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22.10.08

reggiseno naturale (pt2°)


SI PUÒ RIALZARE E ANCHE RIDURRE
Ora ci si domanda se la nuova metodica possa significare l'inizio di una nuova stagione per la chirurgia estetica del seno. È lecito, cioè, ipotizzare che nel prossimo futuro si utilizzeranno sempre di più, negli interventi di rimodellamento del seno, i tessuti orga­nici al posto dei materiali artificiali?"In effetti", ammette il chirurgo, "con applicazioni di questo tipo, che puntano sulle esclusive garanzie dell'impianto autologo di cui si è detto, potrebbero davvero aprirsi nuovi orizzonti per la chirurgia applicata alla risoluzione dei problemi ricostruttivi del seno. Però, oggi sarà meglio limitarci a individuare le indicazioni attuali della metodica". Il che non sembra poco, se teniamo conto dei casi in cui si può applicare questa tecnica. Intanto, essa non è solo adatta ai casi di mastopessi, ma anche di mastoplastica riduttiva, cioè di quell'intervento che punta a ridurre le dimensioni delle mammelle talmente voluminose da essere inestetiche e di conseguenza a mantenerle sollevate nella loro nuova condizione."In ambedue i tipi di operazione", precisa il dottor Scutari, "le pazienti indicate sono tutte coloro che hanno una ptosi, cioè un inestetico abbassamento delle mammelle. Però, al tempo stesso, non devono presentare un'ipertrofia di notevole gravità, cioè seni troppo grossi. Per intenderci, possiamo dire che nel caso occorra effettuare riduzioni mam­marie che superano gli 800-1.000 grammi per seno, la mia metodica non è indicata e bisogna invece ricorrere ai tradizionali interventi chirurgici con incisioni più vaste e con inserimento di protesi artificiali".
Inoltre, c'è da considerare pure la vastità e lo spessore dei muscoli pettorali. Nel soggetto che si fa operare, infatti, la fascia muscolare da innestare deve essere ampia e di discreto spessore, tale cioè da svolgere con efficacia la propria funzione di sostegno: non a caso il dottor Scutari calcola preventivamente questi parametri per verificare se il "reggipetto sottocutaneo" si possa fare o no.

L'INTERVENTO FASE DOPO FASE
Il disegno preoperatorio
Come ogni intervento di chirurgia estetica che prevede modellamento dei volumi, il chirurgo prima di tutto disegna sulla cute il tracciato delle incisioni da fare.Nel nostro caso, due centri concentrici attorno all’areola del capezzolo: il cerchio più piccolo viene disegnato lungo il margine esterno dell’areola (diametro circa 4 centimetri); l’altro viene disegnato esternamente e ha un diametro variabile, commisurato al grado di pessi, cioè di sollevamento, che si vuole si può ottenere. In pratica, infatti, mentre l’incisione lungo il cerchio più piccolo fungerà come via d’ accesso al sottocutaneo per tutte le azioni chirurgiche seguenti, la seconda, più ampia, servirà per individuare quanta superficie cutanea intermedia ai due cerchi vada asportata affinché, al momento della sutura definitiva attorno al capezzolo, possa essere resa talmente da contribuire al corretto sollevamento del seno.

Le incisioni
Effettuata a seconda dei casi l’anestesia locale accompagnata da sedazione oppure l’anestesia generale, il chirurgo effettua un’incisione attorno l’areola del capezzolo, un altra circolare, attorno a essa, ed elimina la cute nell’area compresa tra i due centri concentrici. E' così possibile effettuare, a partire dall’incisione periareolare, lo scollamento del sottocute, che va in alto fino alla clavicola,in basso fino al solco mammario, medialmente fino alla linea parasternale, lateralmente fino alla linea ascellare media.

Prelevamento della fascia
In questo modo si riesce a liberare la fascia del muscolo grande pettorale dalla metà superiore della ghiandola mammaria fino alla clavicola: si tratta di una sottile lamina di tessuto connettivo, e quindi forte ed elastica, che riveste tutta la superficie anteriore del muscolo e che aderisce posteriormente alla ghiandola mammaria. Si può quindi passare al prelevamento della porzione necessaria per il “reggiseno”.Quanta ne servirà? Spiega il Dottor Scutari: “Per stabilire preventivamente la superficie di fascia muscolare da prelevare, è sufficiente conoscere le dimensioni del seno e più precisamente il suo diametro di base e la distanza fra il capezzolo e il solco mammario sottostante. Identificando grossolanamente il seno con un tronco di cono, si può a questo punto arrivare a stabilire che il rettangolo di fascia da prelevare e da innestare attorno alla parte inferiore della mammella deve avere la base uguale alla semicirconferenza del seno (che è calcolabile, secondo una semplicissima formula matematica, conoscendo il raggio della base maggiore del tronco di cono) e l’altezza massima uguale alla distanza tra il capezzolo e il solco.

L’innesto del reggiseno sottocutane
Effettuato il prelevamento di una porzione sufficiente di fascia muscolare e, nel caso si tratti di una mastoplastica riduttiva, asportato il tessuto in eccesso, si parla all’innesto del “reggiseno sottocutaneo”. In pratica, si applica il tessuto di sostegno sotto la mammella e lo si modella a mò di nido di rondine. Poi, riapplicano le suture, che procedendo lateralmente al seno dai lati più piccoli della fascia convergono in alto al centro , fissandosi tutte al muscolo grande pettorale, in modo da tenere permanentemente sollevato il seno. Si conclude con la sutura periareolare . E, naturalmente, si ripete l’intervento, seguendo esattamente l’identica procedura già descritta, per l’altro seno.


Dopo l’intervento


Nelle 24 ore seguenti l’operazione di solito si usano drenaggi in aspirazione e nei primi tre giorni generalmente si adotta una profilassi antibiotica. Dopo una quindicina di giorni vengono rimossi i drenaggi, che consistono in cerotti di tipo anallergico. A questo punto, alle pazienti si raccomanda l’uso del reggiseno – quello tradizionale esterno, ovviamente – per tre mesi finché cioè quello nuovo “interno” non si sarà ben adeguato al pro proprio compito. Per finire, va detto che in alcuni casi può succedere un unico inconveniente: che cioè rimangano inestetici raggrinzimenti attorno all’areola del capezzolo, là dove la cute ridotta “tira”troppo; in tal caso, dopo alcuni mesi sarà sufficiente effettuare una piccola correzione della cicatrice chirurgica in anestesia locale.



give thanx POT&Sandrino
Reazioni:

2 commenti esagitati e considerazioni varie:

mariolino ha detto...

slurp slurp

Anonimo ha detto...

che belle

 
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