialzato l’onore del popolo ucraino portando la Start F.C. sul 3-1 nell’ultima partita giocata contro il Flakelt. Quindi, a distanza di anni, crollato il famigerato muro che divideva in due l’Europa e parte del mondo, si sono potuti celebrare e ricordare con un gesto simbolico gli eroi che hanno combattuto e sono morti su un campo di calcio , per il bene e l’onore di un popolo. In loro memoria presso il vecchio Stadio Zenith le compagini di Dinamo e Lokomotiv Kiev hanno posato una lapide ed è stato eretto un busto a ricordo di M. Goncharenko con la speciale dedica: ”A uno che se lo merita”. Questa è una storia incredibile, ma è veramente accaduta. Così se vi capita di guardare il film “Fuga per la vittoria” e di restare affascinati dai giochi di prestigio fatti con il pallone dall’argentino Osvaldo Ardiles o dall’emozionante sequenza del goal in rovesciata dell’inarrivabile Pelè (sicuramente uno dei momenti migliori del film), volgete un pensiero a quegli eroici calciatori della Start F.C., che nell’estate del lontano 1942, per amore del calcio e della libertà, giocarono una partita la cui posta in palio era la vita… Ma loro sclsero la libertà.

P.S. Per chi ama e conosce la vera essenza del calcio e per chi diffonderà questa storia sarà: GLORIA ETERNA.


LUPO
Reazioni:

2 commenti esagitati e considerazioni varie:

el pola ha detto...

mi e' venuta la pelle d'oca..

Anonimo ha detto...

questo racconto è veramente incredibile.grazie lupo di avermela fatta conoscere.ciao,continuate così

 
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