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22.5.08

la musico-terapia

Da un punto di vista scientifico, la musicoterapia è un ramo della scienza che tratta lo studio e la ricerca del complesso suono-uomo, sia il suono musicale o no, per scoprire gli elementi diagnostici e i metodi terapeutici ad esso inerenti. Da un punto di vista terapeutico, la musicoterapia è una disciplina paramedica che usa il suono, la musica e il movimento per produrre effetti regressivi e per aprire canali di comunicazione che ci mettano in grado di iniziare il processo di preparazione e di recupero del paziente per la società." Essa si basa su principi quali: pazienti parte attiva della terapia, l'adattamento e la personalizzazione della tecnica volta per volta e scambio reciproco di proposte tra paziente e musicoterapeuta. La musica dà alla persona malata la possibilità di esprimere e percepire le proprie emozioni, di mostrare o comunicare i propri sentimenti o stati d'animo attraverso il linguaggio non-verbale. Tipico è il caso degli individui affetti da autismo, cioè individui che sono in una condizione patologica, per cui tendono a rinchiudersi in se stessi rifiutando ogni comunicazione con l'esterno. La musica dunque permette al mondo esterno di entrare in comunicazione con il malato, favorendo l'inizio di un processo di apertura. Altro esempio è il soggetto epilettico: in un articolo apparso sul Journal of the Royal Society of Medicine, John Jenkins del Royal College of Physicians afferma che i primi risultati della musicoterapia nella cura dell'epilessia sono talmente incoraggianti da giustificare ulteriori studi. I pazienti epilettici che hanno ascoltato Mozart per 10 minuti al giorno hanno infatti migliorato considerevolmente le loro capacità di compiere azioni legate allo spazio come tagliare un foglio di carta o ripiegarlo secondo linee e angoli predeterminati. Inoltre i bimbi a cui sono state impartite lezioni di piano o strumento a tastiera per 6 mesi e che hanno imparato a suonare semplici melodie tra cui Mozart ottenevano punteggi più elevati ai «test di movimento nello spazio» rispetto ai coetanei epilettici a cui è stato insegnato a utilizzare il pc. Ulteriori studi sui topi di laboratorio hanno inoltre dimostrato che le cavie a cui veniva fatta sentire la Sonata K448 erano in grado di uscire più velocemente da un labirinto rispetto al gruppo di riferimento tenuto in silenzio o sottoposto all'ascolto di musiche minimaliste.Mozart potrebbe non essere l'unico musicista le cui opere riducono le crisi epilettiche. «Le sonate di Bach - afferma Jenkins - presentano la stessa struttura metrica e dunque potrebbero sortire lo stesso "Effetto Mozart"». Secondo gli esperti i dati raccolti sono sufficienti sia a giustificare nuovi studi sugli effetti della musicoterapia nella riduzione degli attacchi epilettici sia nell'aumentare l'esposizione alla musica dei primi pazienti reclutati. La musicoterapia mira a sviluppare le funzioni potenziali e/o residue ell'individuo in modo tale che questi possa meglio realizzare l'integrazione intra- e interpersonale e onsequenzialmente possa migliorare la qualità della vita grazie a un processo preventivo, riabilitativo o terapeutico. Un’altra conferma per la musicoterapia: L’ascolto di un paio d’ore di musica al giorno ha un effetto positivo non solo sull’umore delle persone colpite da ictus, ma le aiuta anche a recuperare meglio sia in termini di memoria verbale che di capacità di focalizzare l’attenzione. E’ quanto risulta da una ricerca finlandese condotta presso l’Università di Helsinki i cui risultati sono pubblicati sulla rivista “Brain” in un articolo a prima firma Teppo Särkämö. I pazienti presi in esame dalla ricerca, durata dal 2004 al 2006, sono stati suddivisi in tre gruppi, al primo dei quali veniva fatta ascoltare per due ore al giorno della musica, mentre al secondo veniva proposta la lettura di audiolibri. Al terzo gruppo, che fungeva da gruppo di controllo, non veniva invece fornito materiale sonoro. Il tipo di musica e di letture proposte ai due primi gruppi erano scelti dai pazienti stessi. Tutti seguivano protocolli riabilitativi standard. “Abbiamo trovato che tre mesi dopo l’ictus la memoria verbale di quanti ascoltavano musica era migliorata del 60 per cento rispetto alla prima settimana, del 18 per cento in quanti ascoltavano audio-libri e del 29 per cento nel gruppo di controllo. Analogamente l’attenzione focalizzata, ossia la capacità di controllare ed eseguire operazioni mentali e risolvere conflitti fra risposte, era migliorata del 17 per cento negli ascoltatori di musica, mentre non si erano rilevati progressi negli altri due gruppi. E queste differenze permanevano in modo sostanzialmente invariato dopo sei mesi”, ha detto Särkämö. “Diverse ricerche hanno mostrato che nei primi periodi successivi all’ictus i pazienti tipicamente passano tre quarti del loro tempo in attività non terapeutiche: per lo più stanno nelle loro stanze, inattivi e senza interazioni, nonostante che dal punto di vista della plasticità cerebrale questa sia la ‘finestra temporale’ migliore per un addestramento riabilitativo. La nostra ricerca mostra per la prima volta che l’ascolto della musica in questo periodo cruciale può migliorare il recupero cognitivo e prevenire effetti negativi sull’umore. Senza contare che si tratta di un intervento economico e semplice da organizzare”, ha concluso Särkämö.

give thanx Jane Lane
Reazioni:

2 commenti esagitati e considerazioni varie:

mariolino ha detto...

la musica fa bene a tutto poche storie

Anonimo ha detto...

a brular piacciono i gorillaz
...Pollon...

 
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